Il Medio Oriente visto da Kerry

Il futuro della presenza americana in Egitto dopo la visita del neo Segretario di Stato

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Il Medio Oriente visto da Kerry


Mara Carro

Il 2 e il 3 marzo John Kerry ha visitato Il Cairo come sesta tappa del suo primo viaggio all’estero come Segretario di Stato, la prima nel mondo arabo. Nei suoi incontri con i leader egiziani, il Segretario americano ha sottolineato la necessità di un compromesso politico tra le forze di maggioranza e quelle di opposizione per favorire la stabilità politica e consentire al paese di uscire dalla crisi economica.

Un paese in continua crisi. L’Egitto vive un fenomeno noto come “stagflazione”, una combinazione di inflazione e mancanza di crescita. Nel 2012, il PIL reale è cresciuto del 2,2%, un dato che supera di poco la crescita della popolazione del paese. Nel 2011, il PIL era cresciuto dell’ 1,78%. Nell’ anno fiscale corrente, il deficit di bilancio dell'Egitto potrebbe variare da 26 a 31 miliardi di dollari, pari a circa il 10% del PIL.
A fronte della drammaticità della situazione in cui versa l’economia egiziana, Kerry ha insistito sulla necessità di importanti riforme, innanzitutto sul piano fiscale, che consentano la ripresa delle trattative con il Fondo monetario internazionale (Fmi) per il prestito da 4,8 miliardi di dollari, sospese lo scorso dicembre a causa dei disordini scoppiati nel Paese. La conclusione dell’accordo con il Fmi consentirebbe all’Egitto non solo di ridurre il deficit ma di sbloccare ulteriori fondi – come quelli dell’Unione europea – vincolati alla decisione del Fmi e di riabilitarsi agli occhi degli investitori esteri.

Le trattative con il FMI. L’Egitto ha già ripreso i contatti con il Fmi che impone però tre condizioni: aumento delle tasse, riforma dei sistemi dei sussidi per beni alimentari e carburanti, che incidono di oltre il 40% sulla spesa pubblica, e consenso politico sulle riforme e sul prestito. Finora, il governo ha aumentato i prezzi della benzina e dell’energia elettrica domestica e ha annunciato una riforma per la vendita a prezzi agevolati di butano e gasolio. I termini dell’accordo non potranno essere regolarizzati prima delle elezioni parlamentari di aprile ma proprio le condizioni poste dal Fmi potrebbero essere un ulteriore fattore di polarizzazione della società egiziana. Misure impopolari come l’aumento delle tasse e la riduzione dei sussidi potrebbero rivelarsi politicamente costose per la Fratellanza Musulmana e spingere il presidente Morsi a finalizzare l’accordo solo ad elezioni avvenute.  
 
Nessun incontro con l'opposizione. Nella sua visita di due giorni a Il Cairo, il Segretario Kerry non ha potuto confrontarsi con i leader del Fronte di salvezza nazionale, piattaforma che raccoglie partiti e gruppi che si oppongono al governo della Fratellanza Musulmana e del presidente Morsi. I principali esponenti dell’opposizione egiziana hanno rifiutato di incontrare Kerry lamentando l’interferenza di Washington negli affari interni egiziani in riferimento alla loro decisione di boicottare le prossime elezioni parlamentari. La scorsa settimana l'amministrazione americana aveva invitato il Fronte a riconsiderare la decisione di boicottate le elezioni per protesta contro la politica del presidente egiziano Mohamed Morsi
 
Il futuro della presenza americana in Egitto. Dalla fine del regime di Mubarak, i rapporti tra Usa e Egitto sono in fase di ridefinizione. Prima improntati ad una “relazione strategica”, i rapporti tra i due paesi hanno poi risentito dei cambiamenti prodotti dalla rivoluzione del 25 gennaio tanto da spingere il presidente americano Barack Obama a definire l’Egitto “né un alleato né un nemico” degli Stati Uniti. La dichiarazione di Obama risale al 12 settembre 2012, all’indomani dell’assalto all’ambasciata americana a Il Cairo avvenuta sulla scia delle violente manifestazioni antiamericane che hanno investito tutto il mondo islamico. 
Gli interessi americani in gioco in Egitto sono molteplici: accesso navale al Canale di Suez e utilizzo dello spazio aereo egiziano, rispetto del Trattato di pace tra Egitto e Israele, sicurezza nell’erogazione del petrolio saudita. L’Egitto è poi un pilastro fondamentale del sistema di sicurezza occidentale in Medio Oriente. 

Il nodo Morsi per Obama. All’interno dell’amministrazione americana è tuttora in corso un dibattito sulla possibilità di continuare a sostenere un governo, quello del presidente Morsi, che potrebbe allinearsi alle politiche Usa solo per interessi economici o legati alla sicurezza e, al contempo, assumere atteggiamenti antidemocratici all’intero e più aggressivi verso Israele all’esterno. Un esempio riportato da diversi osservatori è la recente visita del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad a Il Cairo.
Un recente articolo di Steven A. Cook pubblicato su Foreign Policy sottolinea invece come, a dispetto del dibattito in corso, la politica americana non sia poi così interessata a Il Cairo e come l’Egitto, democratico o meno, sia solo un mezzo per altri fini. Washington sarebbe interessata alla stabilità egiziana solo in quanto mossa dalla sicurezza del petrolio saudita, dalla sfida del nucleare iraniano e dalla sicurezza di Israele. Sempre Cook si dice convinto che la visita del nuovo Segretario di Stato in Egitto non produrrà un cambiamento radicale nell’atteggiamento degli Usa verso l’Egitto. L’Egitto, rassicura Cook, non si alleerà con i nemici degli Usa e di Israele: il flirt iraniano serviva a Morsi per mostrare agli egiziani che esiste una differenza con l’era Mubarak e all’Arabia Saudita che l’Egitto intende svolgere un ruolo di primo piano nella regione. L’amministrazione egiziana si è mostrata molto più dura nei confronti di Hamas rispetto a ciò che molti si aspettavano, rifiutando la richiesta dell'organizzazione di aprire un ufficio al Cairo e inondando le gallerie che corrono sotto la frontiera tra Egitto e Gaza. Allo stesso modo un’alleanza tra Egitto e Hezbollah o il presidente siriano Assad appare al momento impossibile.
Non è ancora chiaro se l’allineamento strategico tra Washington e Il Cairo faccia parte del passato ma una ridefinizione chiara dei rapporti tra i due paesi – che lasci all’Egitto maggiore margine di manovra nella definizione dei propri interessi nazionali - appare difficile in un momento in cui l’Egitto attraversa una fase di profonda instabilità politica ed economica.
 
 
 
Per un approfondimento, si consiglia la lettura di:

1) Rotea, H., EGYPT & US CUDDLING OF DICTATORS Revolution Behind The Barricades [Formato Kindle]
2) Gardner, L. C., The Road to Tahrir Square: Egypt and the United States from the Rise of Nasser to the Fall of Mubarak [Formato Kindle]

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