"Carico solo sulle spalle Ue", Clini sul summit di Doha
Il ministro dell'ambiente italiano amareggiato dell'impasse prodottosi alla Conferenza Onu sul cambiamento climatico in Qatar
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Mentre la 18° Conferenza internazionale sul cambiamento climatico a Doha, in Qatar, volge al termine, il ministro dell'ambiente italiano, Corrado Clini, sottolinea ad Adnkronos come la responsabilità rimane solo sulle spalle dell'Europa. I partecipanti del vertice, la cui conclusione dovrebbe slittare a sabato, restano fortemente divisi sul Kyoto2, che dal 2013 dovrebbe entrare in vigore per contribuire al taglio delle emissioni dei Paesi sviluppati al posto del Kyoto 1, e sul Green Fund, i fondi per i paesi in via di sviluppo. Il protocollo di Kyoto, spiega il ministro Clini, "è entrato in vigore quando è stato sottoscritto da un gruppo di paesi industrializzati che rappresentavano almeno il 50% delle emissioni globali. Nel 2006, dunque, il protocollo è entrato in vigore perchè ha aderito la Russia". Ora il nuovo protocollo di Kyoto, fase due, "che lanciamo a Doha, al momento raccoglie meno del 20% delle emissioni globali e dunque è assolutamente marginale della rappresentazione di tutte le emissioni. E questo avviene perché le altre economie come Russia, Canada, Giappone e Stati Uniti non ne fanno parte".
Questo vuol dire che “nei prossimi 2- 3 anni avremo un regime globale poco globale, perché sostanzialmente è un protocollo di Kyoto che riguarderà soltanto l'Unione Europea e gli impegni europei. La nostra speranza è che andando avanti anche da soli riusciremo a favorire un maggiore impegno degli altri paesi”. Il futuro resta un'incognita e “al momento non abbiamo strumenti per dire se l'operazione riuscirà”. In questo contesto deve però essere chiaro che “la soluzione che noi troviamo è precaria ed è sostanzialmente condizionata dalla possibilità che nell'arco dei prossimi 2-3 anni ci sia la partecipazione di altri paesi”. “Se gli altri paesi non daranno segnali - aggiunge Clini - l'impegno europeo dovrà essere riconsiderato”. Le emissioni dell'Unione europea “sono oggi il 14% di quelle globali. Se vogliamo proteggere il clima e ridurre le emissioni del 50% abbiamo bisogno di Cina, Stati Uniti, Canada, Russia, Giappone e delle altre economie”.
Questo vuol dire che “nei prossimi 2- 3 anni avremo un regime globale poco globale, perché sostanzialmente è un protocollo di Kyoto che riguarderà soltanto l'Unione Europea e gli impegni europei. La nostra speranza è che andando avanti anche da soli riusciremo a favorire un maggiore impegno degli altri paesi”. Il futuro resta un'incognita e “al momento non abbiamo strumenti per dire se l'operazione riuscirà”. In questo contesto deve però essere chiaro che “la soluzione che noi troviamo è precaria ed è sostanzialmente condizionata dalla possibilità che nell'arco dei prossimi 2-3 anni ci sia la partecipazione di altri paesi”. “Se gli altri paesi non daranno segnali - aggiunge Clini - l'impegno europeo dovrà essere riconsiderato”. Le emissioni dell'Unione europea “sono oggi il 14% di quelle globali. Se vogliamo proteggere il clima e ridurre le emissioni del 50% abbiamo bisogno di Cina, Stati Uniti, Canada, Russia, Giappone e delle altre economie”.

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