Gli avvoltoi della crisi in Europa

Un'élite di grandi studi legali e speculatori internazionali lucrano milioni di euro dei contribuenti con gli arbitrati. Il rapporto

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Gli avvoltoi della crisi in Europa


La Grecia, Cipro e Spagna devono affrontare una serie di cause legali intraprese da parte di investitori speculativi per un valore complessivo di 1.7 miliardi di euro. Lo denunciano in un rapporto dal titolo ‘Profiting from Crisis’ Corporate Europe Observatory e il Trans-National Institute, secondo cui questa spirale potrebbe andare completamente fuori controllo in caso di conclusione dell'accordo commerciale per la creazione di un'unica area di libero scambio tra Usa e Ue (TTIP). Ieri il commissario al Commercio Karel de Gucht ha dichiarato che inizierà una consultazione pubblica sulle implicazioni regolamentatorie dell'accordo.
 
“In un periodo in cui le persone in Europa sono stati privati di molti diritti sociali basilari, non è tollerabile che l'Ue sopporti un regime di investimento internazionale che fornisce la protezione VIP per gli investitori stranieri speculativi”, ha dichiarato Cecilia Olivet, co-autrice del rapporto. La studio indica nel dettaglio una serie di denunce a cui vari paesi sono stati chiamati in giudizio: a Cipro, ad esempio, la Marfin Investment Group, un fondo equity greco sta cercando di ottenere 823 milioni di euro come compensazione per le perdite in seguito alla nazionalizzazione della Laiki Bank; la slovacca Poštová Bank, che ha acquisito il debito greco dopo che il valore dei bond erano sono stati downgraded, ha aperto la via legale contro Atene per ottenere un migliore Bilateral Investment Treaty nonostante il pacchetto di salvataggio. In Spagna, inoltre, le dispute arbitrali da parte di investitori speculativi ammontano a oltre 700 milioni di euro, una somma che insieme alle spese legali, dovrà essere pagato dai contribuenti.
 
“Gli investitori speculativi stanno già usando gli accordi d'investimento per fare incetta delle tesorerie pubbliche in crisi dei paesi europei”, ha dichiarato Pia Eberhardt di Corporate Europe Observatory. “Sarebbe una follia politica assicurare alle multinazionali i stessi diritti e le stesse possibilità attraverso l'accordo TTIP.” Il nuovo rapporto cita nello specifico come 75 mila aziende registrate con filiali nell'Unione europea e Usa potrebbero intraprendenre azioni investor-trade grazie alle clausole previste con l'accordo TTIP. “Questo pericolo è ancora più pressante dato che le imprese di Usa e l'Ue sanno molto bene come funziona il sistema, avendo già lanciato la maggioranza (645) di tutti le dispute investitori-stati a livello globale”, cita il rapporto.
 
Più della metà degli investimenti diretti esteri nll'area euro sarebbero coperti dal TTIP, denuncia il rapporto, molti dei quali provenienti dalle aziende di Wall Street. Esperti legali nel campo degli investimenti come K&L Gates stanno per questo già denunciando come le aziende multinazionali useranno la minaccia di arbitrato come uno “strumento d'affari” nella negoziazione della ristrutturazione del debito con i governi. Il numero degli arbitrati degli investimenti è aumentato da 38 nel 1996 a 450 casi noti nel 2011, secondo un rapporto passato di Corporate Europe Observatory, con una media dei costi che si aggira intorno agli otto milioni a disputa.
 
Tutto questo, conclude il rapporto, rafforza gli avvisi recenti da parte della Commissione ambiente del Parlamento europeo secondo cui “c'è un rischio reale di un impatto negativo delle calusole [investor-state] in un eventuale TTIP sulla libertà di regolamentazione dell'Ue o dello spazio degli stati membri nell'interesse pubblico, incluso nel settore specifico dell'ambiente”. L'azienda energetica svedese Vattenfall, ad esempio, ha intrapreso un'azione legale contro il governo tedesco dopo la sua decisione di smantellare una centrale nucleare in una causa da circa 700 milioni di euro.  Dall'altra parte della medaglia, in Spagna, 22 aziende – principalmente di fondi di private equity – stanno perseguendo il governo in tribunali internazionali dopo la decisione di Madrid di tagliare i sussidi alle rinnovabili.

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