Il Sequestro. Atto Secondo

E' di nuovo guerra Obama-Congresso su debito e sanità

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Il Sequestro. Atto Secondo

di Chiara Ronca

L'approvazione di quella che da noi prende il nome di legge di stabilità rinnova lo scontro fra repubblicani e democratici, così come si è già assistito nell'agosto 2011: in gioco non è soltanto l'innalzamento della soglia del debito - senza il quale il governo degli Stati Uniti rischia un temporaneo blackout (molti, migliaia di dipendenti governativi afferenti alle cosiddette agenzie di governo "non essenziali" rischiano di rimanere a casa) - ma per l'ennesima volta in ballo è anche l'Obamacare. Venerdì 20 settembre, infatti, la Camera dei rappresentati a maggioranza repubblicana ha approvato un disegno di legge che assicura la copertura esclusivamente alle voci "spese governative". La manovra indubbiamente elimina il rischio di shutdown ma il tutto a danno della percentuale di spesa destinata a finanziare la riforma della sanità.
 
Politica fiscale vs politica monetaria. Come sottolinea l'Economist, qualora Repubblicani e Democratici non riuscissero a raggiungere un accordo  per innalzare il tetto del debito entro il 30 settembre, le conseguenze sarebbero tutt'altro che positive: nel breve periodo, il Tesoro non sarebbe in grado di pagare stipendi, pensioni e, in casi estremi, gli interessi sul debito pubblico, cosa che innescherebbe un gravissimo rischio di default. 
Nel medio-lungo periodo questo avrebbe conseguenze deleterie sulla già lenta ripresa economica statunitense: la crescita economica si nutre di fiducia, di annunci ottimistici, di segnali positivi. Il mancato raggiungimento dell'accordo sull'innalzamento del tetto del debito (il Tesoro prende in prestito 19 centesimi per ogni dollaro che spende) sarebbe un pessimo segnale in termini di fiducia nella ripresa dell'economia. Fiducia che il governatore della Fed Bernanke è intenzionato a mantenere viva attraverso il rinnovato sostegno alle politiche di quantitative easing (QE): in molti si attendevano un passo indietro da parte del governatore della Fed, il quale aveva annunciato di interrompere le operazioni di QE una volta raggiunti determinati obiettivi macroeconomici (6,5% disoccupazione, crescita 2). Ma il Congresso e Obama sono arrivati di nuovo ai ferri corti sulla questione del finanziamento del debito: già l'aumento delle tasse e i tagli alla spesa hanno sottratto almeno un punto percentuale alla crescita, nella mente di Bernanke non era forse il momento più opportuno per procedere con una stretta monetaria, che ricordiamo avrebbe l'effetto di apprezzare il dollaro, rendendo meno competittive le merci statunitensi sul mercato globale.
 
Cosa vogliono i repubblicani. Lo scontro sulla legge fiscale è esacerbato da quello sulla riforma della sanità: pur essendo divisi sulla strategia da perseguire per ritardare l'entrata in vigore del cosiddetto Obamacare, i repubblicani sono tuttora contrari alla legge sulla sanità, sostenendo che gli americani non hanno del tutto compreso l'essenza di questa legge (cosa che pare sia vera in base ad un sondaggio condotto dal Pew Research) e che loro, i repubblicani, non possono accettare un ulteriore innalzamento del debito - con conseguente deterioramento dell'economia - per soddisfare il "capriccio" di Obama. 
Una cosa è certa: qualora un accordo non venisse raggiunto, i Repubblicani verrebbero seriamente danneggiati in vista delle prossime elezioni nel 2014. Tale eventualità resta al momento improbabile dal momento che diversi tra le file repubblicane, fra cui il senatore Harry Reid, hanno dichiarato che faranno di tutto per trovare un accordo con i democratici affinché la riforma della sanità non subisca tagli. Può essere questo il dilemma repubblicano al momento, come distruggere l'Obamacare senza commettere un suicidio politico lasciando le casse dello stato vuote?

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