Armi chimiche in Siria?

L'Onu condurrà un'inchiesta che potrebbe sbloccare l'intervento armato

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Armi chimiche in Siria?

di Mara Carro

L'inchiesta Onu
. Martedì 26 marzo, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha nominato lo scienziato svedese Ake Sellstrom a capo di un team indipendente chiamato ad accertare l’eventuale utilizzo di armi chimiche in Siria, sia da parte dei ribelli che delle forze governative. Nel decidere la composizione della commissione d’inchiesta, Ban ha respinto la richiesta avanzata da Mosca di includere rappresentanti dei cinque membri del Consiglio di sicurezza con diritto di veto nella squadra investigativa.
La decisione di istituire un team indipendente è stata annunciata da Ban giovedì 21 marzo dopo aver ricevuto una richiesta formale da parte del governo siriano. Il 19 marzo, il governo di Damasco e i ribelli si sono reciprocamente accusati di aver utilizzato armi chimiche contro il villaggio di Khan al-Assal, nella provincia di Aleppo, uccidendo 26 persone e ferendone 86. La notizia non ha però trovato conferma da fonti indipendenti come ha sottolineato Ahmet Üzümcü, Direttore generale dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC).
Anche Francia e Regno Unito hanno esortato l’Onu ad indagare sull’utilizzo di armi chimiche in Siria, chiedendo di estendere le indagini anche agli episodi di Damasco e Homs, avvenuti a fine dicembre 2012. Se confermato, l'attacco chimico nella provincia di Aleppo sarebbe il primo registrato nella guerra civile siriana.

Lo spettro delle armi chimiche. La preoccupazione per l’impiego di questo tipo d’arma è già stata prospettata in passato ma il regime siriano ha più volte ribadito che l’utilizzo dell’arsenale chimico sarebbe stato valutato “esclusivamente e solo in caso di aggressione esterna contro la Repubblica Araba Siriana” e che mai sarebbe stato rivolto contro la popolazione. Oltre che come avvertimento, le dichiarazioni del regime sono state lette come una conferma diretta del fatto che la Siria ha sviluppato un programma di armamenti chimici a partire dagli anni ’80 grazie al contributo russo e iraniano. Un’ulteriore  conferma giunge dal fatto che la Siria non ha mai ratificato la Convenzione sulla messa al bando delle armi chimiche (CWC) del 1993.
A fine dicembre 2012, fonti di intelligence americane e israeliane hanno parlato di spostamenti di materiale chimici dai siti siriani. Queste informazioni, più che indicare un possibile impiego di questo tipo di armi, sono state collegate alla volontà del regime di evitare che gli arsenali chimici cadessero sotto il controllo dei ribelli e/o delle componenti più estremiste. In realtà, si tema che i gruppi di ribelli siriani possano avere avuto già accesso alle armi chimiche del regime di Assad. Nel dicembre 2012, il Fronte al Al Nusrah e altri gruppi jihadisti alleati hanno preso il controllo della base Sheikh Suleiman ad Aleppo e di una fabbrica di cloro nei pressi della città. Alcuni esperti ritengono che la base militare possa essere un polo fondamentale del programma di armi chimiche dell’Esercito siriano.

Una "linea rossa". Stando agli avvertimenti lanciati dai leader internazionali, l’impiego di armi chimiche innescherebbe la reazione della Comunità Internazionale, finora contraria ad un intervento armato diretto. Sul piano politico, l’uso di tali armi darebbe poche speranze di sopravvivenza al regime di Assad che si vedrebbe privato del sostegno dell’intera popolazione sunnita del Paese, dell’appoggio dei suoi più stretti alleati, Cina e Russia, e esporrebbe tutti i partecipanti agli attacchi ad un’azione giudiziaria internazionale. In risposta ai rapporti di intelligence, alle dichiarazioni del governo siriano e alle accuse dei ribelli di presunti attacchi chimici, il presidente Barack Obama e altri leader mondiali hanno più volte avvertito che l’uso di armi chimiche da parte del regime di Assad rappresenta una “linea rossa. Mentre si trovava in visita in Israele la scorsa settimana, il presidente Obama ha dichiarato che l'uso di armi chimiche avrebbe segnato un "punto di svolta". Questa strategia di deterrenza sembra aver funzionato bene finora. L'uso di armi chimiche è probabilmente l'unica azione siriana che potrebbe determinare un  intervento militare straniero e accelerare la fine del regime di Assad.
 
L'esperto. Come spiega un esperto del Council on Foreign Relations, le probabilità di successo dell’azione investigativa sono connesse alla possibilità degli esperti di ispezionare il sito del presunto attacco il più presto possibile, di effettuare esami medici sui morti e i feriti e di raccogliere campioni clinici e ambientali per ulteriori analisi. Come ricordato, la Siria non è firmataria del Convenzione sulle armi chimiche del 1993 che vieta la produzione e l'uso di armi chimiche. Ne consegue che l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC), l'organismo internazionale responsabile per l'attuazione del trattato, non ha l'autorità di indagare sul presunto uso di armi chimiche in Siria. Spetta al governo siriano dare il via libera all’ingresso in Siria del team investigativo delle Nazioni Unite.


Per un approfondimento sul pericolo dell'utilizzo di armi chimiche in Siria, si consiglia la lettura di:

1) Kerr, P., "Syria's Chemical Weapons: Issues for Congress" [Formato Kindle]
2) Shea, D., "Chemical Weapons: A Summary Report of Characteristics and Effects" [Formato Kindle]

 

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