India. Il governatore Rajan e l’effetto domino statunitense sull'economia mondiale
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Ad affermare di recente che “Gli Stati Uniti dovrebbero preoccuparsi degli effetti che le loro politiche hanno sul resto del mondo” è stato il governatore della Reserve Bank of India, Raghuram Rajan. Rajan è considerato uno dei più rinomati e riconosciuti economisti mondiali, uno dei pochi che già nel lontano 2005 riuscì a predire le cause che avrebbero portato alla grave crisi che sta piegando le economie mondiali.
Secondo il governatore viviamo in un’ economia mondiale che risente di un effetto domino del quale uno dei maggiori artefici sono proprio gli Stati Uniti, e alla cui base non vi sia un principio di una vera e propria responsabilità nel policy making da parte delle grandi potenze, che non prenderebbero in considerazione le conseguenze delle loro politiche: “Nel loro insieme, i nostri comportamenti hanno portato l’economia mondiale sull’orlo del disastro e potrebbero farlo di nuovo”, scrive in “Terremoti finanziari” (2010). Secondo Rajan le crisi sono la somma di caratteristiche dei sistemi finanziari che, influenzati da fenomeni politici profondi, producono” linee di faglia”, come le definisce lui stesso. Le radici della crisi, dunque, stanno nella profondità delle società e delle economie, dove si accumulano energie sterminate, che restano occulte per lungo tempo e che alla fine scoppiano.
Secondo il governatore viviamo in un’ economia mondiale che risente di un effetto domino del quale uno dei maggiori artefici sono proprio gli Stati Uniti, e alla cui base non vi sia un principio di una vera e propria responsabilità nel policy making da parte delle grandi potenze, che non prenderebbero in considerazione le conseguenze delle loro politiche: “Nel loro insieme, i nostri comportamenti hanno portato l’economia mondiale sull’orlo del disastro e potrebbero farlo di nuovo”, scrive in “Terremoti finanziari” (2010). Secondo Rajan le crisi sono la somma di caratteristiche dei sistemi finanziari che, influenzati da fenomeni politici profondi, producono” linee di faglia”, come le definisce lui stesso. Le radici della crisi, dunque, stanno nella profondità delle società e delle economie, dove si accumulano energie sterminate, che restano occulte per lungo tempo e che alla fine scoppiano.

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