Draghi: "la ripresa a fine 2013"

In un'intervista alla radio francese Europe 1, il presidente della Bce fa il punto della situazione sulla crisi

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Draghi: "la ripresa a fine 2013"

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La zona euro dovrebbe vedere una ripresa per la seconda metà del 2013. Lo ha dichiarato venerdì il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, in un'intervista alla radio francese Europe 1. Draghi ha assicurato che la Bce "farà tutto il necessario per preservare l'euro", ribadendo che la banca centrale è pronta ad intervenire con lo scudo antispread "se necessario" e se i Paesi "sottoscrivono le condizioni".
Il piano 'anti-spread' annunciato dalla Bce, pronta a intervenire con gli acquisti dei titoli di Stato dei Paesi in difficoltà, sta avendo "effetti significativi", ha sottolineato Draghi, aggiungendo che la stabilizzazione dipenderà "in maniera fondamentale dalla determinazione dei governi". Per il governatore gli Stati membri devono imparare a condividere la sovranità. Un'unione europea fatta di Stati sovrani è "fragile", specie se alcuni sono permanentemente debitori e altri creditori, ha osservato Draghi, sottolineando che "dobbiamo imparare a condividere la sovranità".
Draghi si dimostra quindi preoccupato per la persistenza degli "ampi squilibri" che derivano dal fatto che alcuni stati sono permanentemente creditori ed altri permanentemente debitori. La recessione e gli aggiustamenti in corso hanno moderato tali squilibri, ma molto deve essere ancora fatto. Secondo la Bce ampi squilibri di questa natura "possono diventare un problema fondamentale per la stabilita' dell'unione monetaria" perché e' una situazione, dice Draghi, "che mina a fiducia reciproca". Da quando c'é l'euro, molte altre aree nel mondo presentavano chi ampi surplus di parte corrente (Cina) chi ampi deficit (Usa). Il problema dell'Eurozona e' che maschera forti differenze al proprio interno. Differenze che si manifestano anche sul piano delle esportazioni: dal 1999 l'export tedesco e spagnolo ha perso solo il 10% delle quote di mercato, altri paesi "in particolare grandi paesi manifatturieri come Italia e Francia, hanno visto calare la loro quota di commercio mondiale fra il 30 e il 40%" come e' accaduto per Usa e Giappone. Cio' dipende sia da divergenze di costi e competitività' sia dalla specializzazione.

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