Il Kenya ha un nuovo presidente

Le elezioni del 4 marzo sono state le prime dopo le violenze post-elettorali del 2007

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Il Kenya ha un nuovo presidente



Uhuru Kenyatta, figlio del Padre della Patria, Jomo Kenyatta, e' il nuovo presidente del Kenya.
 
Il risultato. Il 9 marzo la Commissione elettorale indipendente lo ha proclamato quarto presidente della storia del paese con il 50,03% delle preferenze e oltre il 25 % dei voti ottenuti in almeno 32 delle 47 contee del paese, come stabilito dalla Costituzione. Il suo principale avversario, il primo ministro uscente, Raila Odinga, ha annunciato di voler fare ricorso contro il risultato, a suo dire falsato da brogli diffusi, alla Corte Suprema ma ha anche detto che intende rispettarne il verdetto.
Anche nel 2007-2008 Odinga contestò i risultati e lo scontro politico si tradusse in un periodo di violenza post-elettorale che provocò oltre 1100 morti e 300 mila rifugiati.
 
I due blocchi e le accuse della Cpi. Raila Odinga, esponente dell’Orange Democratic Movement, era il candidato della coalizione Cord, con Kalonzo Musyoka del Wiper democratic Movement e Moses Wetangula. Kenyatta, membro del  The National Alliance, era il candidato presidenziale della coalizione Jubilee composta con lo United Republican Party del parlamentare William Ruto, la National Rainbow Coalition e il Republican Congress Party. L’alleanza tra Kenyatta, di etnia Kikuyu e Ruto, di etnia Kalenjin, rivali nelle elezioni del 2007 e tra le cui comunità si sono avuti i principali scontri del 2007, ha suscitato molte polemiche quando è stata ufficializzata, nel dicembre 2012, durante un comizio a Nakuro, una delle zone più colpite dalle violenze post-elettorali del 2007. Sia Kenyatta che Ruto sono inquisiti, insieme all'ex direttore del Servizio Civile, Francis Muthaura, e al conduttore radiofonico, Joshua Arap Sang, dalla Corte Penale Internazionale (Cpi) per crimini contro l’umanità in relazione al ruolo avuto nelle violenze etniche del 2007. Per quanto i due politici abbiano più volte ripetuto che non si sottrarranno alle richieste della Corte, ricoprire le due più alte cariche dello Stato potrebbe garantire loro di evitare il processo. Come ricorda John Campbell del Council on Foreign Relations, già nel dicembre 2010 il Parlamento kenyano aveva votato una risoluzione nella quale si chiedeva al governo di sottrarsi alla giurisdizione dello Statuto di Roma. I loro processi inizialmente previsti per il 10 aprile sono stati riprogrammati per il 9 luglio.
Uhuru Kenyatta presterà giuramento come presidente della Repubblica del Kenya il 26 marzo e diventerà il secondo capo di Stato africano, dopo Omar al-Bashir del Sudan, ad essere incriminato dalla Cpi. Tre i cardini del suo manifesto elettorale: unità per superare le divisioni etniche, sviluppo economico e apertura alla società civile. 
 
Il timore di nuove violenze. Il 4 marzo circa l’84,9% dei 14,4 milioni di kenyani aventi diritto al voto si sono recati alle urne per scegliere tra otto candidati alla carica di capo dello Stato, per il rinnovo del Parlamento, per eleggere 47 governatori, 47 senatori, le assemblee di contea e le rappresentanze femminili.
Le elezioni sono state le prime a livello nazionale dopo le presidenziali del 2007 a cui seguì un periodo di violenza post-elettorale che provocò oltre 1100 morti e 300 mila rifugiati. Nei mesi che hanno preceduto le elezioni, il tema delle violenze è tornato d’attualità in seguito agli scontri di Tana River tra gli agricoltori Pokomo e i pastori Orma per il controllo dei terreni e delle risorse idriche della zona. Qualche ora prima dell'apertura dei seggi, la stazione di polizia di Changamwe, sobborgo di Mombasa, è stata attaccata da uomini armati appartenenti al Movimento separatista di Mombasa (MRC). Negli scontri sono rimasti uccisi 10 ufficiali di polizia, tra cui un altro dirigente. L’episodio aveva fatto temere il peggio ma è rimasto circoscritto a Mombasa.
All’indomani delle violenze del 2007, terminate con un accordo politico e la nomina di Kibaki, di etnia Kikuyo, alla Presidenza e di Odinga, di etnia Luo, come Primo ministro, il Kenya ha introdotto alcune importanti riforme: una nuova Costituzione, adottata dal 67% della popolazione nel referendum 2010, che ha introdotto il doppio turno elettorale per contribuire ad evitare scontri politici, la creazione di una nuova commissione elettorale indipendente (Iebc), il trasferimento dei poteri alle contee e le riforme degli organi della sicurezza e del sistema giudiziario. 
 
Il ruolo geopolitico del Kenya. In un report rilasciato da Ifes si sottolinea come il Kenya sia considerato uno Stato chiave nell’Africa orientale. Il paese gioca un ruolo importante nella vita politica, economica e culturale dell’intera regione e serve come principale hub economico - imprenditoriale per la Comunità dell’Africa Orientale grazie al porto commerciale di Mombasa e alla ferrovia Kenya-Uganda, che ogni anno assicura commerci tra i due paesi.
Il Kenya gioca inoltre un importante ruolo di potenza regionale. I governi di Kenya, Etiopia e Sudan del sud sono impegnati nella realizzazione di un oleodotto per trasportare petrolio sud sudanese fino al porto kenyano di Lamu ed evitare di utilizzare le infrastrutture  del governo sudanese. Nairobi ospita diverse organizzazioni internazionali che continuano a creare centri locali di comando per le operazioni in Africa. Dall’ottobre 2011, Nairobi è impegnata in Somalia con l’operazione militare “Linda Nchi” nell’ambito della missione dell’Unione Africana, Amisom, contro la milizia di al-Shabaab. L’intervento in Somalia ha già provocato delle ricadute sul quadro della sicurezza interna e sul settore turistico. Il gruppo terroristico somalo ha sofferto numerose perdite sul territorio somalo e sta cercando di spostare il conflitto all’interno del Kenya dove gli episodi di attacchi attribuibili al gruppo somalo sono aumentati in frequenza, principalmente a Nairobi, Mombasa, Garissa. 
Oltre alla minaccia rappresentata dagli al-Shabaab, la tensione politica tra Kenya e Somalia si collega al tentativo kenyano di dare vita nel Jubaland ad una realtà regionale somala controllata da Nairobi, che risponde a specifici interessi di sicurezza dei progetti di infrastrutture che interessano la città di Lamu e di controllo delle riserve petrolifere situate al confine (non definito) tra i due paesi.

Per un approfondimento sulla storia politica del Kenya, si consiglia la lettura di:

1) Huxley, E., "Race and politics in Kenya"

2) Branch, D., "Kenya: Between Hope and Despair, 1963-2011"[Formato Kindle]
 

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