Il grand tour asiatico di Hillary Clinton

Le tensioni nel Mar Cinese meridionale e la cooperazione militare al centro della missione del Segretario americano

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Il grand tour asiatico di Hillary Clinton

 Il recente tour nella regione Asia – Pacifico compiuto dal Segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha dato l’ennesima conferma del rinnovato interesse statunitense per l’area. La Clinton ha fatto tappa alle Isole Cook per il Forum delle Isole del Pacifico (PIF), in Indonesia, dove ha visitato il Segretariato Permanente dell’Association of South-East Asian Nations (ASEAN) a Jakarta, a Timor East per la prima visita di un Segretario di Stato americano, in Cina e in Brunei, che il prossimo anno deterrà la presidenza di turno dell’ASEAN.
 
Le tensioni nel Mar Cinese meridionale. Il viaggio segue di un mese  la missione diplomatica di luglio che ha visto la Clinton prendere parte al vertice ASEAN. In quell’occasione, l’Organizzazione che riunisce le nazioni del Sud – Est asiatico non è riuscita a dirimere le tensioni crescenti nel Mar Cinese Meridionale connesse ad alcune rivendicazioni su aree ricche di giacimenti sottomarini che vedono Pechino opporsi a Filippine, Vietnam, Malaysia, Brunei e Taiwan. In particolare, le isole Spratlys e le Paracels sono al centro di una disputa tra Cina e Vietnam mentre le Scarborough sono contese tra Pechino e Filippine. Nel corso dell’ultimo vertice si sono scontrate due opzioni: quella cinese, che vuole la risoluzione delle controversie attraverso accordi bilaterali, che di fatto escluderebbe gli Stati Uniti, e quella sostenuta dagli altri Paesi, compresi gli Stati Uniti, che volevano invece una soluzione su base multilaterale. 
Nella tappa cinese del suo tour, la Clinton non ha riportato grandi progressi in merito alla posizione cinese sulle dispute territoriali sul Mar Cinese Meridionale pur definendo “utili” i colloqui avuti con il Presidente cinese Hu Juntao e altri esponenti del Partito Comunista Cinese.
 
Il Secolo del Pacifico. Il “Secolo del Pacifico”, così ribattezzato dallo stesso Segretario di Stato in suo articolo del 2011 su Foreign Policy, domina sempre di più l’agenda dei funzionari statunitensi dell’amministrazione Obama, evidenziando la crescente importanza strategica che la regione rappresenta per lo stesso “interesse nazionale” americano, come ha tenuto a precisare la Clinton parlando in Indonesia.
Le dinamiche in atto nel Pacifico suggeriscono sia come il tanto dibattuto “slittamento” del centro di potere globale, dall’Europa all’Asia, sia ormai una realtà, sia come un cambiamento nella struttura del potere, principalmente nei rapporti USA – Cina, potrebbe verificarsi in futuro. 
Il crescente coinvolgimento degli Stati Uniti nel Sud Est del Pacifico è dettato da interessi politico – economico - strategici connessi alle sue vaste riserve di petrolio e gas naturale, alle linee marittime di comunicazione e alle rotte di commercio mondiale che attraversano il Mar Cinese Meridionale, ma anche al containment della Cina. Pechino lavora da tempo per accrescere la propria influenza sugli Stati dell’area attraverso programmi milionari di aiuti allo sviluppo e finanziamenti a tassi agevolati per la realizzazione di opere pubbliche. Negli ultimi anni, destinatari degli aiuti cinesi sono stati la Papua Nuova Guinea, le Isole Cook, il Regno di Tonga, le Samoa e le Fiji. La Cina ha investito molto anche nella diplomazia e su strumenti come la formazione linguistica, lo scambio di studenti e il turismo per il rafforzamento delle relazioni.
Nonostante la Clinton abbia dichiarato “che il Pacifico è abbastanza grande per tutti”, il dinamismo di Washington nell’area ha acquistato nel tempo una maggiore concretezza. Le direttrici dell’azione statunitense non differiscono molto da quelle cinesi e sono essenzialmente di tre tipi: diplomatico, economico e militare. 
I frequenti viaggi dei funzionari americani nella regione, la storica partecipazione di Obama al vertice ASEAN nel novembre 2011 e il rafforzamento di istituzioni multilaterali regionali risponderebbero all’azione diplomatica.  La Clinton ha infatti esortato l’ASEAN  a perseguire una maggiore unità nella sua azione e nei confronti di Pechino. Gli Stati Uniti stessi, ha ribadito il Segretario di Stato, hanno interesse nel rafforzare la capacità dell’Organizzazione di affrontare le sfide regionali in maniera efficace e di svolgere un ruolo importante nell’approfondimento dell’integrazione regionale.   
I  circa 300 milioni di dollari annui spesi dagli USA per il Pacifico, a cui si andranno a sommare i 32 milioni in programmi di aiuti annunciati dalla Clinton alle Isole Cook, fanno parte della leva economica azionata da Washington. In Indonesia la Clinton ha annunciato anche che l’USAID, United States Agency for International Development, investirà 83 milioni di dollari, nei prossimi cinque anni, per sostenere la formazione primaria in Indonesia e 20 milioni per la formazione universitaria. A Timor East ha parlato invece di ulteriori programmi, tra cui 6,5 milioni di dollari per favorire gli scambi culturali tra i due Paesi. In quest’ottica va letto anche l’impulso dato alla Trans Pacific Strategic Economic Partnership, in occasione del vertice APEC del 2011. La TPP è un accordo economico per l’instaurazione di una zona di libero scambio siglato nel 2005 da Nuova Zelanda  Singapore, Cile e che ha visto l’adesione degli USA nel 2008, seguiti da Perù, Australia, Vietnam, Malesia, Messico e Canada.  
L’aspetto militare si sostanzia innanzitutto in un riequilibrio delle Forze Armate americane nel teatro Asia - Pacifico, confermato anche dalle recenti dichiarazioni del Segretario della Difesa degli Stati Uniti, Leon Panetta, in occasione del summit sulla sicurezza , Shangri – La Dialogue, a Singapore Il Segretario americano ha confermato che il 60% della flotta della US Navy stazionerà nel Pacifico. 
 
Cooperazione militare dell'area. Un ulteriore aspetto consiste, invece, nel consolidamento della cooperazione in materia di Difesa con alcuni Stati dell’area. Consolidamento che si traduce in un aumento degli aiuti militari, delle esercitazioni militari, degli accordi commerciali in materia di difesa e nell’apertura di nuove basi. L’Accordo bilaterale sul dispiegamento di un contingente militare USA in Australia stipulato nel novembre 2011 tra Obama e il Primo Ministro australiano, Julia Gillard, la Dichiarazione di Manila tra la Clinton e il Ministro degli Esteri Albert Del Rosario, la “Dichiarazione di Washington” tra Panetta e il Ministro della Difesa neozelandese Coleman del giugno scorso, sono alcuni degli esempi dell’aspetto militare della strategia americana.

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