Abe: un ritorno pericoloso
Tra volatilità politica, recessione economica e conflitto aperto con la Cina, il PLD torna al potere in Giappone
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Nelle elezioni per il rinnovo della Camera Bassa giapponese di domenica, il partito del futuro premier Shinzo Abe si è aggiudicato 294 seggi sui 480 a disposizione. Insieme ai 31 guadagnati dall'alleato di coalizione Nuovo Komeito, il Partito Liberal Democratico ha ottenuto i due terzi dei seggi necessari per scavalcare le decisioni della Camera Alta. Severa sconfitta per il partito democratico del premier Noda che vede dimezzata di un quinto la rappresentanza parlamentare, da 230 a 57 seggi.
Nella sua prima dichiarazione dopo la vittoria, Abe ha ribadito come le isole Senkaku siano territorio del Giappone e come non vi sia alcuno spazio per le trattative su questo punto. La preoccupazione espressa lunedì dai media cinesi – secondo cui il brusco spostamento a destra della rappresentanza giapponese sarà fonte di ulteriore tensione – lascia adito ad un ulteriore deterioramento dei rapporti tra i due colossi asiatici.
Il ritorno di Abe. Il leader del Partito Liberal Democratico, Shinzo Abe sarà investito come nuovo premier del paese il 26 dicembre ed avrà la sua seconda possibilità di promuovere le sue riforme radicali in tema d'economia e sicurezza nazionale. Abe, che ha impegnato tutta la campagna elettorale a promettere un atteggiamento più deciso nei confronti della Cina sulle isole contese nel Mar Cinese meridionale, si è assicurato una solida maggioranza nella camera bassa del Parlamento e dovrà cercare di fare meglio del breve intermezzo al governo nel 2006-2007quando fu costretto alle dimissioni dopo una serie di gaffe internazionali che avevano profondamente minato la credibilità del Giappone. Le promesse di Abe sono talmente ambiziose, che richiedono riforme e cambiamenti tali che lasciano scettici gli analisti sia sulle concrete possibilità di realizzazione, sia sulle possibili conseguenze per il paese
La nuova politica interna del paese. Obiettivo primario dichiarato da Abe sarà l'uscita dal periodo di deflazione, che affligge il Giappone dal 1990, tanto che gli economisti indicano il periodo in questione come i “due decenni persi”.
Abe ha promesso una politica monetaria illimitata a sostegno della domanda ed una svalutazione dello yen per rilanciare esportazioni e produzione; oltre a maggiori investimenti in infrastrutture soprattutto nelle province del nord est, che non riescono a ripartire dopo lo tsunami del marzo 2011. L'agenzia di stampa Kyodo ha anticipato come il governo potrebbe prevedere un extra budget per il 2012/13 da 10 trilioni di yen (circa 120 miliardi di dollari) ed immettere nuovi titoli obbligazionari. Molti economisti hanno giudicato come l'"Abenomics" possa creare una crescita temporanea e permettere al governo di proseguire con i previsti aumenti delle tasse sui consumi per il 2014, necessari per ridurre un debito, che è arrivato al doppio del Pil. Le scelte di politica monetaria di Abe rischiano però di convincere i mercati che il governo abbia perso il controllo delle sue finanze. Molti economisti sottolineano come il problema fondamentale della crescita non può essere risolto con la Banca del Giappone che stampa in modo illimitato moneta come profetizzato, ma richiede deregolamentazione, riforme strutturali su immigrazione, pensioni e tasse. Il nuovo governo Abe darà comunque la priorità all'economia e alla crescita, imponendo un nuovo governatore della Banca di Tokyo ad aprile che possa permettere una politica monetaria espansiva ed illimitata.
L'altro tema di politica interna che segnerà una forte virata rispetto al governo Noda riguarda il nucleare. Dopo Fukushima, il tema ha assunto un ruolo chiave nella contesa politica del paese. Mentre Noda aveva promesso la chiusura di tutte le centrali entro il 2030, il Partito Liberal Democratico ha dichiarato che riattiverà tutti i reattori entro tre anni. Da sempre la compagine politica di Abe ritiene che senza fonti di approvvigionamento energetici interni, il nucleare rappresenti l'elemento fondamentale per lo sviluppo economico del paese.
Il crollo del partito democratico.Solo un quinto dei seggi del 2009. Noda si è dimesso da segretario e molti tra ministri e uomini di spicco del governo hanno perso la loro rappresentanza parlamentare. Dopo aver rotto il dominio di mezzo secolo dei liberal democratici tre anni fa promettendo politiche a sostegno dei consumatori e la rottura del triangolo burocrazia, affari e politica, il partito democratico esce quindi distrutto. Gli elettori hanno condannato l'inefficacia di una compagine che si era aggiudicata 300 seggi parlamentari nel 2009, sufficienti per governare in modo efficace, ma tra defezioni – la maggioranza è scesa a 230 e Noda è stato il terzo premier – e programmi non chiari, il partito ha ben presto perso il suo sostegno popolare.
I problemi del Giappone di oggi sono talmente complessi e le promesse di Abe difficilmente realizzabili che il partito di Noda potrà cercare di risollevarsi nelle elezioni della Camera Alta nel luglio prossimo, sfruttando il probbile calo di consensi che il Partito Liberal Democratico vivrà una volta al potere. L'elemento di discontinuità è sicuramente la nuova forza politica nazionalista di estrema destra dell'ex governatore di Tokyo Ishihara, colui che nel settembre scorso aveva forzato la controversia con la Cina dichiarando di voler acquistare con fondi statali alcune isole Senkaku, che con 51 seggi fa il suo ingresso in Parlamento e potrebbe spingere il paese a scelte pericolose per il suo futuro.
Alessandro Bianchi
Come cambierà la politica estera del Giappone. Abe sarà la guida di un governo in un momento in cui la regione asiatica sta sperimentando un periodo di forte volatilità: solo per citare gli avvenimenti della settimana scorsa, la Corea del Nord ha lanciato un satellite proprio sopra le isole meridionali giapponesi e la Cina ha violato lo spazio aereo nipponico. Il Partito Liberal Democratico ha promesso di rivitalizzare l'alleanza strategica con gli Stati Uniti, che ha subito un leggero raffreddamento sotto Noda e di assumere un atteggiamento più duro nei confronti di Pechino sulla controversia delle isole Senkaku.
Se dobbiamo far affidamento alle promesse di campagna elettorale di Abe, quindi, è lecito attenersi un rapido ed ulteriore deterioramento dei rapporti con la Cina. Ma anche nel 2006, il prossimo premier aveva annunciato più o meno le stesse linee guida di politica estera, ma solo 10 giorni dopo la sua investitura aveva scelto come prima tappa di un viaggio all'estero Pechino per un summit finalizzato a tranquillizzare i potenti vicini. Al momento, la situazione è resa più complessa da un'opinione pubblica fortemente orientata su una prova di forza contro le pressioni della Cina. Ma in gioco ci sono troppi interessi economici ed i poteri finanziari del paese – che da sempre rappresentano la principale base politica del partito di Abe – potrebbero imporre una soluzione diplomatica della controversia. Il boicottaggio dei prodotti giapponesi in Cina e la drastica riduzione del turismo cinese stanno creando gravi problemi ad un'economia già in recessione. Non a caso le prime parole di Abe sulla riaffermazione della sovranità indiscutibile delle isole nel Mar Cinese meridionale sono state subito bilanciate dal futuro premier con un invito aperto al negoziato con la Cina,sottolineando come le discussioni politiche non debbano inficiare sulle relazioni economiche dei due paesi.
Il crollo del partito democratico.Solo un quinto dei seggi del 2009. Noda si è dimesso da segretario e molti tra ministri e uomini di spicco del governo hanno perso la loro rappresentanza parlamentare. Dopo aver rotto il dominio di mezzo secolo dei liberal democratici tre anni fa promettendo politiche a sostegno dei consumatori e la rottura del triangolo burocrazia, affari e politica, il partito democratico esce quindi distrutto. Gli elettori hanno condannato l'inefficacia di una compagine che si era aggiudicata 300 seggi parlamentari nel 2009, sufficienti per governare in modo efficace, ma tra defezioni – la maggioranza è scesa a 230 e Noda è stato il terzo premier – e programmi non chiari, il partito ha ben presto perso il suo sostegno popolare.
I problemi del Giappone di oggi sono talmente complessi e le promesse di Abe difficilmente realizzabili che il partito di Noda potrà cercare di risollevarsi nelle elezioni della Camera Alta nel luglio prossimo, sfruttando il probbile calo di consensi che il Partito Liberal Democratico vivrà una volta al potere. L'elemento di discontinuità è sicuramente la nuova forza politica nazionalista di estrema destra dell'ex governatore di Tokyo Ishihara, colui che nel settembre scorso aveva forzato la controversia con la Cina dichiarando di voler acquistare con fondi statali alcune isole Senkaku, che con 51 seggi fa il suo ingresso in Parlamento e potrebbe spingere il paese a scelte pericolose per il suo futuro.
Alessandro Bianchi
Direttore responsabile
ale.bianchi1982@gmail.com

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