Crisi euro: al via il nuovo Fondo salva stati
Lo European Stability Mechanism (ESM) avrà una capacità di 500 miliardi di euro nel 2014, ma per i critici potrebbe essere troppo tardi
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Il nuovo fondo permanente dell'Unione Europea – lo European Stability Mechanism (ESM) – diventerà operativo oggi al termine dell'incontro previsto in Lussemburgo dell'Ecofin, che raggruppa i ministri delle finanze dei paesi membri dell'Unione monetaria europea. Con una capacità di prestito di 500 miliardi di euro circa a partire dal 2014, l'ESM si affiancherà e poi sostiuirà l'altro meccaismo ideato a livello europeo per sostenere i paesi in difficoltà, lo European Financial Stability Facility (EFSF). La principale economia europea, la Germania contribuirà con la quota maggiore, circa il 27% del totale. Già oggi, i paesi dovranno adempiere ai loro primi pagamenti per la creazione del Fondo.
L'inaugurazione dell'ESM avviene in un momento di crescente tensione sul salvataggio della Grecia e dopo l'anticipazione che anche la Spagna sarà costretta a far ricorso agli aiuti finanziari europei per sostenere il proprio debito. Il governo di Madrid ha escluso che si tratti di una decisione imminente, ma ha confermato che la situazione interna lascia poche alternative a questa eventualità. La Spagna ha già ottenuto sostegno per le proprie banche, e riceverà oltre 100 miliardi di euro per il settore finanziario nel suo complesso.
L'inaugurazione dell'ESM avviene in un momento di crescente tensione sul salvataggio della Grecia e dopo l'anticipazione che anche la Spagna sarà costretta a far ricorso agli aiuti finanziari europei per sostenere il proprio debito. Il governo di Madrid ha escluso che si tratti di una decisione imminente, ma ha confermato che la situazione interna lascia poche alternative a questa eventualità. La Spagna ha già ottenuto sostegno per le proprie banche, e riceverà oltre 100 miliardi di euro per il settore finanziario nel suo complesso.
Il meccanismo dell'EFSF – temporaneo al contrario del nuovo ESM – ha già erogato prestiti per oltre 190 miliardi di dollari alla Grecia, Irlanda e Portogallo. Gli economisti critici dei meccanismi ideati a livello europeo per contrastare la crisi del debito ritengono che la cifra massima prestabilita di 500 miliardi non è abbastanza per contrastare la situazione attuale e prevenire l'implosione della zona euro. Un utilizzo appropriato del Fondo permetterà sicuramente ai titoli dei paesi più indebitati di respirare, ma il vero punto focale riguarderà il coinvolgimento o meno dell'Italia: un programma che dovesse fornire un supporto congiuinto a Madrid e Roma, infatti, non potrebbe far affidamento alla sola cifra prestabilita.

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