Auguri alla Bulgaria. Lettera da un Paese membro del IV Reich

1943
Auguri alla Bulgaria. Lettera da un Paese membro del IV Reich

 

di Alex Marsaglia

 

Cara Bulgaria,

abbiamo saputo che dal 1° gennaio 2026 l’Unione Europea allargherà a 21 i Paesi in cui circolerà l’euro come valuta. Voi siete un piccolo paese di 6 milioni e mezzo di persone, che archivierà il corso del Lev adottato nel 1880 e passerà alla valuta unica europea dopo una lunga via crucis di riforme al fine di rispettare gli standard economici richiesti. L’area comune in cui entrerete, cari bulgari, noi italiani la conosciamo molto bene, comprende 20 Stati con economie, culture e lingue totalmente differenti e oltre 340 milioni di persone tenute assieme forzosamente dall’unico scopo di finanziare l’impresa mercantilistica tedesca. Il vostro Lev bulgaro era una moneta tutto sommato stabile e forte che non avrebbe avuto alcun bisogno di entrare in un’area monetaria più grande per contenere i rischi di alcun tipo di svalutazione. La moneta bulgara era infatti già ancorata all’euro al cambio fisso di 1,95 dall’immediata epoca post sovietica: nel lontano 1997 è entrato in vigore il currency board con il FMI che di fatto vi ha tolto la sovranità monetaria. Eppure il percorso politico intrapreso nel post 1989 ha portato anche voi a cadere in pieno nella gabbia dell’euro.

Nel mese di dicembre sono arrivate sino a noi le immagini delle piazze di Sofia stracolme di persone come non accadeva dal 1990, quando avvenne l’ultima grande svolta politica del Paese con l’abbattimento del Partito Comunista Bulgaro e l’introduzione del sistema multipartitico occidentale. Da allora la storia del vostro Paese sembra aver seguito l’andamento di tutte le altre nazioni dell’est europeo finite sotto l’ “ala protettrice” della NATO prima e poi sotto la pianificazione neoliberista dell’Unione Europea. Nel 1991 una nuova Costituzione liberale ha sostituito quella di stampo socialista, basata sulle libertà sostanziali e le garanzie di godimento effettivo dei diritti. Nel 1996 il ritorno dello Zar Simeone II di Bulgaria, cacciato nel 1945 per collaborazionismo con i nazisti e poi giunto direttamente alla carica di Primo Ministro nel 2001, ha incastonato la vostra politica statale saldamente sul binario dell’ingresso nel IV Reich tedesco avvenuto infine per mano di un Governo socialeuropeista pochi anni dopo. Un destino molto simile al nostro. Ormai qui pochi lo ricorderanno, ma la vostra è la Patria di uno dei più grandi marxisti del Novecento cacciato nel dimenticatoio dalla memoria selettiva della nostra storia ormai mischiata alla propaganda nazistoide. Il leader indiscusso del Partito Comunista Bulgaro e ultimo Segretario Generale del Comintern (1935-43) Georgi Dimitrov è stato infatti innanzitutto un antinazista vecchio stampo: nel Febbraio 1933 venne arrestato dal neo-regime nazista per aver collaborato all’incendio del Reichstag, compiuto dal Compagno Von der Lubbe dopo poche settimane dall’insediamento del Cancelliere Adolf Hitler[1]. L’elaborazione teorica di Dimitrov è poi quanto di più avanzato vi sia ancora oggi in ambito di antifascismo e unità delle classi popolari contro l’imperialismo tedesco e meriterebbe di essere ritirata fuori dall’oblio in cui è stata relegata. Sarebbe importante che proprio voi bulgari vi ricordaste della sua figura, oscurata con il ritorno dei nobili e in seguito all’abbattimento del Mausoleo che le ospitava. La cancellazione della memoria storica nel post 1989 dei comunisti e antinazisti era d’altronde un’operazione politica e non poteva che marciare di pari passo con la restaurazione monarchica e nazista in Bulgaria e a ben vedere non solo lì. Infatti, se le dinamiche politiche hanno incastonato il vostro Paese sotto l’“ombrello” Occidentale, facendovi rientrare poco per volta nelle varie istituzioni guida: nel 2004 l’ingresso nella NATO e il 1° gennaio 2007 nell’Unione Europea, i personaggi e le linee politiche di una tale svolta reazionaria ritornano puntualmente e fanno capo sempre al solito nemico individuato proprio da Dimitrov: l’imperialismo tedesco. Nel suo Rapporto al VII Congresso dell’Internazionale Comunista il leader bulgaro identificava chiaramente le commistioni tra le borghesie europee, il Reich tedesco e lo sviluppo della guerra imperialista verso l’Unione Sovietica come cuore pulsante del nazismo tedesco: «il fascismo tedesco ha ricevuto dalle mani della borghesia reazionaria inglese e francese nuove posizioni militari strategiche ed economiche straordinariamente vantaggiose per l’ulteriore sviluppo della guerra imperialista»[2]. Questo avvenne  e questo probabilmente avverrà ancora. Si è cancellata la memoria, ma le forze motrici della Storia permangono e l’imperialismo tedesco ed europeo continua ad essere mosso dagli stessi interessi e ad avvitarsi intorno alle medesime costanti ideologiche. I liberali e i socialeuropeisti mantengono in piedi la facciata della politica multipartitica, ma le basi restano quelle dell’imperialismo tedesco.

I rigidi criteri di bilancio a cui è stata costretta anche la Bulgaria, nonostante il suo bassissimo indebitamento pubblico, per entrare nell’euro a partire da 1° gennaio hanno costretto a scaricare sulla vostra popolazione misure economiche vessatorie per imprese e cittadini. Alla base delle proteste di dicembre mi è parso di cogliere il vostro malcontento per l’aumento delle imposte sugli utili delle aziende, ma anche soglie di contribuzione più alte per i lavoratori. Insomma, si colpisce chi lavora. Una dinamica che noi italiani conosciamo molto bene, poiché ci ha stroncato in maniera catastrofica riducendoci da potenza industriale a periferia dimenticata e decadente. È interessante rilevare come si stia però ripetendo una dinamica simile anche nel vostro Paese, considerato uno dei più virtuosi al mondo dal punto di vista del debito pubblico. Evidentemente non basta avere il rapporto debito/PIL ben al di sotto del 60% (il vostro è al 24%) per esimersi dai piani di riforme antipopolari che mirano a fare cassa sulle spalle dei lavoratori e delle imprese. Insomma, si riscontrano delle costanti classiste sul piano della politica interna che verrà facilmente sempre di più posta sotto al giogo sovranazionale dell’Unione Europea. Ad esempio i parametri dell’inflazione nel vostro Paese, che si attesta attualmente al +5,2%, in piena crisi energetica per lo scontro in atto con la Russia, sono già ampiamente al di sopra della soglia del 2% prevista dai Trattati di Maastricht. Questo come minimo implicherà delle politiche economiche che eroderanno salari e pensioni, quindi capacità di spesa e domanda interna nei prossimi anni. E parliamo di una popolazione, la vostra, non particolarmente ricca: il reddito medio è di 1.200 euro. L’Unione Europea ha però già fatto notare come vi sia un problema di accrescimento del costo del lavoro, che si è attestato  al +9,5% nel 2024 e galoppa a tassi del +13,5% nel 2025. Quindi cari bulgari, fate attenzione perché anche voi nei prossimi anni potreste conoscere la “deflazione salariale”: quando da Bruxelles valuteranno la vostra scarsa competitività per i mercati internazionali a causa degli eccessivi costi della vostra manodopera, inizieranno a svalutare il vostro lavoro e a buttarvi sul mercato “lavorando un giorno in più guadagnando come se lavorassimo un giorno di meno” ribaltando la massima di uno dei nostri socialeuropeisti che ci traghettarono nell’euro.

Vi attendiamo all’inferno, ma vi salutiamo fraternamente, consapevoli del vostro glorioso passato da riprendere in mano per ricostruire il futuro partendo dalle garanzie per i diritti del lavoro, anziché per i bilanci di Stati imperialisti sempre più aggressivi.

[1] sull’episodio ci sono versioni discordanti, in quanto il Processo di Lipsia venne effettivamente utilizzato politicamente da Hitler per sospendere i diritti civili e porre fuori legge il Partito Comunista Tedesco. Von der Lubbe confessò sotto tortura, mentre Dimitrov e gli altri incriminati vennero assolti per insussistenza di prove.

[2] G. Dimitrov, Dal fronte antifascista alla democrazia popolare, Ed. Rinascita, Roma, 1950 p. 113

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