Il vertice Nato materializza le contraddizioni tra Usa e partner europei

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Il vertice Nato materializza le contraddizioni tra Usa e partner europei

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di Sergio Cararo - Contropiano
 

I capi di stato riuniti per il vertice annuale della Nato oggi cercheranno di abbassare la temperatura del summit di Bruxelles, reso rovente dalle esternazioni di Donald Trump contro i partner dell’alleanza atlantica. Ieri il presidente Usa aveva attaccato la Germania definendola “prigioniera della Russia” e poi aveva sferzato gli alleati europei, rilanciando la sfida e chiedendo di arrivare a un contributo del 4% per le spese militari, il doppio del 2% già oggi oggetto di scontro perché è una quota non raggiunta da molti paesi della Nato.


L’agenda di oggi del vertice prevede come temi l’impegno della Nato in Afghanistan e sull’Ucraina. Sul secondo fronte si attende il l’incontro vis-a-vis di lunedi prossimo a Helsinki tra Putin e Trump.


La richiesta di arrivare al 4% della spesa militare rispetto al 2% concordato al summit in Galles nel 2014 (e da raggiungere entro 10 anni) ha colto di sorpresa gli alleati ed ha subito gelato la discussione. Secondo Alberto Negri “Nell’ottica di Trump quella di Bruxelles è una visita ai “parenti serpenti” del fronte europeo. Già il suo predecessore, il simbolo globalista Barack Obama, aveva intrapreso una traiettoria di contrapposizione con gli alleati della Nato che aveva definito “free-riders“, degli “scrocconi” che usufruiscono delle spese del Pentagono e godono dei benefici che gli americani possono garantire in termini di sicurezza”.


Insomma i rapporti tra le due sponde dell’Alleanza Atlantica da tempo hanno cessato di essere solidi ma asimmetrici come nel passato. Pochi ricordano che nel 2008 l’invocazione della Georgia all’art.5 dell’alleanza nel conflitto con la Russia, fu accolta solo dagli Usa ma non dagli altri alleati… e rimase disattesa.


La dichiarazione congiunta dei 29 stati aderenti alla Nato ha quindi confermato la volontà di restare uniti ed ha concesso al presidente Usa un accenno alla necessità di condividere il peso delle spese per la Difesa, ma senza specificare numeri. C’è stata la conferma dell’art.5 cioè l’impegno comune a considerare un attacco diretto contro la Nato qualsiasi aggressione a un stato membro.


Appare piuttosto evidente come il vertice Nato sia avvenuto in un contesto di aperto scontro economico tra Usa e Unione Europea. Trump ha dato voce a quella linea ben presente in tutte le amministrazioni statunitensi, secondo cui l’ombrello militare Usa ha consentito all’Unione Europea – ed a Germania e Francia soprattutto – di concentrare sforzi e risorse sul rafforzamento economico e tecnologico, operando apertamente verso l’indipendenza dal complesso militare-industriale e tecnologico statunitense, minando cioè un fattore decisivo della storica supremazia Usa nel rapporto con i suoi partner. Trump ha lasciato intendere di voler e poter chiudere l’ombrello e, parallelamente, di poter alzare la tensione internazionale nelle aree a ridosso dell’Unione Europea (dal Medio Oriente alla frontiera est). Una politica che l’imperialismo statunitense ha perseguito sistematicamente dagli inizi del XXI Secolo, proprio nel tentativo di scongiurare l’incubo della “nascita di potenze rivali capaci di contendere l’egemonia Usa” indicato nei documenti dei neoconservatori prima nel 1992 e poi nel 2000. La categoria dei parenti serpenti utilizzata da Alberto Negri dà l’idea dello  stato delle relazioni tra Usa e Unione Europea in questo primo ventennio del XXI Secolo, ma la tendenza ad azzannarsi – vedi i dazi – sembra ormai prevalere su quella della concertazione che aveva reso la Nato – così il Wto, l’Onu, il Fmi – una delle camere di compensazione delle crescenti contraddizioni e divergenze di interessi tra gli “alleati” di un tempo.

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