Il compromesso che compromette

"Il programma di Tsipras contrasta profondamente con le logiche della zona euro. Qualcuno dovrà cedere e non esiste compromesso"

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Il compromesso che compromette

 
Dopo lo stallo di mercoledì notte nella riunione fiume dell'Eurogruppo, il primo ministro Alexis Tsipras sembrerebbe aver ricucito parzialmente i rapporti con il presidente Jeroen Dijselbloem, trovando un accordo "ponte" a margine del Vertice dei capi di Stato a Bruxelles. Si è deciso, in particolare, di formare un team di esperti tra tecnici greci e tecnici della Bce, FMI e Commissione (troika) per arrivare ad un compromesso tra l'attuale programma di salvataggio e le proposte del governo greco, da discutere poi nel prossimo incontro fissato per lunedì 16 febbraio. Lo riporta il quotidiano greco To Vima.
 
Con i fondi nelle casse del paese ormai quasi esauriti e l'accesso alla linea emergenziale ELA quasi al limite, il nuovo governo di Atene ha utilizzato molto bene la “minaccia di un'alternativa russa e cinese” per tornare ad essere un protagonista attivo di una negoziazione reale e non come in passato un mero esecutore di ordini dall'esterno. Questo è un dato di fatto. Ed ora Angela Merkel, dopo le dichiarazioni bellicose dei giorni scorsi, è costretta a dire che “l'Europa è sempre alla ricerca di un compromesso”. 
 
Bloomberg ieri sera, citando fonti governative di entrambi i paesi, dava l'idea della trattativa sul compromesso in corso:
 
“Grecia e Germania stanno perseguendo un accordo per permettere la prosecuzione del programma di salvataggio e ognuna delle due parti dimostra una volontà di compromesso, secondo fonti dei governi presenti nelle trattative. 
La Germania non insisterà sulla prosecuzione di tutti gli elementi dell'attuale programma, hanno dichiarato du funzionari a Berlino. Non appena il programma sarà prolungato, hanno dichiarato, la Germania sarà disponibile a rivedere il livello di surplus necessario e le condizioni di vendita degli asset governativi.
Da parte sua la Grecia è preparata nell'impegnarsi ad un surplus di budget primario, ma inferiore al 4% del Pil previsto attualmente, secondo funzionari greci. Il primo ministro Alexis Tsipras potrebbe anche concedere un compromesso sulle privatizzazioni, ha dichiarato uno dei due”
 
E quindi dopo lo stallo di mercoledì, siamo tonrati alla pre-tattica prima del nuovo incontro (il secondo round) previsto per lunedì prossimo. L'”accordo di non essere d'accordo ma che dobbiamo esserlo in futuro”, del resto, non aggiunge nulla di nuovo al tira e molla iniziato il 25 gennaio. “Il fatto è che il programma di Tsipras contrasta profondamente con le logiche della zona euro. Qualcuno dovrà cedere e non esiste una soluzione di compromesso praticabile  per soddisfare le richieste di tutte e due le parti. In tal senso, qualsiasi soluzione è destinata a sciogliersi come neve al sole”, ha dichiarato all'Antidiplomatico Paolo Cardenà di Vincitori e Vinti. 
 
E' chiaro come in una situazione in cui solo nel mese di gennaio la Grecia è andata sotto di un miliardo di euro rispetto ai target previsti, il teatrino di ieri è servito solo per calmare i mercati e comprare tempo in vista del nuovo incontro di lunedì prossimo e della scadenza del programma di aiuti per il 28 febbraio. “Molti istituti d'investimento stanno riformulando il proprio orientamento a proposito della Grexit. Ubs la dà quasi per scontata. E' tutto un castello di carte pronto a crollare al primo starnuto. Nelle prossime settimane faranno di tutto per salvare il salvabile, ma il sistema, a mio avviso, è pressoché saltato. È solo una questione di tempo”.

E quindi le due parti stanno ora cercando di creare le premesse per un nuovo bluff, un nuovo castello di carte che possa essere vendibile sia per l'elettorato di Angela Merkel che per quello di Tsipras. Alla fine potrebbero anche riuscirci, ma poco tempo dopo le insostenibilità di questa unione valutaria riemergerebbero tutte. “E' probabile che si giunga ad una soluzione di compromesso, che verrà spacciata per un'ottima soluzione, sia per i contribuenti tedeschi e gli elettori che hanno votato Tsipras. Salvo poi accorgersi, tra qualche mese, che sarà stasa una pessima soluzione”, conclude Cardenà.

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