Assange: "Pronto a vivere in Ecuador". Accuse all'Australia
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(Fonte Agi)
Juliane Assange, rifugiatosi da martedi' nell'ambasciata di Quito a Londra per evitare l'estradizione in Svezia, ha detto di essere pronto a vivere in Ecuador, aggiungendo che il Paese sudamericano ha dimostrato "un certo sostegno" alla sua richiesta di asilo politico. L'ex hacker ha invece puntato il dito contro la sua patria d'origine, l'Australia, accusandola di averlo abbandonato. "Il popolo ecuadoregno ha mostrato sostegno (alla mia causa). Ho sentito che l'ambasciatore dell'Ecuador in Australia ha fatto dei commenti favorevoli. Alla lunga saranno solidali", ha detto in un'intervista alla radio australiana, la prima da quando si e' barricato nella sede diplomatica.
Juliane Assange, rifugiatosi da martedi' nell'ambasciata di Quito a Londra per evitare l'estradizione in Svezia, ha detto di essere pronto a vivere in Ecuador, aggiungendo che il Paese sudamericano ha dimostrato "un certo sostegno" alla sua richiesta di asilo politico. L'ex hacker ha invece puntato il dito contro la sua patria d'origine, l'Australia, accusandola di averlo abbandonato. "Il popolo ecuadoregno ha mostrato sostegno (alla mia causa). Ho sentito che l'ambasciatore dell'Ecuador in Australia ha fatto dei commenti favorevoli. Alla lunga saranno solidali", ha detto in un'intervista alla radio australiana, la prima da quando si e' barricato nella sede diplomatica.
Quanto al governo di Canberra, invece, il suo comportamento e' stato "una vera e propria dichiarazione d'abbandono". "Spero che cio' che sto facendo attirera' l'attenzione sulle questioni nascoste sotto questa vicenda". Il presidente dell'Ecuador, Rafael Correa, ha fatto sapere che la sua Amministrazione si prendera' "tutto il tempo necessario" ad analizzare il caso del fondatore di Wikileaks. "Stiamo analizzando le motivazioni dell'asilo politico e prenderemo una decisione al momento opportuno".
L'Ecuador, ha aggiunto in un'intervista a Bbc Mundo, "difende il diritto alla vita e occorre verificare se esista un pericolo di morte.
Non potremmo mai consentire che una persona che ha chiesto asilo politico vada incontro ad una condanna a morte, specie per crimini politici", ha aggiunto il leader sudamericano, riferendosi alla possibilita' che, dalla Svezia, l'ex hacker australiano sia poi estradato negli Usa.

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