Incertezza sovrana

L'Egitto torna alle urne il 22 aprile tra crisi economica e protesta popolare

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 Incertezza sovrana

Con il decreto presidenziale n°134 del 21 febbraio 2013, modificato dal decreto 148 del 23 febbraio, il presidente egiziano Mohammed Morsi ha indetto le elezioni per l’Assemblea del popolo, la Camera bassa del Parlamento de Il Cairo e sede del potere legislativo. Sulla base della nuova Costituzione adottata il 26 dicembre, era obbligo del Presidente indire le elezioni entro 60 giorni dall’adozione della nuova legge fondamentale dello Stato.
 
Il voto e la protesta dei copti. Il voto si articolerà in quattro tornate: il 22-23 aprile si voterà nei governatorati de Il Cairo, Beheira, Minya, Port Said, Sinai del nord, con eventuale ballottaggio il 29 e 30 Aprile ; l’11 e il 12 maggio a Giza, Alessandria, Sohag, Beni Suef, Aswan, Suez, Mar Rosso, New Valley, con eventuale ballottaggio il 19 e 20 Maggio; il 28 e 29 maggio a Daqahliya, Qalyubiya, Menoufia, Qena, Damietta, Luxor, Matrouh,  Sinai del sud, con ballottaggio il 5 e 6 giugno; il 23 e 24 giugno a Sharqiya, Gharbiya, Assiut, Kafr El Sheikh, Fayoum, Ismailia.  Sulla base del decreto, i membri dell’Assemblea sono convocati per il 2 luglio. Le date inizialmente comunicate sono state modificate dalla Presidenza su richiesta dei cristiani copti d’Egitto in quanto coincidenti con le celebrazioni della Pasqua.
 
Il voto del 2011-2012. Le elezioni parlamentari dello scorso anno avevano assegnato il 47% dei seggi al Partito Libertà e Giustizia, espressione della Fratellanza Musulmana. La seconda forza politica era risultata essere al-Nour – in coalizione con altri due partiti ultra-conservatori, il Partito Asala e il Partito Costruzione e Sviluppo, braccio politico della Jama'a Islamiya – che ha ottenuto il 23% dei seggi. La terza forza politica, assai più distaccata, era stata il partito Wafd, formazione nazionalista egiziana, con solo il 7,3%. L’Assemblea era poi stata sciolta dal Supremo Consiglio delle Forze Armate dopo una sentenza della  Suprema  Corte Costituzionale (Scc) che aveva giudicato incostituzionale la legge elettorale con la quale erano stati selezionati i membri del Parlamento. 
 
La legge elettorale. Il decreto di Morsi è stato emanato poche ore dopo l’adozione della legge elettorale da parte delle Consiglio della Shura che ha accolto gli emendamenti presentati lunedì 18 febbraio dalla Corte Costituzionale. Nel mese di gennaio 2013 la Camera alta del Parlamento aveva approvato degli emendamenti alla legge 38 (1972) in materia di elezione parlamentare e della legge 73 (1956) per l'esercizio dei diritti politici e li aveva trasmessi alla Scc. Nel mese di febbraio, la Corte aveva dichiarato che dieci articoli delle due proposte di legge erano in contrasto con gli articoli 55, 229, 113, 232, e 238 della nuova Costituzione egiziana e rinviato le due bozze al Consiglio della Shura per la loro modifica. Tre giorni dopo la sentenza della Corte, il Consiglio della Shura ha annunciato di aver modificato e approvato la legge sulla base delle indicazioni della Corte. La posizione ufficiale del SCC è, però, che il Consiglio della Shura non ha adottato tutte le modifiche che sono state richieste. Un particolare punto di contesa per i giudici è la distribuzione ineguale dei seggi per governatorato. 
L’Egitto adotta un sistema “ibrido” che  prevede che due terzi dei deputati siano eletti tramite il sistema delle liste e il restante terzo come risultato della scelta dei singoli candidati. L’Assemblea ha un mandato di cinque anni e, dopo l’insediamento, eserciterà il potere legislativo, attualmente detenuto dal Consiglio della Shura.
 
Un paese diviso. Il decreto giunge in un momento in cui l'Egitto è profondamente diviso tra il fronte islamico, che sostiene il presidente Morsi e che dalle prime elezioni post-Mubarak domina le istituzioni statali e l’opposizione laico-liberale, che si è compattata nel Fronte di salvezza nazionale solo dopo le violente manifestazioni di piazza innescate dalla dichiarazione costituzionale adottata dal presidente Morsi nel novembre 2012. La scena politica egiziana si è poi ulteriormente polarizzata con l’adozione della nuova Costituzione di stampo islamista e al momento il Fronte dell’opposizione ha invitato la popolazione a boicottare le elezioni.  

La "disobbedienza"di Port Said. Disordini e scioperi si susseguono con regolarità a discapito dell’economia egiziana che versa in una condizione di estrema criticità e che rende sempre più necessario il prestito di 4,8 miliardi di dollari del Fondo monetario internazionale. 
L’attenzione nazionale è stata catturata dalla “disobbedienza civile” di Port Said, importante snodo commerciale e di rifornimento sul Canale di Suez, dove da giorni è in corso uno sciopero generale per chiedere giustizia per i 40 manifestanti uccisi lo scorso gennaio negli scontri con la polizia. A Port Said, le manifestazioni tenute contro il governo del presidente Morsi in occasione del secondo anniversario della rivoluzione si sono saldate con le proteste per le condanne a morte emesse nei confronti di 21 tifosi della squadra locale, giudicati colpevoli degli scontri che nel febbraio 2012 portarono alla morte di 74 tifosi della squadra di calcio de Il Cairo, l’Ahly . Per evitare gravi ricadute sull’economia nazionale, Morsi ha chiesto al Consiglio della Shura di approvare un disegno di legge che ripristini la zona franca della città, chiusa nel 2002, e finanzi con 400 milioni di lire egiziane provenienti dalle entrate del Canale di Suez progetti per lo sviluppo dei tre governatorati del canale, Port Said, Suez e Ismailia.

Per un approfondimento sulla transizione in Egitto, si consiglia la lettura di:

Noueihed, L. The Battle for the Arab Spring: Revolution, Counter-Revolution and the Making of a New Era, Formato Kindle
 

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