Appelli alla diplomazia nello scontro tra Etiopia ed Eritrea

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Appelli alla diplomazia nello scontro tra Etiopia ed Eritrea

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Dopo il raid di giovedì dell'Etiopia in una base militare eritrea accusata di addestrare ribelli anti governativi, gli Stati Uniti e la Francia hanno fatto oggi pressioni per evitare un'escalation di violenze e per trovare una soluzione diplomatica. Bernard Valero, portavoce del ministero degli affari esteri francese ha dichiarato che la "Francia richiede formalmente ad entrambe gli stati di fare un passo indietro e risolvere la questione attraverso dialogo e negoziazione."  

L'attacco di giovedì è stata la prima incursione di truppe etipopi dalla fine della guerra del 1998-2000, che ha comportato la morte di 70,000 persone, senza che la disputa di frontiera a causa della stessa sia stata risolta. "Le nostre forze di difesa hanno preso misure contro la base eritrea dove elementi sovversivi vengono addestrati," Shimeles Kemal, un portavoce governativo ha dichiarato ai media. Il gruppo ribelle operante nella regione Afar ha ucciso il 17 gennaio due tedeschi, due ungheresi ed un austriaco in un attacco a turisti occidentali. "Sappiamo per certo che il governo eritreo addestra, supporta ed arma questi gruppi sovversivi che lanciano attacchi su bersagli civili in Etiopia. Continueremo afare queste azioni finchè rimarranno una minaccia”, ha aggiunto Kemal. Dure le smentite etiopi. "Abbiamo combattuto 30 anni e non ci lasceremo trascinare in un altro conflitto con l'Etiopia," ha dichiarato Ali Abdu, il ministro dell'informazione eritreo all'agenzia di stampa AFP. "Non supportiamo questi gruppi, prodotto di una crisi interna etipe ed il risultato di una politica di esclusione e marginalizzazione”, ha aggiunto il ministro.
 L'Eritrea non riceve aiuti finanziari internazionali ed è soggetta a sanzioni delle Nazioni Unite per gravi violazioni dei diritti umani e per supportare il gruppo legato ad al-Qaeda, al-Shabab. Al contrario, l'Etiopia è l'alleato Usa più importante nel continente e le sue truppe sono operative in Somalia proprio per combattere il gruppo islamista al-Shabab. 

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