Il Movimento cinque stelle torni sui tetti e nelle piazze
Rispetto alle "riforme" Renzi è necessaria la mobilitazione dell'unica opposizione nel paese
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Lo scorso dicembre Laura Boldrini alla Camera per l'approvazione del decreto Imu-Bankitalia e ora Pietro Grasso al Senato per chiudere le "riforme" entro l'8 agosto. Lo strumento della ghigliottina si impone ormai come un normale strumento di governo nella post-democrazia che da Monti a Renzi si è imposta in Italia. Nichi Vendola ha commentato in questo modo: "E' inimmaginabile. Spero che si tratti di uno scherzo, spero che non provino neanche a pensarla una cosa del genere, perché veramente questo ha una puzza insopportabile". Rivoluzionario a parole, ma poi sempre a tornare nei ranghi quando ci sarà in ballo la prossima poltrona. Il Movimento Cinque stelle e le altre opposizioni hanno deciso di recarsi davanti al Quirinale per chiedere a Giorgio Napolitano in quanto "garante della Costituzione" di intervenire.
Sulla legittimazione dell'architetto di tutto quello che sta avvenendo nel nostro paese a livello politico, Paolo Becchi sul Fatto Quotidiano di oggi scrive:
Dopo aver, per mesi e mesi, criticato il Capo dello Stato chiedendo persino la sua messa in stato d’accusa per attentato alla Costituzione, oggi, inspiegabilmente, il Movimento riconosce in Napolitano il garante della Costituzione, e si reca alQuirinale per protestare contro la “tagliola” imposta dal governo.
Come se non fosse stato proprioNapolitano ad imporre al Presidente del Senato Grasso di cedere alle pressioni di Renzi. Come se la decisione della “ghigliottina” non fosse stata, di fatto, presa direttamente dal Capo dello Stato – con l’ennesimo atto di interferenza verso le prerogative ed i poteri del Parlamento –, all’esito del colloquio con Grasso. Come se non fosse stato Napolitano a denunciare il pericolo di una «paralisi decisionale» provocata dalla tattica ostruzionistica – ma legittima – delle opposizioni.
Niente da fare: i senatori del M5S vanno a chiedere aiuto proprio a Napolitano, si recano al Quirinale. E, beffardamente, non vengono neppure ricevuti dal Capo dello Stato, che lamenta una lieve indisposizione e li lascia al suo segretario generale Donato Marra.
Il sospetto è che si sia sbagliato colle: le opposizioni non devono recarsi al Quirinale, ma ritirarsi sull’Aventino. «In quest’aula noi non abbiamo nulla da fare e quasi nulla da dire». Sono, queste, le parole di Giovanni Amendola, al momento di lasciare l’aula per guidare la protesta aventiniana. Protesta che, se non bloccò il fascismo, non fu neppure una sterile opposizione moralistica. Fu, invece, la rivendicazione politica di intransigente difesa del diritto, e di appello alle forze di governo non fasciste a ritirare il loro appoggio a Mussolini.
Oggi, un nuovo Aventino sembra essere l’unica risposta possibile ad uno schiaffo senza precedenti dato alla Costituzione. Non si era mai vista applicare la “ghigliottina” alle leggi costituzionali. Essa è sempre stata pensata per i soli decreti-legge, in cui la predeterminazione del termine per la votazione appare giustificata dalla necessità che la conversione del decreto avvenga nel termine di sessanta giorni, a pena di decadenza. Lo stesso Regolamento del Senato, ai sensi del combinato disposto degli articoli 55 c. 5 e 78, fa riferimento alla possibilità di applicare la ghigliottina per i soli disegni di legge di conversione di decreti-legge.
Ma non solo. La decisione di dar corsa alla “tagliola” spetta esclusivamente al presidente del Senato, alla sua responsabilità politica, e non certo al Capo dello Stato. Ora, è proprio Napolitano, dopo che Grasso si era rifiutato di applicare la ghigliottina, ad aver imposto il cambio di rotta. Vi sarebbe dunque spazio per sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale. Ma, soprattutto, questa è la prova che le opposizioni non possono più pensare di trovare nel Presidente della Repubblica il garante dei loro diritti calpestati.
E oggi, infatti, dal Blog di Grillo i toni sono molto più duri: si parla di un colpo di stato in atto e del fatto che il Movimento non avrà più contatti con Giorgio Napolitano.
Questo si chiama colpo di Stato. Mussolini ebbe più pudore. non lo chiamò "riforme".
Il regista di questo scempio è Napolitano che dovrebbe almeno per pudore istituzionale dimettersi subito e con il quale le forze democratiche non dovrebbero avere più alcun rapporto. Il M5S non terrà d'ora in poi alcun contatto con un uomo che ha abdicato al suo ruolo di garante della Costituzione.
Lo sforzo che andrebbe fatto sarebbe quello di comprendere la vera posta in gioco. Le "riforme" Renzi devono essere inquadrate in una fase di trasformazione globale. Leggete quest'estratto e vi sarà tutto più chiaro. Era il giugno 2013 e agli stati è arrivato quest'ordine: “Nei primi tempi della crisi si pensava che questi problemi nazionali ereditati fossero in larga misura economici: un eccesso di leva dei debiti sovrani, bancari e delle famiglie, disallineamenti dei cambi reali interni e rigidità strutturali. Ma col tempo è divenuto chiaro che ci sono anche problemi nazionali ereditati di natura politica. Le costituzioni e le soluzioni politiche nella periferia meridionale, poste in essere dopo la caduta del fascismo, hanno una quantità di caratteristiche che appaiono inadatte a un’ulteriore integrazione nella regione. Quando i politici e decisori tedeschi parlano di un processo di aggiustamento decennale hanno probabilmente in mente la necessità di riforme sia economiche sia politiche”. Sapete chi l'ha scritto? L'ordine è partito da JP Morgan che dichiarava come le costituzioni antifasciste dell'Europa meridionale fossero un problema nel processo di globalizzazione finanziaria che si voleva imporre. E, da allora, gli stati stanno semplicemente obbedendo. Il commento di ieri di Pietro Grasso, a giustificazione del suo ingiustificabile gesto, non merita altri commenti: “La profonda crisi che l’Italia affronta, non solo economica e politica ma anche etica richiede interventi di diverso genere: liberalizzazioni, privatizzazioni, riforma mercato del lavoro, revisione spesa pubblica, modernizzazione P.A. Ma anche la riforma della giustizia e la lotta alla corruzione". C'è chi ordina e chi esegue.
Siamo nel pieno di un processo che sta portando un intero continente, la parte meridionale in particolare, a rinegoziare i diritti sociali acquisiti dopo decenni di lotte e a vivere in uno stato di perenne bisogno dovuto ad una povertà indotta. Il tutto vedrà la sua conclusione con la stipula dell'accordo di area di libero scambio – il famigerato TTIP – che Stati Uniti e Unione Europea stanno negoziando in questi mesi. In tutto questo contesto, l'unica opposizione esistente in Italia, il Movimento cinque Stelle – le altre, fino a prova contraria, sono state costole del potere costituito nei diversi anni al potere – deve agire in modo diverso e dimostrare di aver coscienza del processo storico in corso. Non è più un Mussolini che vuole imporre la sua dittatura, ma sono dei vicerè, dei valvassori di un potere finanziario globale astratto. C'è scomparso l'avversario, ha dichiarato recentemente il grande economista Paolo Savona, aggiungendo: "Ritengo effettivamente che ci sono poteri finanziari globali che dopo il comunismo, la loro paura, hanno ripreso i vecchi vizi antidemocratici, l'accumulazione capitalistica al vertice della piramide sociale".
Le "riforme" di Renzi vanno inquadrate in questo contesto e le misure da prendere devono essere proporzionate. L'anno scorso l'abominevole riforma dell'art.138 della Costituzione che Letta aveva deciso di imporre è stata fermata. Si è fatto con una forma di Aventino moderna, vale a dire con alcuni deputati che sono saliti sui tetti. E si è fatto con l'intervento delle piazze, informando, mobilitando e partecipando. Allora si è vinto. Oggi la posta in gioco è ancora più grande e non basta dire che in corso c'è un colpo di stato in atto. Viviamo una fase di cambiamento epocale e l'unica opposizione deve tornare a reagire in modo proporzionato. Tornando sui tetti e nelle piazze.

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