Bulgaria: un futuro incerto e tortuoso

La testimonianza di un membro della missione Osce durante le elezioni anticipate

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Bulgaria: un futuro incerto e tortuoso

di Matteo Pugliese
Responsabile Organizzazione e Comunicazione dell'FGS, membro della missione OSCE per le elezioni in Bulgaria 

Le elezioni anticipate bulgare sono la conseguenza di un anno di dure proteste popolari per la difficile situazione economica e sociale: bollette dell’elettricità alle stelle, disoccupazione, corruzione dilagante, una moneta debole e altri gravi problemi che fanno del paese balcanico affacciato sul mar Nero una delle cenerentole d’Europa. L’ex premier Borysov, cintura nera di karate ed ex guardia del corpo di Todor Zhivkov, ultimo leader del Partito comunista bulgaro, si è dimesso per ripresentarsi alle elezioni politiche. È l’espressione emblematica del machismo (“In Bulgaria non esistono lesbiche e se esistono è perché non mi hanno mai incontrato”) ed è legato ad ambienti molto chiacchierati della società bulgara.
Per queste ragioni l’OSCE ed il Partito socialista bulgaro, la principale opposizione alla destra di Borysov, hanno organizzato una massiccia operazione di osservatori internazionali durante le elezioni. Sabato 11, il giorno precedente alle elezioni, appena sceso dall’aereo vengo informato che la polizia ha scoperto in una tipografia non lontana da Sofia 350 mila schede elettorali illegali, un numero elevato su 7 milioni di abitanti. In qualità di osservatore ho assistito alle operazioni di voto e di scrutinio in una decina di seggi nel distretto di Sofia. Personalmente non ho riscontrato irregolarità, perché la capitale era senza dubbio sotto i riflettori. Altri colleghi inviati in regioni periferiche hanno assistito a tentativi di intimidazione all’entrata dei seggi, liste elettorali compilate a matita e addirittura un osservatore è stato ‘trattenuto’ per un’ora dalla polizia con l’accusa di filmare le operazioni dentro un seggio attraverso una microtelecamera nascosta nella montatura degli occhiali.
Una chilometrica scheda enumerava in cirillico le sigle di 38 partiti che correvano per l’Assemblea nazionale, le preferenze sono state recentemente abolite nel tentativo di limitare la compravendita di voti, soprattutto nelle comunità Rom, disposte a venderli a pacchetti di migliaia. Solamente quattro partiti hanno superato lo sbarramento del 4%: GERB, il partito di Borysov, con il 31%, il Partito socialista bulgaro guidato da Serghei Stanishev con il 27%, il partito della minoranza turcofona con il 10% e il movimento di estrema destra Ataka con il 7%. Il problema delle minoranze è sentito nel dibattito bulgaro, infatti i ‘turchi’ rappresentano il 9% della popolazione e nella stessa Sofia sorge una moschea in pieno centro, i Rom sono il 5% ed anche i macedoni hanno un partito. La costituzione bulgara vieta partiti su base etnica o religiosa, ma la Corte costituzionale ha precisato che il divieto si riferisce solo ai casi in cui l’iscrizione ad un partito è limitata ad un gruppo etnico o religioso. A gennaio il partito turcofono è stato protagonista di uno spettacolare tentativo di attentato al suo leader, in diretta tv.
Durante il discorso di Ahmed Dogan al congresso, un uomo con pass della sicurezza è salito sul palco ed ha puntato una pistola alla testa del leader ma ha esitato, dando il tempo a Dogan di divincolarsi e alle guardie del corpo di atterrarlo. Non sono state chiarite le circostanze, c’è chi parla di una messa in scena per logiche interne, in ogni caso resta un episodio inquietante che descrive il clima della politica bulgara. Nemico giurato della minoranza turca, come di quella Rom, è invece il movimento ultranazionalista Ataka (Attacco), composto da molti ex militari, ha nel suo programma l’uscita dall’Unione Europea e dalla NATO, il suo leader è molto popolare ed è arrivato secondo nelle ultime elezioni presidenziali. Gli incontri più disparati dentro e fuori i seggi mi hanno offerto un quadro eterogeneo della situazione.
Anziani elettori del Partito socialista, successore del partito comunista, appresa la mia origine italiana hanno evocato nomi antichi come Togliatti e Berlinguer, altri mi hanno messo in guardia da Borysov bollandolo come criminale. In fila ad un seggio mi viene presentato un uomo di mezz’età, abbigliamento stile ‘Le vite degli altri‘ ed un viso come tanti, si tratta del generale Brigo Asparuhov, per trent’anni nei servizi segreti bulgari, dal ’91 al ’97 ne fu il dominus assoluto e nel 1998 si buttò in politica con il partito socialista che aveva da poco cambiato pelle. Personaggio controverso, nel 2003 viene messo a capo dei servizi di sicurezza della Difesa ma sarà presto costretto a lasciare in quanto la Nato non gradiva che un ex capo della temuta Dăržavna Sigurnost avesse accesso ai segreti militari dell’Alleanza atlantica. Mi tratta con sufficienza fin quando capisce che non sono bulgaro. Ho la sua attenzione ma l’ostacolo linguistico estingue presto la nostra conversazione, non mastica inglese o francese ed io ne’ russo ne’ tedesco, ci troviamo sul serbo-croato ma è uomo di poche parole per deformazione professionale ed io proseguo nella mia missione da osservatore.
Alla chiusura dei seggi le operazioni di scrutinio hanno impiegato un paio d’ore ed i risultati sono stati convogliati alla Commissione centrale, dove una società indipendente austriaca è stata incaricata del conteggio. Tradizionalmente i vertici dei partiti si trovano al Palazzo della Cultura per commentare i risultati con la stampa, tuttavia appena i primi exit polls hanno delineato una vittoria seppur insufficiente di GERB, davanti al palazzo si sono radunati militanti dei partiti esclusi con striscioni, bandiere bulgare e fiaccole, contestando i risultati. La polizia è dovuta intervenire in tenuta antisommossa per placare i disordini e i miei collaboratori locali mi hanno impedito di raggiungere il palazzo per ragioni di sicurezza. Il risultato uscito dalle urne mostra un ‘parlamento appeso’, mutuando l’espressione anglosassone, nel quale il partito di Borysov non ha la maggioranza per governare da solo ed in passato ha sempre negato possibili alleanze con il movimento turco. Il Partito socialista ha offerto la disponibilità per un governo ‘di programma’ sullo stile ormai diffuso in Europa, dalla Grecia all’Italia. Il popolare leader indipendentista inglese Farage chiede agli immigrati bulgari nel Regno Unito di tornarsene al loro paese ed i giovani del paese balcanico temono di passare per ‘zingari’ nell’Europa occidentale. Le elezioni anticipate dovevano sbloccare la situazione ma l’hanno ulteriormente complicata, intanto la legalità latita in un paese nel quale persino il taxista ti propone ragazze che fanno ‘massaggi’ per pochi euro. Il futuro della Bulgaria post sovietica è ancora incerto e tortuoso. 

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