Tutte le volte che Giorgia Meloni ha esaltato il MAGA

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Tutte le volte che Giorgia Meloni ha esaltato il MAGA

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di Alessandro Volpi*

 

Dopo aver partecipato con entusiasmo a tutte le liturgie Maga e alle Convention trumpiane, Giorgia Meloni si è recata a Mar-a-Lago, in pellegrinaggio, nel gennaio del 2025 e ha dichiarato, entusiasta: 

"L'incontro ha superato ogni mia aspettativa. Con il Presidente Trump c'è una sintonia naturale su come affrontare le sfide globali. L'Italia sarà il pilastro delle relazioni transatlantiche." 

A febbraio 2025, intervenendo in video-collegamento alla conferenza dei conservatori americani, Giorgia Meloni, sempre molto ispirata, ha ribadito la comunione di intenti: "Combattiamo la stessa battaglia per il buonsenso, per la libertà delle nazioni e contro il 'wokismo'. Se i conservatori vincono ovunque, è perché difendiamo ciò che la gente ama: la famiglia, i confini e l'identità." 

Sul tema della politica estera, l'ammirazione è stata altrettanto devota: "Trump non attacca l'Europa, la sprona a essere adulta. Chiedere che ognuno paghi la sua parte è un atto di realismo, non di ostilità. L'Italia è pronta a fare la sua parte."

In merito alla personalità del presidente Usa, Meloni non ha avuto mezze misure: "Apprezzo la personalità del Presidente Trump perché è un uomo che non conosce il linguaggio felpato della diplomazia burocratica. È una persona autentica. In un mondo di ipocrisia, la sua capacità di dire pane al pane e vino al vino è una boccata d'ossigeno per la politica."

Si potrebbe aggiungere un'ulteriore espressione di assoluto apprezzamento: "Donald è un leader che non cerca il consenso dei media, ma quello del suo popolo. È una personalità forte, a tratti ingombrante, ma necessaria per scuotere un Occidente che stava scivolando verso l'irrilevanza."

Insomma, per Giorgia Meloni il presidente Trump è stato a lungo il vero ispiratore dell'Occidente, l'unico a cui affidarsi ciecamente, anche in occasione della guerra in Iran: "L'Occidente non può permettersi un Iran dotato di armi nucleari né può tollerare che il traffico marittimo globale sia ostaggio del ricatto di Teheran. Sosteniamo l'approccio del Presidente Trump volto a ripristinare una deterrenza che negli ultimi anni era svanita. La pace si costruisce con la forza, non con la debolezza."

Di fronte a questo sia pur breve florilegio, appare chiaro il culto della personalità nutrito dalla presidente italiana per il super bullo. 

Forse, allora, non c'è da indignarsi troppo se il bizzosissimo Trump ha ritenuto possibile trascendere nei toni. Del resto Giorgia Meloni ha voluto presentare il suo rapporto con Trump come una relazione di fiducia personale. 

Alla luce di ciò, cosa c'entra l'onore italiano, la difesa della nazione offesa, il malcostume istituzionale? 

Trump ha rotto una relazione personale, costruita molto male da Giorgia Meloni che ne ha fatto, appunto, un "vanto" tutto suo. 

Quindi perché difenderla in nome degli italiani e delle italiane: "Siamo avversarie su tutto, ma Giorgia Meloni è la Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana. Le parole di Donald Trump non offendono solo lei, offendono l'Italia e la dignità delle nostre istituzioni. Nessun leader straniero, per quanto potente, può permettersi di trattare la nostra Premier come una subordinata o, peggio, come una figurante in cerca di visibilità. Su questo, l'Italia è unita."

Ma perché Elly Schlein deve confondere una questione personale, concepita e narrata da Meloni nei termini del rapporto di amicizia  e di condivisione di ideali di schieramento politico, con un tema istituzionale che riguarda il popolo italiano?

Perché non condannare un modo di tessere relazioni internazionali in questo modo? 

Perché non chiedere conto a Meloni del suo trumpismo?

In un paese dove arrivano i rinvii a giudizio per chi ha protestato contro il genocidio, le offese di Trump ad una ligia osservante delle pratiche di sicurezza sono solo liti di famiglia.

 

*Post Facebook del 7 luglio 2026

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