I segnali mandati da Putin
Il significato dell'irruzione nelle sedi delle Ong e dell'esercitazione nel Mar Nero
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Il regime di Vladimir Putin ha intrapreso in settimana due decisioni che dimostrano il nuovo corso maggiormente autoritario della sua nuova presidenza al Cremlino.
Mercoledì, con una decisione senza precedenti, le autorità russe hanno fatto irruzione senza preavviso ed ispezionato gli uffici di Human Rights Watch ed altre organizzazioni umanitarie operanti nel paese, tra cui Civic Assistance refugees e Transparency International corruption. Il capo del dipartimento Europa e Asia centrale di HRW, Rachel Denber, ha denunciato espressamente la pressione sulla società civile da parte del governo russo dopo l'adozione di una serie di leggi liberticide lo scorso anno. Queste ultime, tra l'altro, definivano le organizzazioni internazionali finanziate da fondi occidentali al pari di “agenti stranieri”, a cui applicare una normativa di controlli molto stringente. Immediate e durissime le reazioni da parte di alcuni paesi dell'Unione Europea. La Germania ha espresso preoccupazione per le ispezioni alla Konrad Adenauer Foundation (KAS) a Mosca - think tank politico con legami con il partito di Angela Merkel – con un portavoce della cancelliera che ha addirittura ipotizzato come l'azione degraderà le relazioni tra Germania e Russia. La Francia ha, dal canto suo, chiesto immediate spiegazioni all'ambasciatore russo a Parigi su una ispezione similare alle attività di Alliance Franchise.
Giovedì, inoltre, il Cremlino ha ordinato un'imponente esercitazione militare non programmata con 36 navi ed oltre 7 mila soldati nel Mar nero come manifestazione di forza per la regione ed un segnale alla comunità internazionale in una fase di cruciali decisioni in vista, sul salvataggio finanziario di Cipro, che lede diversi interessi economici russi in primis, ma anche sul conflitto siriano. Non a caso, sempre ieri, da Durban, al forum annuale dei Brics, Putin e gli altri presidenti alla riunione hanno ricevuto la lettera appello ad unire le forze per porre fine alle violenze in Siria ed alleviare le sofferenze del popolo siriano a causa delle sanzioni economiche “ingiuste e illegali”.

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