"I carri armati israeliani stanno avanzando, sono arrivati nel cuore di Gaza Città”
Radio Gaza, la terza puntata
E’ disponibile la terza puntata di Radio Gaza, pubblicata giovedì 11 settembre alle 18 sul canale YouTube dell’AntiDiplomatico....
Guarda la puntata 03:
Radio Gaza è un programma a cura di Michelangelo Severgnini e Rabi Bouallegue.
La campagna “Apocalisse Gaza”, da cui nasce il programma e giunta al 84° giorno, ha raccolto fin qui 85.328 euro da 1.167 donazioni. Di questi, 85.245 euro sono stati già inviati a Gaza.
Proponiamo qui di seguito i testi della puntata.
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Radio Gaza - cronache dalla Resistenza
Un programma di Michelangelo Severgnini e Rabi Bouallegue
In contatto diretto con il popolo di Gaza che resiste e che ha qualcosa da dire al mondo…
Puntata numero 3 dell’11 settembre 2025
La terza puntata di Radio Gaza cade nel 24° anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle.
Non tanto quell’attentato, ma quanto ciò che ne è seguito, ha piuttosto sconvolto il mondo.
Ha sconvolto la nostra percezione occidentale del mondo e in particolare di quel mondo che noi, con formula anglosassone, chiamiamo Medio Oriente, come se la terra che è stata la culla della civiltà possa essere la metà di qualcos’altro.
Non più Paesi sovrani, ma trattati come protettorati “de facto”, fin dove si può, dal potere occidentale.
Da quel giorno i metodi coloniali dell’emisfero anglo-americano-sionista sono diventati sempre più espliciti e senza vergogna.
Il bombardamento a tappeto di civili, dall’Iraq, alla Libia, alla Siria, al Libano fino a Gaza, è diventato prassi, sebbene sia vietato sin dalla risoluzione dell’Assemblea delle Società delle Nazioni, siglata nel 1938 come risposta al bombardamento di Guernica nella guerra civile spagnola.
Ciò non ha impedito bombardamenti a tappeto su vicili nel corso di tutta la seconda guerra mondiale, tra tutti il bombardamento di Dresda, rasa al suolo il 14 febbraio 1945 dall’aviazione inglese. Per non contare le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki.
Dunque, non stiamo cadendo nella barbarie. Ci siamo sempre stati, nella barbarie. Da lì proveniamo.
Come poteva essere messo in atto l’intero corso coloniale europeo sul resto del mondo se non attraverso lo sterminio? Dai “conquistadores” spagnoli, a Leopoldo II in Congo, fino allo sterminio degli Indiani d’America, il colonialismo o lo fai così, o non lo fai.
E si ti trovi in una terra che non ti appartiene ma vuoi che sia tua, non c’è altro modo se non la barbarie.
Quella in corso a Gaza è barbarie in diretta televisiva, un genocidio servito all’ora di pranzo. Sono passati 24 anni da quell’11 settembre. I bombardamenti a tappeto su civili ancora non sono finiti. In queste ora è Gaza Città ad essere sotto le bombe dell’esercito israeliano nella sua avanzata da Nord.
I combattimenti avvengono strada per strada. I carri armati israeliani sono sotto la finestra. Le imboscate della Resistenza si consumano all’improvviso. Missili piovono sui palazzi ancora in piedi sospettati di ospitare combattenti, dove alloggiano quelle famiglie che ancora non hanno lasciato tutto per dirigersi a sud.
Un nostro contatto ci racconta questi momenti dall’interno di Gaza Città.
<<Che la pace sia su di te amico mio, per cominciare la situazione nella striscia di Gaza, e a Gaza Città, è la seguente: tutti i giorni ci sono esplosioni e terribili bombardamenti con aerei F16 e F35, distruzioni di torri residenziali. Nella giornata di ieri Israele ha distrutto quattro torri residenziali. Una torre residenziale è composta da 15 piani, ed ogni piano da 3 appartamenti penso che avrai capito quante persone sono state sfollate in seguito al bombardamento di questi edifici. L'altro ieri è stato bombardata la casa situata di fronte casa mia, 5 persone della famiglia Bawad sono state martirizzate, un intera famiglia è stata sterminata, inoltre i carri armati stanno avanzando…
Inoltre, i carri armati stanno avanzando, sono arrivati nel cuore di Gaza Città, in via Jalaa, ci sono sparatorie, bombardamenti, deflagrazioni di sorte di robot, dei carri armati carichi con 60/160 chili di esplosivo e che vengono fatti esplodere tra gli edifici abitati. La situazione qui è pericolosa, è molto difficile, e in aggiunta agli elevati prezzi del cibo, anche la ricerca di un posto dove vivere, le tende, il trasporto, sono molto cari...La situazione è molto, molto difficile. A Gaza Città, nella giornata di Ieri, gli aerei israeliani hanno lanciato dei comunicati chiedendo agli abitanti di Gaza Città di abbandonare la città e dirigersi nel Sud, a Khan Younis. Nella zona dove ci vogliono mandare si sta riempiendo con 2 milioni di persone, non basta nemmeno per 15/30.000 persone, una zona molto piccola e stretta e la zona umanitaria non è stata allargata, al contrario è rimasta invariata ed era già affollata per via delle passate operazioni a Gaza Città e la situazione per la gente peggiora sempre di più. La situazione economica, tu le conosci meglio di me, è molto difficile, la situazione economica è diventata impossibile, siamo fisicamente ed economicamente stremati, dal mese di Marzo i prezzi dei prodotti alimentari. E ti assicuro amico mio, dal 2 di Marzo, le organizzazioni internazionali non hanno inviato alcun aiuto agli abitanti (della striscia), né denaro, né cibo, né prodotti sanitari, ne prodotti per l'igiene. La gente è stata lasciata sola ad affrontare questa carestia e questo blocco e le organizzazioni internazionali raccolgono donazioni senza far arrivare nulla al popolo di Gaza dal 2 Marzo.
Solo ieri, a Gaza Città, sono state martirizzate 93 persone. Solamente nella giornata di ieri. In soli 24 ore, 94 persone sono state uccise in un solo giorno per mano dell'esercito israeliano, e questo solo a Gaza Città, mentre le vittime in tutta la striscia di Gaza sono 124 persone i bombardamenti sono dappertutto, la zona umanitaria è una grande menzogna, ieri è stata bombardata la zona di Al Mawasi (Khan Younis) dichiarata zona umanitaria per più di una volta, qualche giorno fa c'è stato un gran massacro nella zona di Al Mawasi, sono stati bombardati degli accampamenti a Khan Younis. I bombardamenti a Gaza non si sono mai fermati.
Adesso ti racconterò di stanotte. Ieri notte è stato un inferno, i bombardamenti hanno continuato per tutta la notte, anelli di fuoco che non si fermano, le esplosioni fanno tremare la terra, sopra e sotto di noi i bambini erano molto terrorizzati i bombardamenti sono continuati fino alle 9 del mattino. Ieri siamo scampati dalla morte. Ieri notte non abbiamo vissuto, ci siamo solo salvati dalla morte, e questa mattina siamo alla ricerca di qualcosa da mangiare per i nostri bambini nella speranza di trovare qualcosa che costi poco, non è rimasto granché.
Mi scuso per il ritardo, ma ieri sera è avvenuto un massacro alle 4 del Mattino, all'alba, nella via dove abito. Una casa composta da diversi piani è stata bombardata uccidendo sul colpo 25 persone l'assistenza alle persone e lo sgombero dei feriti rimasti nella casa mi ha tolto parecchio tempo e poi ci sono stati i funerali dei martiri, che Dio abbia misericordia di loro.
Per quanto riguarda la somma ricevuta: ammonta a 1500 shekel (380 euro), abbiamo acquistato farina, zucchero, riso, formaggio, sale, lievito per l’impasto.
Adesso stiamo organizzando dei pacchi alimentari per distribuirla alla gente povera cercherò di organizzare dei pacchi contenenti tutti i beni alimentari di cui hanno bisogno le persone in modo da permettergli di avere da mangiare per i prossimi giorni gli basterà per 2/3 giorni, cercherò di essere utile in base alla somma di cui dispongo e se Dio vorrà tutto andrà bene, ovviamente ti invierò dei video e delle foto della distribuzione per prima cosa firmerò la fase di preparazione dei pacchi, cercherò di non filmare i volti per proteggere la dignità delle persone, gli porteremo i pacchi direttamente a casa>>.
La campagna “Apocalisse Gaza” è arrivata oggi al suo 84° giorno. I soldi raccolti sono stati finora 85.328 euro da 1.167 donazioni. Di questi, 85.245 euro sono stati già inviati a Gaza.
Anche questa settimana riportiamo alcune iniziative nel frattempo avvenute sul territorio italiano in sostegno della campagna. Donazioni collettive sono infatti pervenute dal gruppo "Montecchio e Dintorni”, in provincia di Reggio Emilia e dalla “Rete Solidale e Antirazzista di Piombino”.
Sabato 20 settembre invece a Genova, presso il bar Santa Zita alle 18, si terrà un’iniziativa di raccolta fondi alla quale chi fosse nei paraggi è invitato a partecipare. Per informazioni e prenotazioni: iniziativegenova@gmail.com.
Un’altra comunicazione di servizio: per seguire le informazioni sulla campagna, oltre al canale Telegram “L’Urlo di Michelangelo Severgnini”, da oggi potete aggiornarvi dalla pagina Facebook di Radio Gaza.
(FB: RadioGazaAD)
Il tema della “Sumud Flotilla” tiene ancora banco, per quanto non abbiamo ormai più molto da aggiungere, né noi, né i Palestinesi a Gaza con cui siamo in contatto.
Nella scorsa puntata un Palestinese, esprimendosi all’interno di una figura retorica, aveva affermato che la “crociera” sarebbe finita nel porto di Eilat, che è il principale porto turistico israeliano, dove attraccano le grandi navi da crociera. Il porto di Eilat si trova sul Mar Rosso, nel golfo di Aqaba, come tutti sanno, quindi è inverosimile un dirottamento che preveda l’attraversamento del Canale Di Suez. Tuttavia “la crociera che termina ad Eilat” era da intendersi in blocco come figura retorica.
Il prossimo messaggio vocale raccolto da Gaza, al contrario, non usa figure retoriche ed entra nei dettagli dell’operazione prossima a compiersi, con un altro registro, più serio e dettagliato.
<<Che la pace sia su di te Rabi. Vorremo far pervenire un messaggio da parte di alcuni abitanti di Gaza che vedono nella Flottiglia una sorta di parata mediatica che non cambierà nulla della loro situazione quotidiana. In passato si erano ripetute queste iniziative ma nella maggior parte dei casi venivano bloccate oppure finivano per non portare aiuti concreti, secondo loro (i Gazawi) le flottiglie provocano solamente un clamore mediatico temporaneo destinato a scomparire e nel mentre le sofferenze continuano, quello di cui hanno bisogno sono soluzioni durature e l'apertura di valichi in maniera organizzata, e non di flotte simboliche che finiscono per essere bloccate e confiscate senza alcun impatto concreto sul territorio.
Quando una flottiglia si avvicina a Gaza, per impedirlo, Israele mette in pratica una serie di operazioni militari: 1. prima che le navi entreranno nelle acque che Israele considera ''zona di sicurezza'' la marina israeliana invia degli avvisi radio ordinando alle navi di cambiare rotta verso un altro porto, di solito nel porto di Arish, in Egitto. 2. se le navi non si conformano agli ordini, le navi da guerra inizieranno l'accerchiamento. Le forze speciali Shayetet 13 abbordano le navi e ne prendono il controllo con la forza senza l'utilizzo di armi da fuoco, salvo se l'equipaggio non opponga resistenza. 3.Una volta preso il controlo delle navi verrano condotte nel porto di Ashdod il carico verrà ispezionato e confiscato, gli attivisti verranno temporaneamente imprigionati per poi essere rimpatriati. 4. Israele giustifica queste azioni in quanto fanno parte del blocco navale imposto a Gaza per vietare l'ingresso di forniture militari ad Hamas>>.
Un fenomeno apparso piuttosto evidente nei giorni scorsi, è stato quello della discrepanza al confronto tra il materiale che stiamo raccogliendo e divulgando e alcune dichiarazioni di leader politici legati alla Resistenza, i quali, al contrario delle testimonianze da noi raccolte da Gaza, hanno sostanzialmente accolto con favore l’iniziativa della “Sumud Flotilla” dai loro uffici in Qatar o Turchia.
Ora, non vogliamo speculare su questa discrepanza, frutto dell’inevitabile differenza di punti di vista tra chi sta sul campo a morir di fame e chi elucubra strategie ispirate alla realpolitik per uscire da questa situazione. Ognuno ha il suo compito.
Tuttavia la Resistenza, come già detto, non è una sigla, né un comitato politico. La Resistenza è un sentimento.
I quasi due milioni di Palestinesi che stanno resistendo a Gaza, rifiutandosi di abbandonare la Striscia, aggrappati alla loro terra, sfidando la fame, la sete e i missili israeliani, sono soprattutto loro a tenere in piedi la Resistenza.
Non è Hamas a combattere. Non è un’idea di Hamas questa Resistenza. E’ tutto il popolo palestinese di Gaza il protagonista e tutti gli altri, da Hamas in giù, con i loro limiti, stanno cercando di governare al meglio questo incancellabile atto di eroismo collettivo.
Pertanto, avrà dei futili e temporanei margini di guadagno politico, comunque andrà, questa “Sumud Flotilla”, ai cui partecipanti auguriamo un pronto ritorno a casa, sani e salvi. Ma i protagonisti sul campo di questa Resistenza dichiarano che per resistere, più che le imprese inconcludenti, servono contanti, per riempirsi lo stomaco, non per assistenzialismo, ma per tenersi in vita, per essere in forze quando sarà il momento decisivo.
<<Che la pace sia su di te amico come va? Fosse per me, ben venga questa flottiglia, ne saremo felici se mai arriverà nella Striscia ma la domanda è : giungerà fino a noi dopo tutte queste difficoltà, e in tutto ciò l'esercito israeliano si sta preparando per intercettarla in alto mare.
Questo tizio parla con sangue freddo, perché non vive quello che stiamo vive adesso, parla con freddezza
Lui rappresenta il ramo politico del movimento, perché non agisce? Perché lui stesso non fa qualcosa?>>.
Un mare di gente sta attraversando in queste ore la Striscia di Gaza da Nord verso Sud. Diverse centinaia di migliaia di persone in marcia con donne, anziani, bambini, per sottrarsi ai combattimenti e all’avanzata dell’esercito israeliano.
I bombardamenti a tappeto indiscriminati dell’esercito israeliano colpiscono anche le colonne in fuga.
Il video di cui si parla nel messaggio, sarà montato in seguito negli episodi del film in progress, arrivati al quarto mini-documentario, tutti caricati sul canale YouTube dell’AntiDiplomatico.
<<Che la pace sia su di te? Hai visionato i video amico mio? Lo giuro amico mio, in questo momento mi stavo recando al mercato per comperare della legna per cucinare qualcosa da mangiare perché in tutta Gaza non si trova il gas, non c'è gas. Stavo andando a comperare della legna e quando sono entrato in questa via molte persone mi hanno consigliato di non farlo, perché una zona residenziale stava per essere bombardata dopodiché ho iniziato a filmare con il mio cellulare i crimini dell'esercito di occupazione commessi contro di noi.
Si amico mio, sta arrivando un sacco di gente e buona parte delle famiglie vivono per strada.
Dicono che 300.000 persone sono state sfollate dal Nord al Sud della Striscia di Gaza, un esodo di 300.000 persone e non c'è spazio per loro.
Lo giuro amico mio, non so come descriverti la situazione delle famiglie che sto accogliendo adesso giuro che non hanno nulla. Hanno finito la farina due giorni fa>>.
Il sud della Striscia, Khan Younis e dintorni, è diventato ormai un imbuto, dove centinaia di migliaia di civili si sono ammassati, gomito a gomito, in pochi metri quadri, dormendo ad ogni angolo di strada, spesso all’aperto, senza una tenda, senza un riparo.
Se il confine tra l’Egitto e la Striscia di Gaza venisse aperto indiscriminatamente, basterebbe diffondere il panico perché tutta questa moltitudine venga spinta al di là.
Così finirebbe la storia di Gaza.
Ma l’Egitto non lo farà. E in questo sta facendo la sua parte.
Ma noi non sappiamo se in questi casi valga di più la realpolitik o il limite dell’umana sopportazione. Nel dubbio, ci atteniamo alle parole dei Palestinesi a Gaza che ci ribadiscono ogni giorno che resisteranno fino all’ultimo respiro.
Questo è ciò che si sta giocando in queste ore da quelle parti.
Grazie alle ultime generose donazioni siamo intervenuti presso decine di famiglie nel sostegno alla loro situazione disperata, con l’acquisto di cibo, ma anche tende e medicine.
Siamo solo una goccia nel mare delle necessità, ma che perlomeno non è andata sprecata. Ed è lì, sul campo, a dare il suo contributo alla Resistenza.
<<Giuro amico mio, noi non sappiamo nulla di questi combattimenti perché spesso avvengono in zone evacuate dall'esercito israeliano ed è per quello che la Resistenza opera in queste zone, noi non sappiamo nulla perché siamo civili e non ne capiamo nulla. di tutto ciò.
A Gaza lo sfollamento non è una scelta, ma una fuga dai bombardamenti, quando le forze di occupazione emettono un avviso di evacuazione dell'area, la gente ha poche ore o pochi minuti per prendere i bambini, raccogliere tutto e abbandonare le loro case. Non ci sono mezzi di trasporto sufficienti e spesso lo sfollamento viene affrontato a piedi.
Che la pace sia su di te Sidi, i prezzi dei medicinali e dei beni di prima necessità a Gaza sono saliti alle stelle fin dall'inizio del 2025, per via dei continui attacchi israeliani e la chiusura dei valichi, fatti che che causato una carenza negli approvvigionamenti e il peggioramento della crisi umanitaria.
Ma comunque amico mio non ci sono dati disponibili sui prezzi dei medicinali in questo periodo, quindi è molto probabile che l'aumento vertiginoso dei prezzi dei medicinali sia provocato dal blocco e dalla carenza di approvvigionamenti che impediscono alle persone di ottenere le cure mediche necessarie.
Per quanto riguarda lo sfollamento amico mio, la gente si sta rifugiando nelle Moschee, nelle scuole, negli ospedali abbandonati e anche negli spazi aperti ci sono anche dei campi profughi, con tende costruite con nylon e pezzi di tessuti logori che non proteggono dal freddo, dalla pioggia, o i bombardamenti
E dopo, amico mio, a Gaza sciolgono la plastica per farci un gasolio artigianale se Dio vorrà quando sarò nella mia zona ti filmerò tutta la procedura.
Amico mio, non abbiamo carburante. Il carburante non si trova non entra nemmeno per gli ospedali privati. Adesso il carburante lo si ottiene dall'olio di cucina. L'olio con cui cuciniamo il cibo viene mescolato con del gasolio per usarlo nei trasporti.. Così va avanti la vita>>.

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