Attacco israeliano a Beirut, l’Asse della Resistenza avverte Tel Aviv
L’attacco aereo israeliano contro la periferia sud di Beirut riaccende le tensioni regionali e mette in discussione la fragile tregua raggiunta nei giorni scorsi tra Libano e Israele con la mediazione degli Stati Uniti. Diversi missili lanciati dall’aviazione israeliana hanno colpito un edificio residenziale nell’area di Tahwitat al-Ghadir, nel cuore della Dahieh, quartiere densamente popolato e tradizionale roccaforte della resistenza libanese. Secondo un bilancio preliminare, il raid ha provocato la morte di due civili e il ferimento di almeno undici persone. L’operazione è stata rivendicata dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dal ministro della Sicurezza Israel Katz, mentre i media israeliani hanno riferito che l’amministrazione Trump era stata informata preventivamente dell’attacco.
Il bombardamento arriva pochi giorni dopo l’annuncio di un accordo di cessate il fuoco raggiunto in linea di principio tra il governo libanese e Israele nel corso di colloqui trilaterali tenutisi a Washington con la mediazione statunitense. L’intesa, tuttavia, continua a suscitare forti contestazioni all’interno del Libano, dove numerose forze politiche e ampi settori dell’opinione pubblica respingono qualsiasi forma di negoziato diretto con Tel Aviv. Anche Hezbollah ha preso le distanze dall’accordo. Il segretario generale del movimento, Naim Qassem, ha ribadito che la resistenza non ha assunto alcun impegno a cessare le proprie operazioni contro Israele. Giovedì scorso il gruppo ha annunciato la distruzione di due carri armati Merkava israeliani nel sud del Libano, presentando l’azione come una risposta alle continue violazioni della tregua da parte israeliana. Durissima la reazione dell’Iran. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha definito il bombardamento di Beirut una grave aggressione e ha ricordato che Teheran aveva già avvertito tutte le parti coinvolte che non avrebbe tollerato un attacco contro la capitale libanese o la sua periferia meridionale.
Secondo Araghchi, l’Iran era pronto a colpire direttamente Israele qualora le minacce contro Beirut si fossero concretizzate. Toni ancora più espliciti sono arrivati dal portavoce della Commissione parlamentare iraniana per la Sicurezza nazionale e la Politica estera, Ebrahim Rezaei, che ha promesso una risposta “forte e dolorosa” all’attacco israeliano, accusando il governo di Tel Aviv di agire come un “cane rabbioso” che deve essere fermato. Anche Mohsen Rezaei, consigliere militare della Guida Suprema iraniana, ha avvertito che le forze missilistiche della Repubblica Islamica sono pronte a mettere in campo una deterrenza più ampia nel caso di ulteriori attacchi contro Beirut.
L’episodio conferma come il cessate il fuoco promosso da Washington appaia estremamente fragile. Mentre Israele continua le operazioni militari e la resistenza libanese rivendica il diritto di rispondere alle incursioni, cresce il rischio che il Libano torni a essere uno dei principali fronti di confronto tra Israele e l’Asse della Resistenza guidato dall’Iran, con conseguenze potenzialmente destabilizzanti per l’intera regione.
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