Dal Venezuela una lezione di democrazia ai regimi occidentali

Il professor Paolo Becchi attraverso il suo blog su Il Fatto Quotidiano ha commentato le elezioni legislative venezuelane

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Dal Venezuela una lezione di democrazia ai regimi occidentali



di Paolo Becchi

«La nostra vittoria è la pace, la nostra vittoria è la sovranità [...] oggi, la democrazia e la costituzione hanno trionfato», con queste parole il 'dittatore' venezuelano Nicolas Maduro ha commentato la pesante sconfitta subita dalla coalizione di governo alle elezioni per il rinnovo dell'Assemblea Nazionale, accettando senza esitazione alcuna il verdetto delle urne.  

Questa è la realtà dei fatti che smentisce quanto scritto da 'autorevoli' corrispondenti di grandi testate italiane, così come da taluni sedicenti esperti, i quali assicuravano che in caso di sconfitta il fronte chavista sarebbe stato pronto a tutto, finanche ad operare un colpo di mano, pur di non accettare di perdere il controllo del parlamento venezuelano. 

Invece in questo terribile stato totalitario, per gli stessi che fino a qualche ora prima del voto lanciavano disperati messaggi d'aiuto, è stato possibile scendere in piazza a festeggiare. In certi casi con tanto di bandiera statunitense a stelle e strisce. Un'immagine che non ha bisogno di commento alcuno. 

 

A questo punto faccio mia la domanda posta, ovviamente in maniera polemica, dal cofondatore ed ex dirigente di Podemos, Juan Carlos Monedero, che in un articolo si chiede: «Se il Venezuela è una dittatura, com'è possibile che abbia vinto l'opposizione?». 

 

Si è trattato di una giornata incredibile, a tratti 'miracolosa' per il Venezuela, visto che in seguito alla vittoria dell'eterogenea alleanza all'opposizione del chavismo, si è potuto constatare un repentino rialzo del rendimento delle obbligazioni venezuelane, un inaspettato afflusso di cibo sugli scaffali in alcune zone del centro di Caracas e per coronare il tutto una decisa discesa del tasso di cambio con il dollaro calcolato dal sito di monitoraggio DolarToday. Un portale utilizzato dai rivenditori di dollari al mercato nero e spesso indicato dal governo come strumento della guerra economica con cui l'opposizione cerca di mettere in ginocchio la patria di Bolivar.  

 

Altro 'miracolo': alla ventesima tornata elettorale in diciasette anni di Rivoluzione Bolivariana, in occasione della prima sconfitta della coalizione socialista, per la prima volta l'opposizione non ha contestato i risultati delle elezioni. Quella stessa opposizione che aveva annunciato proteste in piazza in caso di vittoria del PSUV e dei suoi alleati riuniti nel Gran Polo Patriottico. Parliamo della stessa opposizione che nel 2014 aveva scatenato le cosiddette 'guarimbas', costate la vita a 43 persone innocenti. Senza dimenticare che dopo la sconfitta di misura alle presidenziali contro Maduro, Capriles rifiutò di accettare la sconfitta: 9 morti il tragico bilancio. 

 

Questa è la singolare concezione del livello di democraticità del proprio paese che mostra l'opposizione: quando la sfida elettorale viene perduta si denunciano brogli e si accusano le forze di governo di aver instaurato un regime tirannico, mentre in caso di vittoria il sistema diviene democratico. 

 

In precedenza si è accennato alla guerra economica. Questo è un punto chiave per capire la sconfitta del chavismo in queste elezioni, come spiegato dal presidente Nicolas Maduro: «Ha vinto la guerra economica, il capitalismo selvaggio e parassitario, e ora si impone un piano controrivoluzionario per smantellare lo stato democratico di giustizia e diritto. Ma noi, con la costituzione in mano, difenderemo il nostro popolo. Non è tempo di piangere, ma di lottare. Consideriamo questa sconfitta come una sberla salutare per svegliarci. Un’occasione per riflettere sugli errori e per uscire dalle catacombe, come i cristiani dopo la morte di Gesù: e per costruire, uniti, nuove vittorie. Abbiamo perso una battaglia. Per adesso». 

 

 

Insomma, il tremendo dittatore venezuelano erede del 'caudillo' Chavez non solo accetta la sconfitta e invita al dialogo l'opposizione. Si appella alla Costituzione. Quella stessa Carta che le destre venezuelane vorrebbero stravolgere e dove è prevista la possibilità di convocare un referendum revocatorio della carica di Presidente della Repubblica a metà mandato. 

 

Un istituto praticamente sconosciuto alle nostre latitudini, dove finanche il Parlamento è stato svuotato di ogni potere reale, il Governo prende direttive e ordini direttamente dai tecnocrati, cani da guardia del neoliberismo reale, che siedono in quel di Bruxelles e il Presidente del Consiglio si è insediato in seguito a manovre di palazzo. 

 

A questo punto la domanda è: chi vive sotto una dittatura, il cittadino italiano o quello venezuelano?

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