La struttura economica dell’Ue rischia di sgretolarsi

La troika delegittimata dall'unico organo sovrano in Europa

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La struttura economica dell’Ue rischia di sgretolarsi

 
di Chris Richmond-Nzi

Dopo l’indagine svolta dal Parlamento europeo sul ruolo e sulle attività della troika - A7-0149/2014 "Indagine sul ruolo e le attività della troika (BCE, Commissione e FMI) relativamente ai paesi dell'area dell'euro oggetto di programmi 
(2013/2277(INI), qui il link alla Relazionela struttura economica dell’Unione europea rischia di sgretolarsi, eppure, nessuno ne parla. 
 
Dal rapporto emergono precise e pesanti accuse a carico di tutte le istituzioni che all’ESM - European stability mechanism - hanno partecipato e risalta tutta l’impotenza sia delle istituzioni che devono fare gli interessi dell’Unione – come la Commissione europea – sia di quelle che devono far rispettare il diritto primario, come la Corte di giustizia europea. Le istituzioni internazionali erano impreparate ad una crisi del debito sovrano e l’Unione europea, detenendo un deficit giuridico adatto a fronteggiare la situazione, non è stata in grado di prevenire il contagio. Si è pensato di istituire un’organizzazione al di fuori del diritto comunitario in grado di evitare un default disordinato e capace di gestire il caos sociale ed economico: la troika, formata da Commissione europea, BCE e Fondo Monetario Internazionale. 
 
La sfida che il trio ha dovuto e deve tutt’ora affrontare è senza precedenti, e nel rapporto, il Parlamento dichiara che senza il loro intervento, la crisi sarebbe potuta anche essere peggio di come è stata. Chi lo sa. Ciò che è palese, è che i quattro paesi che sono stati sottoposti ad un programma di assistenza finanziaria hanno subito un’impennata del rapporto debito-PIL, ed anche se saranno necessari diversi anni prima di poter valutare il loro effetto, si sa già che le politiche a loro imposte hanno ed avranno un impatto recessivo. 
 
È vero che la situazione delle finanze pubbliche dell’Europa era compromessa già prima della crisi, ma è pur vero che i costi dei piani di risanamento, le regolamentazioni lassiste ed i comportamenti poco ortodossi posti in essere dall’industria finanziaria hanno aggravato pesantemente la situazione dei bilanci di tutti i paesi della zona euro. Il rapporto dice che in Grecia vi sono state manipolazioni dei dati economici e che nel mettere mano ad Atene, la troika non tenuto adeguatamente conto delle ripercussioni sul sistema bancario cipriota, che era già sull’orlo del collasso; dice che prima della crisi, in Irlanda vi era un livello estremamente basso di debito pubblico, e non esistevano squilibri fiscali.

In merito a Cipro, il rapporto mette in evidenza che furono sollevati seri timori sull’instabilità della sua economia, diversi anni prima dell’inizio del programma, e che nessuno si mosse tempestivamente. Dice che in Grecia, dopo cinque revisioni del primo programma di aiuto finanziario – a causa del suo scarso esito – venne adottato un secondo programma, che è stato rivisto altre tre volte. Per adeguare obiettivi e finalità, il programma di aggiustamento macroeconomico portoghese è stato rivisto dieci volte, mentre l’Irlanda – che prima della crisi non deteneva squilibri eccessivi – ha ricevuto pressioni da parte della BCE e per prima di completare il suo programma di assistenza finanziaria ha dovuto sottostare a ben dodici revisioni. Ma la troika ha forse un alibi: le richieste di assistenza sono state richieste all’ESM in un momento in cui i paesi erano già vicini al default. La paura di un collasso della zona euro era palpabile, era necessario superare ostacoli giuridici, raggiungere accordi politici e prendere decisioni , anche trascurando piccoli dettagli, a quanto pare. 
 
Durante i negoziati per definire i protocolli d’intesa e le sue relative condizionalità, la troika ha mancato di trasparenza, causando una mancata diffusione di informazione in merito ai diritti dei cittadini e perdendo la fiducia dei popoli nella democrazie e nel progetto europeo. Il Fondo Monetario ha ammesso che nelle sue previsioni ha sottovalutato dei criteri fondamentali come il moltiplicatore fiscale, e che le sue priorità erano divergenti con quelli della Commissione. La BCE invece, aveva un mandato poco chiaro, carente sotto il profilo della trasparenza e del controllo democratico, il tutto, mentre l’Eurogruppo – che non è un’istituzione ufficiale dell’Ue – approvava le raccomandazioni della troika senza esaminarne in profondità le specifiche implicazioni politiche, gettando una luce oscura su  quel non ben definito ruolo di ‘consulente tecnico’ che alla Commissione ha conferito.

Ma le accuse rivolte alla troika non terminano qui. Nella risoluzione si parla di potenziale conflitto d’interessi in merito al duplice ruolo della Commissione, in quanto ricopre sia il ruolo di ‘agente’ degli Stati, sia quello di istituzione europea, ‘custode dei trattati’. Si parla anche del potenziale conflitto d’interessi della BCE, essendo nell’ESM sia in qualità di ‘consulenmerito al duplice ruolo della Commissione, in quanto ricopre sia il ruolo di ‘agente’ degli Stati, sia quello di istituzione europea, ‘custode dei trattati’. Si parla anche del potenziale conflitto d’interessi della BCE, essendo nell’ESM sia in qualità di ‘consulente tecnico’ che disponeva di informazioni cruciali sulla salute del settore bancario, sia come creditore nei confronti degli Stati. I ministri delle Finanze – che compongono l’Eurogruppo – sono invece i delegati dei parlamenti nazionali che detengono la legittimità politica della troika, nonché la responsabilità per le azioni della troika, anche perché sono loro che hanno approvato e approvano tutt’ora i protocolli d’intesa imposti dall’ESM.

Con il rapporto, il Parlamento incarica la Commissione europea di presentare entro la fine del 2015 uno studio dettagliato sulle conseguenze economiche e sociali dei programmi di assistenza nei quattro paesi, auspicando una riforma della troika stessa. Una riforma che conferisca alla BCE lo status di osservatore silenzioso, e non quello di partner nelle negoziazioni. Dopo questi anni di esperienza, il  Parlamento è convinto che le istituzioni europee abbiano acquisito le competenze necessarie per poter ridefinire la partecipazione del Fondo Monetario ed elaborare dei programmi di assistenza finanziaria in modo autonomo. L’intenzione per il futuro è avere una partecipazione facoltativa del Fondo Monetario nei programmi di salvataggio dell’Eurozona, dandogli la facoltà di abbandonare un programma in caso di disaccordo sulle condizionalità.

Il Parlamento chiede una graduale cessazione delle attività della troika – non dell’ESM – attività che verrebbero assunte da una nuova istituzione, istituita nel quadro giuridico dell’Unione europea e integrata nel diritto comunitario: il Fondo monetario europeo (FME). Un fondo finanziato dagli Stati membri dell’eurozona – per il quale sarà necessaria una modifica dei trattati – che estenda l’assistenza finanziaria a tutti i paesi membri dell’Unione europea, e non soltanto a quelli parte dell’Eurozona. Un fondo che, a differenza dell’attuale troika, sappia garantire la trasparenza del processo decisionale. Un fondo che sappia assumersi la totale responsabilità dei suoi successi, e dei suoi insuccessi. 

Per un approfondimento consulta anche:

I memorandum imposti dalla troika violano la Carta dei diritti fondamentali dell'Ue: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=81&pg=6765

Deputati Parlamento europeo chiedono la fine della troika: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=6628

Olli Rehn difende il lavoro della troika: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=6595

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