Il pasticcio di Cipro

La dilettantesca gestione dell'Ue ed i rischi per il futuro dell'eurozona

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Il pasticcio di Cipro

In seduta straordinaria ed in uno dei momenti più significativi della sua storia recente, il Parlamento di Cipro ha respinto senza appello una delle misure cardini del programma di salvataggio della troika deciso nell'Eurogruppo venerdì scorso. 
Con 36 voti contrari, 19 astenuti e nessun sì, l'Assemblea di Nicosia ha respinto senza appello il prelievo forzoso “di stabilità” sui depositi bancari deciso come pegno per la ricapitalizzazione delle banche cipriote e la ristrutturazione del debito del governo attraverso l'erogazione di 10 miliardi complessivi. La gestione dilettantesca da parte dell'Unione Europea, che ha gettato un'ombra inquietante sulla sacralità dei depositi bancari, ha generato il panico dei correntisti anche in Spagna ed Italia. 
Cipro, con meno di un milione di abitanti e con solo lo 0,2% del Pil complessivo della zona euro, ricrea scenari vecchi di un anno e mezzo. 
 
Un voto storico.  Per la prima volta dall'inizio della crisi della zona euro, un'assemblea democraticamente eletta si rifiuta di adottare le misure imposte dalla troika per l'erogazione del piano d'aiuti. Al contrario di Irlanda, Islanda, Portogallo e Grecia, Nicosia ha accolto le proteste popolari anti-austerità. Anche il partito del neo presidente conservatore Nicos Anastasiades - che aveva basato la sua interna campagna elettorale sulla promessa di rispettare gli impegni con Bruxelles per evitare il collasso finanziario - si è astenuto nel voto parlamentare. 
Si apre ora una difficile fase di rinegoziazione di quanto deciso, che avrà conseguenze gravi su tutti i paesi mediterranei. 
 
Perché il patto della troika era inaccettabile. Secondo i termini scelti per l'erogazione dei 10 miliardi di euro pattuiti per il salvataggio finanziario di Cipro, l'Eurogruppo aveva inizialmente scelto una tassa una tantum del 6.75% a tutti i depositi bancari fino a 100 mila euro. Ed una del 9.9% per quelli superiori a tale soglia. I correntisti dovevano essere “rimborsati” parzialmente con le nuove azioni delle banche ristrutturate ed il presidente  Anastasiades, inoltre, aveva promesso che, per coloro che si sarebbero impegnate a lasciare i propri soldi nelle banche cipriote nei prossimi due anni, queste azioni saranno legate alle rendite di gas naturale. 
Dopo la violenta reazione delle piazze di Nicosia all'annuncio del programma d'aiuto, il voto parlamentare, previsto inizialmente per domenica, è stato rinviato prima a lunedì e poi a martedì sera, con lo scaricabarile deprecabile tra Unione Europea, Fondo monetario internazionale e Banca centrale europea su chi aveva scelto il prelievo forzoso, ampiamente criticato dagli economisti. Il colpevole scelto da Bruxelles, il governo cipriota, ha affossato completamente le speranze di un voto positivo da parte del Parlamento. A nulla è servita la volontà espressa dall'Eurogruppo di esser pronto a rinegoziare l'accordo, proponendo l'esenzione per i depositi inferiori ai 20 mila euro e l'aumento della tassa al 15% per i conti superiori ai 100mila euro.
 
Le responsabilità. Come Irlanda e Islanda, Cipro è una piccola realtà e poteva essere affrontata da Bruxelles senza grandi difficoltà. E' come se gli Stati Uniti d'America arrivassero a rischiare il collasso per il Delaware. 
La crescita di Cipro è stata basata su una bolla speculativa basata principalmente su investimenti esteri, in particolar modo russi, che hanno gonfiato i bilanci delle banche cipriote, l'800% del Pil nel 2011. Ampiamente esposte in Grecia, tuttavia, gli istituti finanziari sono entrati in crisi al momento della ristrutturazione della troika scelta per Atene. Nel primo momento, Cipro ha potuto resistere grazie al sostegno degli aiuti russi, ma lo scorso giugno, Nicosia ha formalmente chiesto di poter usufruire del Fondo Salva stati creato dall'Ue per arginare la crisi dell'eurozona.
Nella trattativa per l'erogazione dei prestiti: la Bce chiedeva l'attuazione del modello irlandese; Cipro il salvataggio delle banche attraverso il Fondo Salva Stati. Ma questi modelli non avrebbero risolto il problema del fallimento tecnico del governo ed era necessario una ristrutturazione del debito del paese sul modello greco. Il Fondo monetario internazionale e la Germania volevano ridurre la mole di aiuto da erogare – in precedenza stilato intorno ai 17 miliardi di euro - forzando il “bail in” dei creditori delle banche cipriote e depositi non assicurati. La linea scelta è l'approccio tedesco: infliggendo perdite sui depositi, la zona euro ha inviato un messaggio agli stati periferici, che rigetta l'eurozona nel caos.  
 
Il dibattito degli esperti. A parte Simon Nixon del Wall Street Journal, che ha difeso la misura come “medicina amara, ma che ma può essere una cura necessaria per risolvere la crisi dell'euro”, la quasi totalità degli economisti e analisti hanno criticato le scelte della troika per Cipro.
Un approccio diverso, ampiamente condiviso, è quello offerto, prima della decisione dell'Eurogruppo di venerdì scorso, da Lee Buchheit e Mitu Gulati. Basato su tre elementi, quest'alternativa prevedeva, in primo luogo, la protezione di tutti i depositi assicurati senza alcuna tassa; in secondo luogo, i depositi superiori a 100,000 euro non assicurati rimpiazzati con azioni commerciabili della banca ristrutturata e con le rendite governative nel settore gas; infine, la maturità di tutti i titoli statali obbligazionari estesi per cinque anni, senza nessun taglio su interessi e rendite. Quest'approccio avrebbe permesso al paese di avere il tempo per ristrutturare il suo sistema finanziario, senza infrangere la sacralità dei conti correnti bancari. Grazie alle entrate del settore gas era così possibile la ristrutturazione riequilibrata in futuro.
Secondo l'Economist, l'Unione Europea con Cipro doveva pensare ad una strategia di lungo periodo, in grado di dare una soluzione per la soluzione definitiva della crisi dell'euro zona ed utilizzare il salvataggio di Nicosia come primo passo per la creazione dell'Unione bancaria. Lo scorso giugno i politici europei hanno concordato di utilizzare fondi di salvataggio per la ristrutturazione delle banche: ma da allora diversi paesi, compreso la Germania, hanno cercato di svincolarsi da quest'obbligo. 
 
Prospettive future. Lo scenario sembra simile al settembre del 2010, quando, al summit di Deauville, Bruxelles aveva annunciato ai proprietari dei titoli obbligazionari statali dei paesi sotto programma di salvataggio che avrebbero perso parte dei loro investimenti con il risultato di generare la peggior fase della crisi dell'euro con lo spread in Spagna ed Italia fuori controllo. E allora perché correre un tale rischio a Cipro?, si domanda Rachman. Cipro è un paese piccolo e 17 miliardi – la cifra totale richiesta per il salvataggio – irrisoria rispetto al Pil dell'Ue. La risposta, sottolinea correttamente il Columnist del Financial Times, è rintracciabile nella crisi di fiducia tra Nord e Sud del continente che non permette l'attuazione di quelle misure necessarie per uscire dalla crisi della zona euro. Da questo punto di vista, il caso di Cipro rigetta ombre inquietanti sulla tenuto dell'UE vecchie di un anno e mezzo.

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