La sfida di Pyongyang

L'escalation nucleare di Kim letta dal punto di vista del cambiamento in atto nel paese

2071
La sfida di Pyongyang

di Alessandro Bianchi

In un gesto di sfida aperta a tutto il mondo, martedì 12 febbraio la Corea del Nord ha compiuto il suo terzo test nucleare nella regione del nord est di Punggye-ri, dove il regime ha già effettuato esperimenti nel 2006 e nel 2009.  In molti hanno sottolineato il calcolo politico di Kim Yong-un che ha scelto come data il giorno in cui il presidente americano Barack Obama ha parlato alla nazione con il discorso sullo stato dell'Unione. In quell'occasione, Obama ha promesso un' "azione ferma" contro le "provocazioni della Corea del Nord e sottolineato come il regime “deve sapere che solo se rispetterà i suoi obblighi internazionali otterrà sicurezza e prosperità". 
Nell'analisi si tenterà di argomentare come l'azione di forza del regime sulla questione nucleare sia la risposta ad un cambiamento strutturale interno al paese più chiuso del mondo, che rischia di destabilizzare il potere interno dei Kim. E proprio per questo la minaccia risulta più concreta.
 
La sfida di Kim al mondo. Da quando il 12 dicembre scorso, il regime di Pyongyang ha lanciato con successo nell'orbita satellitare un proprio missile balistico, la comunità internazionale è tornata a porre al centro della sua agenda la questione del nucleare nord coreano. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha inasprito le sanzioni imposte nel 2006 e nel 2009 contro Pyongyang, ma Kim ha deciso di continuare nella sua sfida al mondo – in particolare all'”ostilità degli Stati Uniti” - con il test nucleare di ieri, di potenza doppia rispetto a quello del 2009. La questione tecnica su cui dibattono ora gli esperti è quella di comprendere se la Corea del Nord sia passata dal plutonio ad un nuovo e più sofisticato programma nucleare militare che comprende l'uranio. Comunque l'allarme è tale che la Corea del sud ha già annunciato che accelererà i piani per sviluppare un missile balistico con gittata superiore agli 800 chilometri, dopo che a ottobre Seul ha stretto un accordo con gli Stai Uniti ed ottenuto l'assistenza per triplicare la gittata del suo sistema missilistico.
 
La reazione del mondo compatta. Prima della risposta del presidente americano tramite il suo discorso dello Stato dell'Unione, la risposta statunitense era arrivata con il capo del Pentagono, Leon Panetta, che ha commentato il terzo test nucleare della Corea del Nord come “una minaccia diretta” ed ha compiuto un parallelo con la minaccia comprabile dell'Iran. Anche la Russia ha immediatamente condannato il gesto e minacciato ritorsioni, mentre il Giappone ha definito “una minaccia grave” alla propria sicurezza l'atto di Pyongyang. 
A New York, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Uniti, subito riunitosi in una sessione straordinaria, ha "fortemente" condannato il test nucleare di Pyongyang ed ha dichiarato che inizierà a lavorare sulle nuove misure sanzionatorie da intraprendere. Anche la Cina, unico alleato del regime di Kim, ha espresso la sua ferma opposizione per il test ed invocato nuove trattative per la de-nuclearizzazione della penisola coreana che coinvolgano anche Cina, Stati Uniti, Corea del Sud, Giappone e Russia. 
 
Una risposta al cambiamento interno? Prima della sua escalation sulla questione nucleare, molti osservatori internazionali avevano visto nel nuovo leader Kim Yong Un una figura in grado di portare riforme e modernizzazione nel paese. La sua abitudine di parlare in pubblico – celebre è stato in particolare il discorso di nuovo anno in cui ha invocato riforme economiche e dialogo con Seul – e la presenza della moglie accanto a lui, vestita alla moda, rendeva la sua immagine molto diversa rispetto ai suoi due parenti predecessori.
Come sottolinea in un'analisi estremamente interessante l'Economist di questa settimana, il potere della dinastia Kim - basato sul principio impresso da Kim il Sung al termine della seconda guerra mondiale del juche o “sulle proprie forze” - non è più così immutabile. A minacciarlo vi è una nuova cerchia di mercanti interni che si stanno arricchendo attraverso il commercio con la Cina – esportando materie prime ed importando beni di consumo – e che rappresenta una forza potenzialmente rivoluzionaria, perché al di fuori di quella cerchia di famiglie con cui la dinastia dei Kim ha condiviso tutte le posizioni di potere. 
Il regime ha storicamente represso ogni possibile focolaio capitalista – in particolare i beni alimentari nel mercato dei contadini – ma questa volte incontra più difficoltà perché, sottolinea sempre l'Economist, i nuovi ricchi hanno i soldi sufficienti per corrompere gli ufficiali governativi ed importano beni di consumo che la gente richiede.
Il cambiamento è palpabile soprattutto a Pyongyang. Come spiega alla perfezione John Everard, l'ex ambasciatore inglese nel paese dal 2006 al 2008, in “Only beautiful, please”, la presenza di macchine, cellulari e nuovi appartamenti con comfort stanno aumentando a dismisura nella capitale. Un gap profondo resta con il resto del paese, tuttavia: con 200 mila nord coreani rinchiusi nei gulag per questioni politiche, la produzione pro capite del paese che è 17 volte inferiore a quella di Seul ed il tasso di malnutrizione infantile tra i più alti al mondo, la Corea del Nord resta uno dei paesi più arretrati al mondo. Pyongyang non ha scelto la via delle riforme di Deng Xiaoping, ma il cambiamento potrebbe arrivare attraverso questa nuova classe di commercianti e mercanti, che, attraverso un sistema informale di cambio di valute, rappresenta un'economia parallela a quella del regime, non più in grado di controllare tutte le risorse del paese. 
Il cambiamento non renderà necessariamente la Corea del Nord un posto più sicuro, anzi. La destabilizzazione del regime apre diverse scenari pericolosi, per il vuoto di potere e per l'escalation di azioni che potrebbe assumere il regime di Kim. Il test nucleare di ieri è un segnale da leggere anche in quest'ottica. Nel lungo periodo, il miglior modo di rendere meno pericolosa la Corea del Nord è nello sfidare direttamente il regime di Kim, come accadde con l'Europa dell'Est durante la guerra fredda. Ma nel breve periodo i pericoli per la penisola coreana potrebbero essere alti.
 
La politica cinese è contraddittoria. La destabilizzazione del regime di Kim è proprio quello che la Cina teme maggiormente. Pechino continua ad oscillare in una politica contraddittoria: da un lato, sostiene politicamente il regime ed impedisce sanzioni maggiormente punitive da parte del Consiglio di Sicurezza, dall'altro Pechino prosegue nel suo pressing diplomatico per chiedere di intraprendere riforme similari a quelle di Deng Xiaoping che alla fine degli anni '70 hano permesso alla Cina di iniziare il percorso della modernità.
Fino a quando Pechino non assumerà una posizione netta e definitiva sugli sviluppi nella Corea del Nord, tutte le sue proposte – da ultimo quella di nuove trattative per la de-nuclearizzazione della penisola coreana - resteranno effimere.

Per comprendere i cambiamenti in atto in Corea del Nord, si consiglia la lettura di:
Only Beautiful Please: A British Diplomat in North Korea, di John Everard, l'ex ambasciatore inglese a Pyongyang dal 2006 al 2008.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

Sui fatti di Torino Sui fatti di Torino

Sui fatti di Torino

Epstein e la nuova massoneria - Loretta Napoleoni di Loretta Napoleoni Epstein e la nuova massoneria - Loretta Napoleoni

Epstein e la nuova massoneria - Loretta Napoleoni

La spada di Damocle nucleare pende sull'Europa di Giuseppe Masala La spada di Damocle nucleare pende sull'Europa

La spada di Damocle nucleare pende sull'Europa

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Olimpiadi: meglio Petrecca! di Alessandro Mariani Olimpiadi: meglio Petrecca!

Olimpiadi: meglio Petrecca!

Quando le parole colpiscono più dei missili di Marco Bonsanto Quando le parole colpiscono più dei missili

Quando le parole colpiscono più dei missili

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino di Paolo Pioppi Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti