India. I dieci anni di governo Singh
1350
Dopo aver annunciato l’intenzione di abbandonare la scena politica dopo le prossime elezioni parlamentari, il primo ministro indiano Manmohan Singh ha dichiarato che avrebbe usato gli ultimi mesi del suo mandato per accelerare l’attuazione del programma di riforma economica del paese.
“La riforma non è un evento, è un processo", sono le parole di Singh riprese dal Financial Times. "Finché siamo al potere, continueremo a spingere la causa della riforma ovunque ci sia spazio per essa, e se le circostanze lo permettono noi di andare avanti.
Molti indiani respingono questi discorsi come flebili speranze, descrivendo la decennale permanenza in carica di Singh come un'occasione perduta per accelerare le riforme economiche e di governance che avrebbero dovuto rendere più facile fare affari, incoraggiare gli investimenti nazionali ed esteri, e mettere l’India su una traiettoria di una maggiore crescita economica. Per i più scettici il premier non ha lasciato in eredità un capitale politico tale da evitare che il sistema cada ostaggio dell’inerzia mentre la burocrazia attende i suoi nuovi vertici dopo le elezioni del prossimo maggio.
Altri sostengono invece che Singh, e il governo guidato dall’Indian National Congress, possono ancora utilizzare gli ultimi mesi al potere per stabilizzare le precarie finanze pubbliche, contribuire a rilanciare la fiducia e riavviare il ciclo degli investimenti in fase di stallo.

1.gif)
