Georgia: l'inizio dell'Eurasia?
Al modello decadente europeo, la nuova Georgia di Ivanishvili potrebbe preferire l'ambizioso progetto di Putin
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Dopo oltre due decenni dalla dissoluzione dell'Unione Sovietica, la Georgia ha superato un test fondamentale nel processo di transizione democratico: Ivanishvili è infatti il primo capo di governo che nella storia del paese ha assunto il potere da una tornata elettorale e non dopo una rivoluzione. La vittoria della coalizione di opposizione "Sogno Georgiano" e la netta sconfitta del presidente Mikheil Saakashvili - l'eroe della rivoluzione delle rose (2003) e l'uomo che i critici avevano accusato di aver consegnato il paese agli Stati Uniti – aprono scenari importanti per il futuro della regione euroasiatica.
Una coabitazione difficile e l'eredità di Saakashvili. Le elezioni si sono svolte in modo regolare e tranquillo: “passo importante” per la democrazia, come ha dichiarato l'Osce presente nel territorio a vigilare sulla tornata elettorale. Il miliardario Ivanishvili – che ha accumulato una fortuna personale immensa, oltre 6.5 miliardi di dollari, quasi meta’ del Pil georgiano, grazie ad affari compiuti a Mosca negli anni Novanta - è divenuto primo ministro, con Saakashvili che manterrà le sue funzioni presidenziali fino a scadenza naturale della sua carica. La nuova architettura costituzionale recentemente votata dal Parlamento di Tblisi, che prevede il passaggio di molte prerogative presidenziali al primo ministro, avverrà solo alla scadenza del mandato di Saakashvili. Dato che al centro del programma di Ivanishvili vi sono l'adesione alla Nato ed il miglioramento dei rapporti con la Russia, quest'ultimo tema renderà la coabitazione con il presidente in carica molto tesa.
Il tentativo di far entrare Tbilisi nella NATO e l’attacco all’Ossezia meridionale sono i principali lasciti di politica estera dei 10 anni di potere circa di Saakashvili. La guerra con la Russia di Putin nell'agosto del 2008 sono costati al paese la perdita dell'Abkhazia e della stessa Ossezia del Sud, la rottura di ogni relazione con Mosca e la perdita di gran parte di quel prestigio personale internazionale acquisito grazie a riforme economiche, che avevano permesso una rapida crescita del Pil del paese.
Le relazioni con Usa e UE. La vittoria di Ivanishvili, accusato di essere dai suoi oppositori un uomo di Mosca, non ha al momento generato risposte preoccupate da Washington e da Bruxelles, dove la Georgia di Saakashvili ambiva ad entrare. Gli Stati Uniti, ansiosi di garantire un processo di transizione pacifico in Georgia, hanno plaudito allo svolgersi di elezioni definite oneste e si sono congratulati con Shakashvili per aver ammesso la sconfitta e consegnato il potere. La campagna elettorale in corsa negli Usa ha di fatto messo in sospeso la politica estera del paese. Una vittoria di Mitt Romney, che ha definito la Russia il nemico geopolitico numero uno, cambierebbe lo scenario anche delle relazioni con la Georgia rispetto all'amministrazione Obama e rischierebbe di avvicinare ulteriormente Ivanishvili al Cremlino.
L’Unione Europea, dal canto suo, resta prigioniera dei mercati e della crisi del debito che le impedisce di ideare una politica estera propria ed ambiziosa. Anche nei momenti di maggiore crisi tra Tblisi e Mosca nell'agosto del 2008, il principale paese europeo e motore dei piani di salvataggio della moneta unica, la Germania, non ha mai assunto una posizione di forte condanna contro l'azione della Russia, per non compromettere le relazioni commerciali con il paese e soprattutto le importazioni delle materie prime energetiche.
Il futuro dei rapporti con il Cremlino. Mosca ha esultato per la sconfitta di Saakashvili, contro cui Putin aveva mosso una guerra nell'agosto del 2008. Il Cremlino è tuttavia conscio che Ivanishvili, per quanto accusato di essere ‘filo-Putin’ e certo non ostile alla Russia, non potrà mai cedere sulla questione dell’integrità territoriale ed ha mantenuto tra le priorità del suo governo l'entrata nella Nato. Le tensioni resteranno dunque sul problema dell’indipendenza dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia, riconosciute da Mosca quattro anni fa.
Il ‘reset’ russo-georgiano, concordano vari analisti, si giocherà soprattutto sui rapporti economici. E sul ritorno a toni diplomatici normali dopo gli anni del terribile gelo con Saakashvili. Putin ha recentemente riproposto l’idea di Unione eurasiatica ed ha posto questo sogno di costituire una grande area politicamente ed economicamente integrata - estesa dai confini polacchi alla Corea - come suo obiettivo principale del suo nuovo mandato al Cremlino. Al centro di questo progetto ambizioso vi sono le immense risorse energetiche, che questo gruppo di paesi potrebbe adeguatamente estrarre e lavorare. Nel gennaio del 2012, Russia, Bielorussia e Kazakhstan hanno avviato un mercato comune unificato e la vicenda georgiana illustra come il progetto di Eurasia di Putin guadagni terreno, laddove le economie ed i modelli socio-politici di Stati Uniti ed Unione Europea arretrano. Delusi dal ‘sogno americano’ di Saakaashvili, dimenticati dall’UE, i georgiani si sono rivolti al pragmatico filorusso Ivanishvili.
Un esempio per tutta la regione. Se la Georgia dovesse riuscire a mantenere una transizione democratica pacifica anche nella fase di coabitazione tra Ivanishvili e Saakaashvili, Tblisi potrebbe divenire il modello di riferimento di una regione contraddistinta da conflitti ed autoritarismi. Nel Caucaso, i paesi limitrofi di Armenia e Azerbaijan sono intrappolati da un conflitto storico senza soluzione e governati da dittatori: Ilham Aliev in Azerbaijan, che ha preso il posto di suo padre e Serge Sarkisian in Armenia. I paesi del centro Asia, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan, Turkmenistan, e Uzbekistan sono tra le nazioni più autoritarie al mondo, tanto che il leader kazako Nursultan Nazarbayev e quello uzbeko Islam Karimov governano da prima della caduta dell'Unione Sovietica. Al nord della Georgia, in Ucraina, il leader dell'opposizione al presidente Viktor Yanukovych, Yulia Timoshenko, è in prigione; Alexandr Lukashenko in Bielorussia ha costantemente represso l'opposizione; e solo gli stati baltici di Estonia, Lettonia e Lituania sono riusciti a trasformare l'antico corso sovietico in democrazie all'interno di Unione Europea e NATO. La Georgia di Ivanshvili potrà fornire un modello di democrazia per i paesi limitrofi ma scegliere un modello d'integrazione economico diverso e forse con più prospettiva futura: l'Eurasia.

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