Il Ceo di Goldman: "Andrebbe bene sia una presidenza Bush che Clinton"

La corsa alla Casa Bianca si continua a giocare nelle stanze della principale banca americana.

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Il Ceo di Goldman: "Andrebbe bene sia una presidenza Bush che Clinton"


Dopo aver infranto la legge, secondo il Weekly Standard, per l'uso della sua e-mail personale per  questioni riguardanti il Dipartimento di Stato, Hillary Clinton è immersa nella corsa alla presidenza degli Stati Uniti d'America con un altro figlio della dinastia Bush. In quella che nell'immaginario collettivo viene percepita ancora come democrazia, è, infatti, iniziata la sfida tra oligarchie per la prossima presidenza. E sapete chi godrà della vittoria finale tra la cosiddetta “sinistra” e “destra” americana? Il vero trionfatore, qualunque sia il prossimo presidente della Repubblica, sarà... Goldman Sachs. Sia Bush III che Clinton II stanno facendo di tutto per finire, infatti, nella busta paga della principale banca di Wall Street: attraverso cene a base di ostriche e caviale, il desiderio è poter ricambiare tutti i favori che poi gli chiederanno una volta eletti. 
 
Come spiega Politico nell'articolo "Goldman Sachs Primary" la corsa presidenziale del 2016 si svolgerà direttamente in un forum d'elite, le stanze di Goldman Sachs. Questo significa che l'hedge fund che conosce l'”hedging” meglio di chiunque altro, scrive Zero hedge, si assicurerà facilmente il potere reale chiunque vincerà l'elezione presidenziale più
irrilevante al mondo, in cui sono le banche centrali a determinare ogni scelta.

Ecco Bush questa settimana incontrerà non uno ma due organizzatori Goldman. Jeb Bush tornerà a New York per ottenere i soldi (miliardi di soldi) in un evento oggi al Ritz Carlton organizzato da Dina Powell, che dirige la Goldman Sachs Foundation e ha già lavorato alla casa Bianca indovinate per chi? George W. Bush (Bush II). Tra gli organizzatori anche John Waldron, cofondatore dell'investimento bancario, Alison Massa, un senior investment banker, e Faryar Shirzad, un executive Goldman a Washington, anche lui ex dipednente di George W. Bush. Se volete partecipare all'evento portate con voi 5 mila dollari per l'ingresso. 

Ma non finisce qui perché poi arriva la cena. E l'Ex Governatore della Florida farà pagare 50 mila dollari a persona in un altro evento della sera organizzato da Jim Donovan, un senior Goldman executive, fundraiser e consigliere principale di Mitt Romney ed ora di Bush III. Sarà presente anche John Thain, ex presidente Goldman, Scott Kapnick, ex capo dell'investment banking a Goldman ora chief executive di Highbridge Capital; Ed Forst, ex capo della Goldman’s investment management division; e con Muneer Satter, ex Goldman executive consigliere finanziario di Romney.

Ma Bush III si è mosso dopo Hillary e Bill (I Clintons) che hanno già strappato importanti cifre da Goldman e Wall Street in generale attraverso le loro campagne e fondazioni di carità.  



Nella foto con Clinton, l'attuale chief executive di Goldman Lloyd Blankfein, che ha già dichiarato come "andrebbe d'accordo con una presidenza Bush o Clinton". La principale banca di Wall Street finanzierà, quindi, pesantemente entrambi i favoriti a divenire il prossimo presidente degli Stati Uniti, con lo sfondo degli slogan “anti-banchieri” da parte di Elizabeth Warren o la retorica vuota del tea party che servirà, come Sel o Salvini in Italia, a creare l'illusione nell'elettorato che esista una visione diversa da chi detiene il potere a Washington.

Una cosa è chiara: entrambi i candidati stanno facendo a gara per finire nella busta paga di Goldman, la cui strategia è semplice: inondare di soldi entrambi i candidati – soldi stampati a fiume da quella Fed controllata a New York dal braccio armato di Goldman – e in cambio ottenere protezione dall'alto che nessuno tolga mai il sangue ai vampiri. "A Goldman piace entrare in entrambi i lati della recinzione e questo è particolarmente vero per una gara in cui i due candidati - Bush e Clinton - potrebbero essergli molto utili”. Lo ha detto Charles Geisst, uno storico di Wall Street a Manhattan College.
 
Nel frattempo, conclude Zero Hedge, il pubblico ingenuo degli Stati Uniti continua a credere in queste pittoresche, a lungo confutate, idee come "democrazia", "rappresentazione" e "sinistra vs destra", ognuno delle quali sono state da tempo annullate dai titani di Wall Street. 

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