Come uscire dal disastro di Gaza: i tre scenari

Lo stato delle trattative diplomatiche tra Hamas ed Israele per un cessate il fuoco

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Come uscire dal disastro di Gaza: i tre scenari


Nelle ultime ore il Segretario di Stato americano, John Kerry, ha preparato una bozza per un cessate il fuoco e l’ha inviata ad Hamas e al governo israeliano.

La proposta di Kerry prevede:
 
un cessate il fuoco umanitario di una settimana a partire da domenica 27 luglio durante il quale le forze israeliane potranno rimanere nella Striscia di Gaza;
 
l’avvio dei negoziati per un cessate il fuoco più duraturo tra Israele e Hamas con la mediazione dell’Egitto e la partecipazione di Al Fatah. A Il Cairo delegati di Stati Uniti, Onu e Unione Europea garantiranno che i negoziati riguardino alcune questioni considerate fondamentali: il disarmo di Hamas e la distruzione dei tunnel per Israele; la sospensione dell’embargo su Gaza, il rilascio dei prigionieri palestinesi e l’allargamento dell’area di pesca davanti alle coste di Gaza.   
Diversi esponenti de governo, tra i quali il Ministro degli Interni Gideon Sa'ar e Naftali Bennet, leader de La Casa Ebraica e ministro dell'Economia e dei Servizi Religiosi, hanno chiesto al premier di non rispondere alle richieste di un cessate il fuoco con Hamas che non preveda il disarmo del movimento palestinese e la distruzione di tutti i tunnel utilizzati dai militanti di Hamas per infiltrarsi in territorio israeliano.
 
Altri esponenti politici israeliani, come ad esempio Zahava Gal-On del partito israeliano Meretz hanno, invece, invitato i membri del gabinetto israeliano ad adottare l'iniziativa del Segretario di Stato americano John Kerry per un cessate il fuoco, anche in considerazione dell’escalation in Cisgiordania, dove sempre più massicce sono le manifestazioni di protesta contro l’operazione israeliana a Gaza e che rischia di portare allo scoppio di una terza intifada.
 
Nella notte tra il 17 e 18 luglio ha avuto iniziata l’offensiva terrestre israeliana su Gaza, nell’ambito dell’operazione “Protective Edge”. L'obiettivo militare dichiarato di tale offensiva è l’eliminazione dei tunnel sotterranei situati nei pressi del confine e utilizzati dai militanti di Hamas per infiltrarsi in territorio israeliano e l’interruzione del lancio di razzi contro lo Stato ebraico. Non si tratta né di un’operazione semplice, né di un’operazione breve. Le stime variano da 10 giorni a due settimane. Trentuno gallerie sono state individuate finora, ma solo alcune sono state  distrutte. L'intelligence israeliana ha individuato molte altre gallerie che le Forze israeliane non hanno ancora raggiunto e questo potrebbe dilatare ulteriormente i tempi stimati per il raggiungimento dell’obiettivo.
 
La dichiarazione rilasciata dalle Forze Armate israeliane nel 10° giorno dell’Operazione ribadiva che l’intervento sarebbe proseguito fino al raggiungere dei suoi obiettivi: il ripristino di un periodo di tranquillità prolungato e l’intenzione di assestare un colpo significativo ad Hamas e agli altri movimenti armati attivi a Gaza.
 
Se gli obiettivi dell'operazione sono più ampi di quello che la retorica proveniente dal governo israeliano indicherebbe - che parla di eradicazione delle capacità militari di Hamas - allora sembra improbabile che si possa trattare di un'operazione a breve termine. Potremmo essere dinanzi ad una nuova fase del ciclico confronto tra Israele e Hamas dove le capacità di Hamas di colpire il territorio israeliano saranno seriamente compromesse, anche se non completamente distrutte. Ciò farebbe guadagnare ad Israele un certo periodo di pace, ma probabilmente riporterebbe la situazione di uno o due anni indietro, finendo alla fine per rafforzare il movimento palestinese, dal momento che la rimozione di Hamas dal potere e lo sradicamento del movimento da Gaza sembra essere un risultato improbabile e nemmeno perseguito. 
 
L'altra opzione sarebbe una guerra totale a Gaza per cancellare Hamas, ma le vittime civili di un conflitto del genere creerebbero una pressione internazionale maggiore di quella che Israele è disposto a sopportare. Per non parlare dell’opposizione di un’opinione pubblica interna che potrebbe non tollerare perdite di vite israeliane oltre una certa soglia. A ciò si aggiunge il pericolo proveniente dalle proteste e dalle manifestazioni sempre più violente che si registrano in Cisgiordania in segno di protesta contro l’offensiva a Gaza. Dopo che migliaia di palestinesi sono scesi in piazza in Cisgiordania e Gerusalemme per protestare contro l'attacco israeliano a Gaza, i leader di Hamas hanno invitato tutti i palestinesi a dare inizio ad una terza Intifada.
 
Considerato tutto questo, tre scenari che potrebbero porre fine all'operazione a Gaza sono:
 
L’accettazione della proposta di cessate il fuoco avanzata da Kerry.  
 
Non è chiaro quale sia per Israele l’obiettivo finale della guerra, se non l’eliminazione dei tunnel, mentre Hamas è decisa nel volere la fine dell'embargo.  Per Hamas, un cessate il fuoco in cambio delle sospensione dell’embargo su Gaza  sarebbe una vittoria senza precedenti sebbene le clausole riguardanti il disarmo e la presenza delle Forze Armate nella Striscia risultino problematiche. 
 
Gerusalemme potrebbe, invece, aver paura del dissenso pubblico che potrebbe scaturire dall’accettazione di una tregua con Hamas prima di aver conseguito gli obiettivi nella lotta a Gaza che giustificherebbero le perdite tra le Forze Armate. Per l'amministrazione Netanyahu una decisione in tal senso potrebbe tradursi in sconfitta politica anche in considerazione del fatto che questa è la prima volta dal 1967 che Israele affronta una resistenza così determinata, forte e preparata. E dal 2006 non conosceva un numero di perdite così elevato.
 
Le vicende degli ultimi anni mostrano non solo l’incapacità del paese di risolvere diplomaticamente la disputa con i palestinesi ma anche come Israele non abbia una visione di come risolvere il problema Hamas e quindi si limiti a “gestirlo” periodicamente. Ma questo stallo inizia ad aver un costo per Israele. Sebbene i palestinesi non possano infliggere gravi perdite agli israeliani, possono infliggergli un costo psicologico non indifferente, rafforzando la percezione che i palestinesi siano le uniche vittime di questo confronto.

Dal punto di vista militare, inoltre, le guerre israeliane condotte contro la Striscia di Gaza per indebolire Hamas - nel 2008 e di nuovo nel 2012 - si sono rivelate inutili. Rispetto al passato, Hamas ha ampliato la gamma e la precisione dei suoi razzi e più volte - rispetto ai lanci che a malapena hanno raggiunto Tel Aviv e Gerusalemme nel 2012 -  ha colpito a nord nel territorio israeliano, fino ad Hadera, 117 km a nord di Gaza. Nonostante gli interventi, Israele non è riuscito a raggiungere il suo obiettivo dichiarato di indebolire la capacità di Hamas di colpire all'interno del territorio israeliano. Il problema potrebbe allora essere che sia Israele che Hamas sono alla ricerca di un qualcosa da poter presentare come "vittoria" ai rispettivi sostenitori e come sconfitta per l'altro.
 
Un’altra possibilità, molto remota, potrebbe essere un cessate il fuoco unilaterale da parte di Israele o l’intervento del Consiglio di Sicurezza che deciderà  per un cessate il fuoco lungo le linee di quello che è stato concordato alla fine dell’operazione Piombo Fuso.

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