Il futuro ibrido della comunicazione e il M5S. Paolo Becchi
"Non basta ripeterci che non siamo un paese con un'informazione libera. Bisogna trarne le giuste conclusioni".
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di Paolo Becchi
Vecchi e nuovi media conviveranno tra loro. La rete non sostituirà stampa e televisione, come si credeva in passato, perché queste ultime hanno dimostrato di sapersi adattare bene alla nuova realtà di comunicazione. Sugli schermi televisivi scorrono i vari tweet mentre vengono trasmessi i talk politici e alle copie cartacee i giornali hanno aggiunto una redazione online in grado di coprire gli spazi della rete. Stiamo andando verso quel processo di ibridazione ben descritto da Andrew Chadwick in The Hybrid Media System: Politics and Power, in cui l'autore spiega come la rapida evoluzione delle nuove forme di tecnologia abbia modellato i media e la politica in qualcosa di completamente diverso rispetto al passato. Secondo Chadwick, la politica è sempre più definita da organizzazioni, gruppi e individui che saranno in grado di legare le logiche dei nuovi e dei vecchi media in quello che definisce appunto un sistema ibrido. La comunicazione politica, conclude l'autore, è entrata in una nuova era e nello scontro tra vecchi e nuovi media si crea, a volte, caos e disintegrazione, ma anche nuove, sorprendenti, forme di integrazione e di ordine.
Il futuro politico in Italia si giocherà tra Renzi e Grillo perché entrambi hanno capito bene questo processo in corso. Il declino di Berlusconi è sotto questo profilo da leggere anche come la fine di chi è nato con le televisioni private ed è rimasto fisso a quel modello di comunicazione, non sapendo utilizzare i nuovi media. In termini di filosofia politica si potrebbe dire che la legittimità del sistema politico passa attraverso la legittimità digitale, anche se questa da sola non basta.
La specificità del caso italiano, rispetto a questo fenomeno globale a livello di comunicazione, è che la televisione è in mano ai partiti e i grandi giornali nazionali non fanno altro che riportare a parole quello che le tv fanno apparire in immagini. Il dibattito pubblico è, in poche parole, manipolato e lo è pure il consenso: quando sei inondato tutto il giorno di notizie strumentalizzate e false che affermano il “successo” di Renzi, quando hai decine di giornalisti che seguono il premier nelle scuole e mostrano alla tv bambini in estasi e quando hai talk show studiati a tavolino per mandare un messaggio preciso, finisci con il soccombere al martellamento mediatico e convicerti che tutto ciò sia vero.
Pensate alla riforme elettorali rilanciate in questi giorni per fare di nuovo audience, sapendo che tra un po’ con l'inizio dei mondiali tutti non avranno altro che il pallone in testa e non se ne ricorderanno più. Pensate alle interviste dei giornali a Renzi con titoli ad effetto e su due pagine rispetto ai piccoli ritagli dedicati a dichiarazioni di grillini volti solo a dimostrare presunte lacerazioni interne del Movimento. Pensate a giornalisti, che hanno abdicato per decenni alla loro professione per “servilismo” rispetto al padrone che garantiva loro il finanziamento pubblico e quindi lo stipendio, che ora si riscoprono cronisti d'assalto dalle mille “curiosità” se davanti hanno un esponente del Movimento 5 Stelle. Si tratta di un sistema, quello italiano, completamente compromesso e il fatto che siamo considerati un “paese semi-libero” dalle organizzazioni internazionali che studiano il livello della libertà di stampa ne è la dimostrazione. Non basta ripetercelo, come Movimento, bisogna trarne le giuste conclusioni.
Nell'ultimo periodo, mi è capitato di andare spesso in televisione ed ho maturato alcune riflessioni sull'uso dei mezzi tradizionali di comunicazione. La prima è che senza televisione il Movimento 5 Stelle ha sfiorato il 25% di voti e con l'uso della televisione siamo andati sotto di qualche punto. Perché è accaduto, nonostante le ottime figure che hanno fatto i nostri portavoce con la loro preparazione in TV? Ecco, io credo che non vada demonizzata la televisione in sé, ma il modo italiano di farla. Mi riferisco nello specifico ai talk che sono gestiti molto spesso proprio per mettere in difficoltà il Movimento. Su questo punto Beppe Grillo ha perfettamente ragione: la nostra televisione è al momento di poco aiuto per far penetrare le nostre idee. Questo posso dirlo sulla base della mia esperienza personale. Ecco perché consiglierei un uso prudente di questo mezzo e ritengo che la cosa migliore sarebbe, come al tempo delle elezioni di febbraio, “esserci sempre senza esserci mai”, costringere la televisione a rincorrere il Movimento, proponendo le sue iniziative, le sue agorà e i suoi interventi. Qualcosa di analogo si può dire dei giornali nazionali: l'errore più grande è rilasciare interviste che vengono subito utilizzate per creare divisioni e lacerazioni interne.
Il mondo della comunicazione va verso quello stato ibrido descritto da Chadwick e per questo il Movimento deve studiare un nuovo sistema che bypassi l'intermediazione del giornalista e del conduttore televisivo per giungere direttamente ai cittadini. Non è certo un'impresa facile, ma potrebbe passare dalla costituzione di nuovi strumenti da affiancare al Blog per la divulgazione dell'informazione quotidiana. Sulla rete nessuno è in grado di competere con il Movimento 5 Stelle, ma, in un mondo ibrido, è tempo di pensare anche a propri mezzi tradizionali.
Napoleone aveva scritto da qualche parte che c'è da avere più paura di tre giornali ostili che di mille baionette. Questo vale ancora oggi, ma nel caso del Movimento 5 Stelle, il pericolo non viene solo dai giornali ostili, ma anche da quelli che si presentano come "vicini" e proprio per questa presunta vicinanza pretendono di dettargli la linea politica.

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