Gaza: primo test di leadership per Morsi

Il ruolo dell'Egitto nella crisi tra Hamas ed Israele e le aspirazioni di prima potenza regionale

1319
Gaza: primo test di leadership per Morsi

“Gli sforzi per una tregua tra israeliani e palestinesi avranno risultati positivi entro le prossime ore”. Con queste parole il presidente egiziano Morsi aveva annunciato l’imminente raggiungimento di un cessate il fuoco tra gli israeliani e le fazioni che operano nella Striscia di Gaza. La tregua, mediata da Il Cairo e annunciata da Hamas e la Jihad islamica palestinese, è poi slittata di “almeno  24 ore” per Hamas e “nei prossimi giorni” secondo Hillary Clinton, giunta in Israele per sostenere gli sforzi diplomatici egiziani “per giungere ad una soluzione duratura”.
 
La mediazione a Gaza. Come riconosciuto dal Segretario di Stato americano, “in qualità di leader regionale l'Egitto ha la possibilità e la responsabilità di continuare a giocare un ruolo fondamentale e costruttivo in questo processo”. La Clinton, a nome dell’amministrazione Obama, ha espresso apprezzamento per “la leadership personale del presidente Morsi e gli sforzi sostenuti dall'Egitto”.
L’Egitto di Morsi è stato da subito uno dei protagonisti della nuova escalation di violenze nella Striscia. La reazione della dirigenza de Il Cairo ai primi raid è stata veemente, all’insegna delle dura condanna verso “l’aggressione israeliana”. 
Prima il ministro degli Esteri, Mohamed Kamel Amr, e poi lo stesso presidente Morsi hanno pubblicamente espresso la loro condanna verso questa “palese aggressione contro l’umanità”, schierandosi apertamente al fianco dei palestinesi. Morsi, spinto anche dalle prime manifestazioni di piazza e dalla netta presa di posizione delle principali forze politiche egiziane, ha immediatamente richiamato in patria l’Ambasciatore egiziano in Israele e chiesto la convocazione di un Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e di un vertice dei ministri degli Esteri della Lega Araba. Il terzo giorno della Pillar of Defence il primo ministro Qandil ha visitato per tre ore Gaza portando con sé la promessa che l’Egitto non avrebbe risparmiato sforzi per raggiungere la tregua e porre fine all’aggressione. A Il Cairo, intanto, Morsi teneva colloqui telefonici con Obama, vertici con il premier turco Erdogan, il primo ministro del Qatar, il capo dell’Ufficio Politico di Hamas Khaled Meshal, il capo della Jihad islamica palestinese Ramadan Abdallah Shallah e il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon per definire le clausole dell’accordo.
 
Primo test di leadership regionale. La crisi di Gaza è la prima prova di leadership regionale per la nuova dirigenza islamista de Il Cairo che fa della questione palestinese, oltre che un tema di politica regionale, un sentito tema di politica interna su cui Morsi potrebbe giocare parte del suo consenso popolare. Nonostante un’opinione pubblica apertamente schierata a favore di una revisione delle condizioni del trattato di pace con Israele, gli egiziani sembrerebbero aver apprezzato questa prima risposta di Morsi alla crisi. Una risposta condita di retorica anti israeliana ma poco concreta nei fatti. Morsi ha infatti adottato tutte le misure diplomatiche comunemente usate per dimostrare dissenso in politica internazionale, facendo attenzione a non andare oltre. Il Presidente egiziano avrebbe potuto minacciare di sostenere Hamas militarmente o, come suggerito da Yehuda Belgana della Bar-Ilan University, avrebbe potuto adottare "misure concrete come il congelamento della cooperazione tra il personale di sicurezza israeliano e l’Intelligence egiziana o consentire che Hamas o altre organizzazioni terroristiche operassero dal Sinai contro Israele, sapendo che Israele non avrebbe mai attaccato in territorio sovrano d'Egitto.  
 
Il pendolo Morsi. La verità è che Morsi sta abilmente cercando di destreggiarsi tra la sua storia politica e la sua appartenenza partitica che lo vogliono vicino alla causa palestinese, gli stretti legami ideologici e politici che legano Hamas alla Fratellanza Musulmana e il rispetto degli Accordi con Israele, sempre più diffidente nei confronti della Fratellanza e della sua ascesa politica nella regione.
Hamas nasce da una cellula della Fratellanza Musulmana nel 1986 e, sebbene inserita nella lista delle organizzazioni terroristiche da Stati Uniti e Unione Europea, ha cercato di rafforzare la propria posizione alla luce degli sconvolgimenti regionali provocati dalla Primavera Araba. L’ascesa della Fratellanza nel più grande Stato arabo ha spinto Hamas ad abbandonare Siria, Iran ed Hezbollah e a cercare sempre maggiore sostegno in Morsi che nella sua campagna elettorale si era presentato come “protettore dei palestinesi” e ha promesso che si sarebbe smarcato dalla condotta accomodante tenuta da Mubarak nei confronti di Israele. “L´Egitto di oggi non è l´Egitto di ieri e gli arabi di oggi non sono gli arabi di ieri", ha detto Morsi prima della preghiera del venerdì in una moschea nel centro de Il Cairo.
 
Il futuro delle relazioni con Israele. Allo stesso tempo, il Presidente ha ereditato dal suo predecessore il peso politico del Trattato di pace con Israele che per trent’anni è stato garante della stabilità in Medio Oriente. Dal rispetto del Trattato derivano i finanziamenti militari (1,3 miliardi di dollari) e di aiuti allo sviluppo (250 milioni di dollari) statunitensi e buona parte degli investimenti diretti esteri necessari per rilanciare la fragile economia egiziana, il tema più spinoso per la presidenza Morsi. Gli sforzi di mediazione, volti ad evitare un’invasione di terra da parte israeliana, riflettono anche il difficile momento di politica interna del Paese che vive una profonda crisi costituzionale, con le forze laiche e liberali che boicottano i lavori della Costituente, e con l'Esercito che rimane ancora un'istituzione indipendente, nonostante il “pensionamento” del Feldmaresciallo Tantawi.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

Sui fatti di Torino Sui fatti di Torino

Sui fatti di Torino

Epstein e la nuova massoneria - Loretta Napoleoni di Loretta Napoleoni Epstein e la nuova massoneria - Loretta Napoleoni

Epstein e la nuova massoneria - Loretta Napoleoni

La spada di Damocle nucleare pende sull'Europa di Giuseppe Masala La spada di Damocle nucleare pende sull'Europa

La spada di Damocle nucleare pende sull'Europa

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Olimpiadi: meglio Petrecca! di Alessandro Mariani Olimpiadi: meglio Petrecca!

Olimpiadi: meglio Petrecca!

Quando le parole colpiscono più dei missili di Marco Bonsanto Quando le parole colpiscono più dei missili

Quando le parole colpiscono più dei missili

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino di Paolo Pioppi Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti