Brasile. Le azioni di Petrobas crollano dell'8%

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Brasile. Le azioni di Petrobas crollano dell'8%

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Le azioni della compagnia petrolifera statale brasiliana, PetroBas, sono crollate dell'8% lunedì, dopo che l'azienda ha annunciato che eliminerà i sussidi che mantengono i prezzi interni più bassi, ma senza precisare i tempi.
 
L'azienda petrolifera, che rifornisce quasi l'intero mercato del paese, aveva annunciato venerdì che avrebbe aumentato il prezzo del gasolio dell'8% e permesso ad i prezzi interni di aumentare in linea con quelli internazionali. L'aumento contenuto e la mancanza di ulteriori dettagli sul riallineamento è stata, secondo gli esperti, una vittoria per il governo, che vuole usare i sussidi  tenere sotto controllo l'inflazione; al contrario di PetroBas che vuole utilizzare quegli introiti per gli investimenti offshore già stanziati nei prossimi anni. Sulla reazione degli investitori in borsa lunedì, un'analista di Credit Suisse ascoltato dal WSJ ha precisato come “il 2014 sarà un anno molto delicato per Petrobas. Si tratta poi di un anno d'elezione in cui le preoccupazioni su inflazione e svalutazione del real aumenteranno”.
 
Fino ad oggi, PetroBas ha fissato i prezzi petroliferi interni in modo discrezionale, alimentando le critiche dei suoi azionisti e mettendo in discussione la capacità dell'azienda di realizzare il suo piano di sviluppo fino al 2017 da 237 miliardi di dollari. Il ministro delle finanze Mantegna ha escluso che l'azienda petrolifera subirà cambiamenti molto repentini e dichiarato come i prezzi dei combustibili non possono aggiungere ulteriore pressione: con un'inflazione annuale al 6% negli ultimi quattro anni, il governo è pronto a ridurre la volatilità il più possibile. 
 
La questione dei sussidi per mantenere bassi i prezzi interni va, infatti, inquadrata nell'ambito politico. Il presidente Rousseff guida nettamente i sondaggi per le prossime elezioni, ma l'aumento dei prezzi dei combustibili - e, quindi, quelli dei trasporti - sarebbe un elemento di disturbo potenziale e la miccia per nuove violente proteste.

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