Cosa ci lascia la Lady di Ferro?
L'eredità politica di una donna che ha trasformato il Regno Unito e la società occidentale
1921
di Alessandro Bianchi
Margaret Thatcher, l'unica donna a ricoprire la carica a Downing Street e l'unico premier inglese ad aver trasformato il suo cognome in un -ismo, lascia una serie di convinzioni ed ideali politici indelebili nei governi mondiali di oggi.
Margaret Thatcher, l'unica donna a ricoprire la carica a Downing Street e l'unico premier inglese ad aver trasformato il suo cognome in un -ismo, lascia una serie di convinzioni ed ideali politici indelebili nei governi mondiali di oggi.
Dalla vittoria di Clement Attlee nel 1945, il Regno Unito è stato condizionato per trent'anni dalle scelte laburiste di nazionalizzazioni e di costruzione del sistema sociale. L'avvento politico di Margaret Tacher creò un solco che rivitalizzò le convinzioni della destra inglese, intraprendendo riforme i cui risultati sono ancora oggi visibili nelle società occidentali. Prendendo a riferimento le opinioni espresse dall'Economist, dell'esperto del Council Foreign of Relations Charles Kupckan, del Columnist del Financial Times Gideon Rachman ed il lungo ricordo offerto della Bbc, si tenterà di ricostruire la carriera politica di una donna che ha trasformato il Regno Unito e lasciato, secondo quanto espresso dall'Economist, un'eredità politica “pari a quella di Marx, Mao, Gandhi o Reagan”.
La carriera politica. Laureata in chimica ad Oxford, dove ha iniziato la sua attività politica nei tories, e sposa di Denis Thatcher, un ricco imprenditore che ha finanziato la sua carriera politica, Margaret Thatcher entra in Parlamento nel 1959 nel seggio di Finchle nel nord di Londra e presto diviene ministro Junior. Seguendo il suo punto di riferimento intellettuale preferito, Friedrich Hayek - che fino ad allora aveva avuto pochi riferimenti intellettuali e politici, Enoch Powell e Keith Joseph tra i pochi - la Tatcher, da Segretario all'educazione nel governo di Edward Heath dal 1970-74 prima e da segretario del partito conservatore dal 1979 poi, inizia il suo percorso di riforme del libero mercato.
Un programma rivoluzionario. Tagli alle spese del governo, controllo dell'offerta monetaria e la moneta libera di fluttuare hanno rappresentato una rottura di tutte le ortodossie dal dopo guerra dominato dai principi keynesiani. Durante il suo primo governo nel 1979, la Thatcher ha intrapreso una serie di sussidi industriali tagliati, molte imprese controllate statali vennero lasciate fallire, ma nel quadro di una recessione globale, il risultato è stato un'impennata della disoccupazione, che ha raggiunto nel 1981 la cifra record dei 3 milioni di persone, con scontri della polizia in molte città inglesi all'ordine del giorno.
Di fronte a molti analisti che pensavano alle dimissioni per la drammatica situazione interna, la Lady di ferro ha resistito ed ha potuto sfruttare la grande vittoria mediatica della riconquista delle isole Falkland nell'aprile del 1982 per ottenere un secondo mandato l'anno successivo. Da allora il premier ha iniziato nuove riforme economiche ancora più penetranti, con la serie di grandi privatizzazioni di British Telecom, British Airways e British Gas nel 1984 e la celebre lotta intrapresa con i sindacati. Storica, in particolare, la lotta con il sindacato dei minatore di Arthur Scargill nello sciopero dell'inverno del 1984-85, che la Thatcher vinse e le permise di proseguire con le sue riforme.
Il regicidio. Riforma del welfare, concorrenza e privatizzazione di sanità e educazione, all'interno; il “problema europeo” — il fatto che il mercato unico (che aveva abbracciato compiutamente) stava divenendo qualcosa di troppo ingombrante - e la vittoria nella fase finale della guerra fredda insieme al grande alleato Ronald Reagan, all'estero. Queste le linee guida dell'ultima fase della carriera di Margaret Tatcher, che hanno contraddistinto anche quello che l'Economist ha definito il “regicidio” dal suo stesso partito.
Le riforme interne hanno creato molti nemici: il sindacato degli insegnanti, la British Medical Association denunciavano il tentativo di smantellare lo stato sociale. La questione europea spaccava poi il suo partito, diviso tra gli eurofili (che vedevano l'integrazione come un sacrificio necessario per il libero mercato) e gli euro scettici (che temevano la creazione di uno stato federale che ledesse la sovranità interna). Le ambizioni di Bruxelles verso l'euro hanno reso impossibile trovare una soluzione di compromesso tra le due anime del partito e la deriva imperialista del terzo mandato della Thatcher, denunciato anche nel celebre “bourgeois triumphalism” del quotidiano conservatore Sunday Telegraph.
Nell'ottobre del 1989 il suo cancelliere dello Scacchiere, Nigel Lawson, si dimise e l'atto di regicidio del suo stesso partito avvenne nel novembre del 1990 quando l'abbandonò anche il suo storico braccio destro, Geoffrey Howe, per il no della Thatcher a partecipare ai colloqui per la creazione di una moneta unica.
Le battaglie a Bruxelles. Nonostante il suo sostegno al libero mercato europeo, la Thatcher era una profonda euroscettica. Temendo che i burocrati a Bruxelles forzassero l'Inghilterra a ritirare le riforme intraprese, l'ex premier inglese temeva i passi per la creazione di una moneta unica, primo passo di uno stato federale e perdita di sovranità per l'Inghilterra.
Il suo credo nel libero mercato l'ha resa uno sponsor entusiasta del Mercato Unico del 1986 ed un'alleata costruttiva di Jacques Delors. Ma quando quest'ultimo, insieme a Francia e Germania, ha cercato il consenso inglese per la costruzione di una moneta unica, la Thatcher si è allontanata in modo repentino dall'integrazione europea: il celebre “no, no, no” all'Europa della Thatcher in risposta a Delors che paventava un futuro Parlamento europeo come sede della democrazia europea e la Commissione come il suo governo esecutivo, ha di fatto spaccato il suo partito e le è costata la leadership. Tuttavia, la battaglia di Cameron di rinegoziare le perdite di poteri concessi a Bruxelles e la volontà di indire un referendum sulla permanenza nell'Ue risentono della retorica della Thatcher.
Il thatcherismo, sottolinea Rachman, ha avuto oggi la sua vendetta, con l'euro che sta infatti erodendo la sovranità nazionale, in un modo che la Lady di ferro aveva predetto.
L'eredità internazionale indelebile. Primo politico inglese da Winston Churchill ad essere considerata da Reagan - “dear Ronnie” - e Gorbachev - “un uomo con cui l'occidente poteva trattare” - come meritevole di partecipare come pari nei consessi internazionali, il maggior risultato della Thatcher è unanimemente riconosciuto nella sconfitta dell'Unione Sovietica e nella ripresa della tradizione economia liberale che era stata in continua ritirata dal 1945.
Forzando il partito laburista al centro, consolidando lo scetticismo verso l'integrazione europea e la relazioni speciale con gli Stati Uniti e ponendo fine in modo pacifico alla guerra fredda, questi, secondo Kupckan, i maggiori lasciti della Lady di ferro. La Tatcher, conclude il suo ricordo la Bbc, è semplicemente divenuta il centro di gravità della politica inglese spostando a destra tutti i valori di riferimento, con Tony Blair che ha spinto il partito laburista sulla via scelta dalla Lady di Ferro.
Uno dei primi atti come primo ministro di Thatcher è stato quello di abolire i controlli del governo sui capitali stranieri nel Regno Unito. Prima mossa per la creazione di uno dei maggiori centri finanziari del mondo a Londra, ma anche primo passo di quella deregolamentazione finanziaria principale causa del collasso del 2007-2008 e della Grande Recessione. Con i governi occidentali, quello inglese di Cameron compreso, che proseguono con le misure d'austerità figlie della tradizione thatcheriana e stanno portando le economie ad un collasso similare alla Grande Depressione degli anni '30, la principale eredità della Lady di Ferro rischia di essere un'altra.
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