Giustizia internazionale e Consiglio di Sicurezza secondo Robert Kolb
L'esercizio non proporzionale del veto degli Usa ed il caso dell'Unione Africana
2999
di Joseph Kazadi-Mpiana
Robert Kolb. Professore ordinario di diritto internazionale pubblico all'Università di Ginevra. Autore di "An Introduction to the International Law of Armed Conflicts".
- Professore, si discute molto della relazione tra il Consiglio di Sicurezza e la Corte Penale Internazionale. Secondo Lei sarà mai possibile legare pienamente la giustizia internazionale all'interno del Capitolo VII della Carta?
Robert Kolb. Professore ordinario di diritto internazionale pubblico all'Università di Ginevra. Autore di "An Introduction to the International Law of Armed Conflicts".
- Professore, si discute molto della relazione tra il Consiglio di Sicurezza e la Corte Penale Internazionale. Secondo Lei sarà mai possibile legare pienamente la giustizia internazionale all'interno del Capitolo VII della Carta?
Qui bisogna distinguere due aspetti diversi: il primo, che giudico positivo, è quello che consente al Consiglio di sicurezza di adire la Corte Penale Internazionale tramite il Procuratore; ed il secondo, assolutamente negativo, che consiste per il medesimo Consiglio di ottenere la sospensione dei procedimenti per un anno rinnovabile nell'ambito del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite - Azione rispetto alle minacce alla pace, alle violazioni della pace ed agli atti di aggressione.
Questo aspetto previsto dall'articolo 16 dello Statuto della CPI indebolisce l’indipendenza della Corte penale internazionale con l’intrusione di considerazioni di natura politica. Sono sempre stato fautore di una Corte penale forte ed indipendente. Purtroppo l’articolo 16, la cui adozione è stata peraltro molto controversa, non contribuisce affatto ad una sua piena indipendenza.
- Hanno allora ragione coloro che dichiarano che la Corte penale internazionale rappresenti uno strumento potente con i deboli e debole con i potenti?
La Corte penale internazionale è il risultato di un accordo. Ne fanno parte gli Stati che l’hanno ratificato e numerosi sono paesi africani (deboli) che hanno ratificato lo Statuto. Alcuni Stati potenti come gli Stati Uniti, la Russia, la Cina, l’India ed Israele non ne fanno parte. Di fronte ai membri permanenti del Consiglio di sicurezza, ancorché non parti allo Statuto della CPI, sarebbe impossibile che la CPI venga adita da una risoluzione contro di loro, cosa invece facilmente realizzabile nei confronti della Libia e del Sudan, che non hanno ratificato lo Statuto della CPI.
Nel 2003 ad esempio, c’era un movimento a Ginevra che faceva una forte azione di lobbying sul governo iracheno affinché ratificasse lo Statuto della CPI e questo avrebbe potuto dare la possibilità alla CPI di attivarsi - anche se poi difficilmente l’avrebbe fatto - per indagare sui presunti crimini commessi dai militari americani sul territorio iracheno. È chiaro che nel suo funzionamento la Corte penale internazionale ha più possibilità di riuscire contro Stati deboli che contro Stati potenti e la selettività dei casi appare inevitabile, in quanto non può essere investita da tutti i casi. Funziona come una giurisdizione complementare e sussidiaria agli Stati. La CPI deve stabilire delle priorità.
- In dottrina si è molto discusso del mandato di cattura internazionale emesso nei confronti del Presidente del Sudan, Al-Bashir, in merito alla sussistenza o meno dell’immunità dei Capi di Stati non parte allo Statuto della CPI. Quale è la sua opinione al riguardo?
L’immunità prevista nello Statuto della CPI vige per gli Stati parte. Contrariamente ad una certa dottrina che propende per l’esistenza di una norma consuetudinaria, facendo seguito alla giurisprudenza di alcuni tribunali internazionali da Norimberga in poi, non esiste, a mio avviso, nel diritto internazionale contemporaneo una regola che fa venir meno le immunità dei Capi di Stato e nell’ambito dello Statuto della CPI, per gli Stati non parte. Quindi, in virtù del diritto internazionale, il Presidente Al-Bashir gode ancora delle immunità, essendo Capo di stato di un paese che non ha ratificato lo Statuto. Questa tesi della sussistenza è stata sostenuta anche dalla Professoressa Paola Gaeta.
- A tal proposito, come giudica la recente proposta formulata dall’Unione africana che ha invitato la Corte penale internazionale a sospendere i procedimenti in corso a carico dei Presidenti africani in funzione? Si tratta di una giusta mediazione rispetto all’invito fatto ad alcuni Stati africani di non cooperare con la Corte penale internazionale?
La proposta dell'Unione Africana non è contemplata dallo Statuto, che sancisce invece l’irrilevanza delle immunità delle cariche di stato. A questo punto, quindi, dipende dalla Corte Penale Internazionale valutare come agire per consentire al Presidente in carica di non essere presente a tutte le fasi del procedimento. Ad esempio, la CPI ha adottato nei confronti del Presidente Kenyatta un atteggiamento che gli consente di esercitare il suo mandato di Capo di Stato, accogliendo la richiesta dei suoi legali di posticipare l’apertura del processo all'inizio dell’anno prossimo. Ratificando liberamente lo Statuto della CPI, gli Stati accettano tutti gli obblighi che ne derivano, tra cui l’irrilevanza delle immunità sancita all'articolo 27 del medesimo Statuto nonché l’obbligo di cooperazione con la Corte.
- Cosa pensa del progetto dell’istituzione da parte dell’Unione africana di una camera per i crimini internazionali?
La proposta non è incompatibile con lo spirito della CPI che tende peraltro ad incoraggiare le corti locali, nazionali anche regionali a funzionare in modo autonomo, visto il carattere complementare della Corte. Semmai il problema è un altro e si pone sui costi di un tale progetto.
La giustizia penale internazionale è molto costosa. Bisognerà vedere anche se gli Stati africani, non solamente siano disposti a ratificare il Protocollo in itinere, ma anche a sostenerla finanziariamente in modo adeguato.
- Nei suoi scritti è stato spesso molto scettico sulla competenza universale. Lo è tutt'ora?
La competenza universale può anche essere un bene, soprattutto per evitare che alcuni individui siano sottratti dalla giustizia internazionale per...
Continua a leggere. La Seconda Parte dell'Intervista al Prof. Kolb sulla giuridicità di un eventuale intervento in Siria, la non proporzionalità dell'esercizio del diritto di veto degli Stati Uniti e lo spionaggio esercitato dalla NSA alla luce del diritto internazionale: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=6067
Continua a leggere. La Seconda Parte dell'Intervista al Prof. Kolb sulla giuridicità di un eventuale intervento in Siria, la non proporzionalità dell'esercizio del diritto di veto degli Stati Uniti e lo spionaggio esercitato dalla NSA alla luce del diritto internazionale: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=6067

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