Il Maidan bielorusso: un fiasco

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Il Maidan bielorusso: un fiasco


di Oleg Stepanenko

“Pravda”, organo del Partito Comunista della Federazione Russa

da kprf.ru

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

L'opposizione “democratica” bielorussa e i suoi padroni occidentali hanno subito l'ennesimo fiasco. Il 25 marzo avevano programmato un'azione di massa “contro il regime di Lukashenko”. La data prescelta spiega il significato dell'iniziativa. Esattamente 99 anni fa un gruppo di “democratici” aveva dichiarato la fantomatica Repubblica Popolare Bielorussa (BNR), la cui Rada aveva approvato documenti che sancivano la rottura con la Russia e si era rivolta al Kaiser “con parole di profonda gratitudine per la liberazione della Bielorussia da parte delle truppe tedesche”, assicurando che “solo sotto la protezione dell'impero germanico il paese avrebbe visto un futuro migliore”. I capi della BNR, che in seguito si sarebbero messi al servizio di Hitler, inondarono di sangue la terra bielorussa. Proprio il 25 marzo, proclamato dai democratici la “giornata della libertà”, è stato scelto per organizzare il Maidan a Minsk.



Un intero arsenale di armi – granate, bombe lacrimogene, fucili automatici, carabine – e anche una bandiera rosso-nera (il vessillo delle organizzazioni naziste ucraine, NdT), portata dall'Ucraina, e simboli del battaglione “Azov” sono stati trovati nell'appartamento di un attivista dell'organizzazione illegale estremista “Legione Bianca”, a cui nome sono stati diffusi gli appelli a partecipare ai disordini. Su uno dei quadri appesi nella stanza, era ritratto un combattente coperto da un passamontagna accanto a un blindato con una bandiera bianco-rosso-bianca (dei nazionalisti bielorussi), sullo sfondo del Palazzo del governo bielorusso, coperto di sangue.


Nel corso delle perquisizioni effettuate agli attivisti della “Legione Bianca” e delle altre organizzazioni nazionaliste sono stati sequestrati, oltre alle armi da fuoco e le granate, bastoni, coltelli e asce, giubbotti antiproiettile, caschi, kit medici in dotazione alla NATO, e anche manuali con istruzioni sulle operazioni di combattimento nelle città. Le autorità di polizia hanno raccolto informazioni circa l'intenzione dei “legionari” di coinvolgere nelle “azioni radicali” gli attivisti del “Fronte Giovanile”. Era previsto l'arrivo di combattenti di UNA-UNSO (gli eredi dei collaborazionisti di Hitler in Ucraina), con cui la “Legione Bianca” collabora fin dagli anni 1990, e di loro sodali provenienti dall'Ucraina orientale, come pure la partecipazione all' “azione di protesta” di gruppi di giovani estremisti stranieri.


Le misure preventive, adottate dagli organi di sicurezza, hanno scongiurato i piani degli organizzatori del raduno non autorizzato. I partecipanti ai “reparti di assalto” sono stati neutralizzati. Gli agenti del KGB hanno scoperto in un parcheggio nei pressi dell'Accademia delle Scienze, da dove sarebbero dovuti iniziare i disordini, un'automobile piena di scatole contenenti  bottiglie Molotov. Tra i fermati sulla strada che conduce a Minsk ci sono anche due cittadini della Russia, che trasportavano armi.


Una piccola folla, che cercava di organizzare la marcia nel centro della città, è stata dispersa dalla polizia senza fare uso di cannoni d'acqua e gas lacrimogeni e i promotori dei disordini sono stati fermati.


Come previsto, il fallimento degli organizzatori del Maidan a Minsk ha provocato la reazione stizzita dei loro burattinai. Profonda preoccupazione “per come le autorità bielorusse hanno fronteggiato le pacifiche (!) azioni in occasione della celebrazione della giornata della libertà” è stata espressa da Washington. La dirigenza degli Stati Uniti ha chiesto “l'immediato rilascio di tutti i pacifici dimostranti arrestati”. Dichiarazioni simili sono state rilasciate dall'Unione Europea e da alcuni suoi paesi membri, che accusano il governo della Bielorussia di violazione dei diritti dell'uomo.

Insomma, l'Occidente ancora una volta ha mostrato il suo vero volto.

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