I 100 giorni di Morsi

Lotta con la magistratura, sicurezza interna ed il nodo Costituzione: un bilancio iniziale del primo Presidente egiziano eletto democraticamente

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I 100 giorni di Morsi

Candidato di riserva di Fratellanza Musulmana dopo l’esclusione di Khairat al-Shater, l’elezione di Morsi ha colto di sorpresa la stessa opinione pubblica egiziana. Primo Presidente democraticamente eletto nella storia del paese, Mohammed Morsi ha prestato giuramento il 30 giugno davanti ai giudici della Corte Costituzionale. Il Presidente ha poi ricevuto i poteri dalle mani del Feldmaresciallo Tantawi, capo del Consiglio Supremo delle Forze Armate, vero potere forte dell’Egitto rivoluzionario che ha guidato e indirizzato la transizione. Trascorsi 100 giorni, l’8 ottobre, e tralasciando il merito di aver, almeno parzialmente, ridimensionato l’influenza dell’Esercito sugli affari politici, il giudizio sull’operato di Morsi in tema di politica interna non è ancora unanime.   
 
Il Piano della Rinascita: il bilancio. Prima delle elezioni, Morsi aveva presentato un piano di 64 obiettivi per i primi 100 giorni. Il “piano della Rinascita”, Al-Nhada, varato dal Presidente si concentrava su cinque questioni che rappresentavano i problemi più urgenti del Paese: la sicurezza, l’approvvigionamento energetico, il traffico, le risorse alimentari ed i problemi dell’igiene pubblica.
Un primo bilancio è stato fornito dallo stesso Morsi, in un discorso tenuto a Il Cairo, in occasione dell’anniversario della guerra dell’ottobre 1973 contro Israele. Il Presidente ha dichiarato di aver raggiunto il 65% dei suoi obiettivi. 
Nel dettaglio, Morsi ha dato per acquisiti il 70% degli obiettivi in materia di sicurezza, ringraziando il Ministero degli Interni per i gli sforzi compiuti. Il tema è uno dei più sentiti dalla popolazione, che ha spesso lamentato un vero e proprio vuoto a livello di sicurezza. Le Forze dell’ordine hanno ripreso a pattugliare le strade, scippi e violenze sono in calo,    mentre gravi restano le difficoltà di sicurezza nel Sinai, dopo l’attentato del 6 agosto che ha ucciso 16 guardie di frontiera egiziane.
Sul tema della carenza di carburante, il Presidente ha informato dell’arresto di due funzionari del Ministero del petrolio che trafficavano illegalmente il greggio egiziano, assicurando che le autorità erano al lavoro per arginare il problema. In materia igienico – sanitaria, Morsi ha parlato di 40 % di obiettivi  raggiunti: 600mila tonnellate di spazzatura sono state rimosse da Il Cairo e da Giza, 200 mila tonnellate da Alessandria e 350mila dai governatorati rimanenti. 
 
Lo scontro con la magistratura. A conferma di come la transizione in Egitto sia tutt’altro che un dato acquisito, in occasione dei 100 giorni di Presidenza Morsi, le principali forze di opposizione egiziane avevano indetto una manifestazione ribattezzata “Venerdì di responsabilità”. I manifestanti erano scesi in piazza Tahrir per denunciare il fallimento dei Piano dei 100 giorni del Presidente e chiedere lo scioglimento dell'Assemblea Costituente, dominata dagli islamisti e giudicata poco rappresentativa delle forze politiche egiziane. 
Su una manifestazione che avrebbe dovuto essere pacifica si è però innestato il braccio di ferro politico tra la dirigenza islamista egiziana e un altro centro di potere egiziano legato al vecchio regime, la Magistratura, che lamenta l’ingerenza del potere esecutivo negli affari giudiziari. 
Cuore della vicenda è stata la sentenza che ha assolto alcuni esponenti del vecchio regime accusati di essere coinvolti nell’uccisione di 11 manifestanti durante la “battaglia dei cammelli”. Dopo la sentenza, Morsi aveva rimosso il Procuratore Generale che, appellandosi all’indipendenza della Magistratura, ha rifiutato di andare a ricoprire l’incarico di Ambasciatore egiziano presso la Santa Sede. L’episodio ricorda il decreto presidenziale con il quale Morsi ha ripristinato il Parlamento nonostante una sentenza della Corte Costituzionale ne avesse deciso lo scioglimento e riporta l’attenzione su un Presidente che non conosce i limiti e le attribuzioni del suo potere data l’assenza di una chiara codificazione che ne definisca l’autorità.
 
Nuovi scontri a piazza Tahrir. Alle rimostranze contro la decisione di rimuovere il Procuratore da parte degli oppositori di Morsi si sono sommate le proteste della Fratellanza Musulmana e dei salafiti di al - Nour contro la sentenza di assoluzione. La situazione è subito degenerata. Gli scontri sono iniziati nel primo pomeriggio di venerdì 12 ottobre quando alcuni manifestanti islamisti hanno preso d’assalto un palco allestito da manifestanti del fronte opposto che intonavano slogan contro i Fratelli Musulmani e il Presidente Morsi. Accusando la Fratellanza di essere responsabile degli scontri e il Partito Libertà e Giustizia di commettere gli stessi errori del Partito Nazionale Democratico di Mubarak, partiti e gruppi politici liberali e di sinistra hanno chiesto al Presidente Morsi di aprire un'inchiesta sugli scontri violenti che hanno causato un centinaio di feriti. Le formazioni dell’opposizione ritengono che la manifestazione delle forze islamiste abbia avuto come unico scopo quello di soffocare le critiche all’operato del Presidente, evidenziando i limiti attuali della democratizzazione della vita politica egiziana. 
Nonostante i successi sottolineati da Morsi, l’Egitto democratico deve fare ancora i conti con un’economia incerta, scioperi e proteste proveniente da tutti i ceti sociali per salari più alti e condizioni di lavoro migliori. 
 
Il nodo fondamentale: la nuova Costituzione. Resta poi sempre focale il dibattito sulla Costituzione e il timore, diffuso tra laici e cristiani copti, che Morsi e la Fratellanza stiano lavorando ad una Costituzione che abbia come fonte principale la legge islamica. Il mandato dell’Assemblea Costituente scadrà il 12 dicembre salvo l’intervento di una sentenza della Corte Suprema che potrebbe decretarne lo scioglimento anticipato. Una bozza parziale è stata già diffusa, in attesa che sia pronto il testo definitivo da sottoporre a referendum popolare. Il ruolo della religione nel sistema politico, sebbene importante, non è il solo a destare preoccupazione. I diritti individuali e collettivi, il ruolo delle donne, la definizione dei poteri istituzionali sono tutti temi che rischiano di alimentare la frattura tra fronte islamista e fronte laico.

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