Chi regnerà a Caracas?
In Venezuela è tempo di pensare alla successione di Chavez
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Dal 10 gennaio il Venezuela vive un pericoloso vuoto politico interno. Dalla cerimonia del nuovo mandato di Chavez, senza che il presidente potesse essere presente perché degente in un ospedale all'Avana, molti analisti iniziano a dibattere sulle possibilità che la rivoluzione bolivarista possa anche non sopravvivere al suo creatore e mentore. Il suo vice ed attuale presidente ad interim, Nicolas Maduro, ha ribadito ancora domenica come Chavez tornerà presto a guidare il proprio Paese, ma in pochi credono nei bollettini medici del governo. Allo stesso tempo, appare sempre più concreto il rischio di una lotta intestina interna al Partito socialista unito tra l’ala fedele alla rivoluzione di Maduro e quella militare guidata del presidente della Camera Diosdado Cabello per la successione al potere a Caracas. Con lo sfondo, inoltre, di una possibile sollevazione popolare violenta paventata dall'opposizione se durante questa fase di transizione politica non verrà rispettato il dettame costituzionale.
Chi regna a Caracas? Quando l'8 gennaio scorso, il presidente della Camera Cabello ha letto al Parlamento una lettera di Maduro in cui si affermava che Chavez non avrebbe potuto partecipato al giuramento del 10 gennaio, il Venezuela è entrato in una zona ombra di illegittimità costituzionale del governo in carica e latente sollevazione popolare da parte dell'opposizione guidata dal governatore dello stato di Miranda e sfidante di Chavez nelle elezioni politiche dell'ottobre scorso, Henrique Capriles.
Il governo di Caracas ha proceduto alla cerimonia di insediamento in contumacia Chavez e posticipato in modo indefinito il giuramento del presidente con la Corte Suprema - preposta in teoria a dirimere le dispute costituzionali ma che in realtà non ha mai preso una decisione contro il governo dal 2003 - che ha considerato legale questa decisione.
Secondo l'opposizione, che ha minacciato violente manifestazioni di piazza in segno di protesta ed ha inviato una petizione alla Corte interamericana dei diritti umani dell'Organizzazione degli Stati americani per chiedere di prendere posizione sulle vicende politiche interne del Venezuela, la Costituzione è chiara nel prevedere l'illegittimità dell'interregno di Maduro. Il fronte dell'opposizione chiede che Chavez sia formalmente dichiarato assente dalla presidenza, con lo Speaker della Camera ed unico rappresentante con legittimità popolare Cabello che assuma la presidenza ad interim, allo scopo di traghettare il paese a nuove elezioni entro un mese. Cabello, che è anche vice presidente del Partito socialista unito, ha fino ad esso però escluso categoricamente tale opzione, da lui definita come un colpo di stato contro Chavez.
Una difficile successione. Chavez è in ospedale ormai da alcuni mesi per combattere le gravi complicazioni avute dopo la quarta operazione chirurgica sostenuta in meno di due anni per estirpare un cancro non meglio specificato. Nonostante la serietà delle sue condizioni di salute, la posizione del governo resta ottimista e certa che il presidente tornerà ad una guarigione completa. Nessun bollettino medico ufficiale è stato però rilasciato dal giorno dell'operazione ed è oggi chiaro come Chavez - al governo di Caracas dal 1999 - difficilmente possa tornare ad occupare la sua carica di presidente. Prima di partire per l'Avana, Chavez ha trasferito tutti i suoi poteri a Maduro, formalmente investito così della sua successione. La questione legale è però molto complessa: come vice presidente non eletto, Maduro si è visto scadere il suo mandato il 10 gennaio scorso e la costituzione prevede un esame medico che accerti le condizioni del presidente per decidere se sia il caso di indire nuove elezioni.
Maduro governa quindi in modo chiaramente anticostituzionale e maggiore sarà il tempo dell'assenza di Chavez, maggiori saranno le sue difficoltà a giustificare il suo governo. Inoltre, il vice presidente non ha lo stesso carisma di Chavez all'interno del Psuv e le diverse anime del partito tenute insieme dal leader della rivoluzione bolivarista potrebbero presto entrare in collisione per la scelta della successione al presidente. Al gruppo chavista guidato dallo stesso Maduro, con una posizione dottrinale di rigido rispetto dei dettami della rivoluzione bolivarista di estrema sinistra, si contrappone l'ala più moderata, riformista e pragmatica, con molti membri nelle forze armate e con Cabello punto di riferimento. All'interno del partito, inoltre, un ruolo importante nella successione di Chavez e nella decisione delle posizioni chiave del potere l'assumerebbero anche Rafael Ramirez, che guida attualmente l'azienda statale petrolifera che assicurala maggior parte delle entrate del regime, Adan Chavez, fratello di Hugo ed esponente dell'ala rivoluzionaria più intransigente all'interno del partito e Jorge Arreaza, ministro della scienza e cognato di Chavez.
Il ruolo di Cuba. Maduro e Cabello hanno annunciato la settimana scorsa di aver giurato un patto di unità alla presenza di Castro all'Avana. E proprio il ruolo di Cuba nella vicenda della successione al potere in Venzuela alimenta ulteriori tensioni interne. Per il regime comunista dell'Avana, la sopravvivenza della rivoluzione bolivarista di Chavez è vitale per il suo futuro economico. Cuba riceve, infatti, a titolo praticamente gratuito 100 mila barili di petrolio al giorno e con il presidente venezuelano in cura in un ospedle dell'Avana, i fratelli Castro sono nella posizione di influenzare la successione di Chavez. Antonio Ledezma, sindaco di Caracas ed uno dei eader del partito d'opposizione democratica ha denunciato a tal proposito come il presidente venezuelano sia praticamente “rapito da un paese straniero”.
Anche molti membri delle forze armate iniziano a mostrare segnali di malumore sulla relazione tra Maduro ed il regime cuban, danneggiando la sua possibilità di divenire il successore di Chavez. Immaginando che Chavez e i cubani riescano a continuare ad imporre un’unità tra Maduro e Cabello in questo periodo di apprensione ed incertezza sulle condizioni di salute del leader della rivoluzione bolivarista, resta da comprendere se il processo di condivisione di intenti interno del Psuv possa continuare anche nel momento in cui sia certa l'impossibilità del presidente di poter restare al potere. In tal caso, con l'assenza di un leader carismatico comparabile in grado di unire le varie fazioni, lo scontro tra l'esercito e la schiera di chavisti appare probabile ed in grado di compromettere la sopravvivenza del regime venezuelano, di minare la posizione castrista a Cuba e detrminare uno scossono importante all'equilibrio sistemico di tutto il Sud America.

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