Iran, NYT: "Scorte di missili Patriot quasi esaurite"
Dopo 13 giorni consecutivi di raid, gli Stati Uniti hanno sospeso gli attacchi contro l'Iran a causa del timore che le scorte di intercettori antimissile, fondamentali per difendere il personale e le infrastrutture americane nel Golfo, si stiano esaurendo.
Una fonte del Dipartimento della Difesa ha confermato alla CNN che le operazioni militari statunitensi sono attualmente "in pausa". Di conseguenza, anche Teheran ha fermato le sue azioni. Il portavoce dell'esercito iraniano, il generale di brigata Mohammad Akraminia, ha dichiarato: "Gli americani hanno interrotto i raid nelle ultime due notti. Poiché la nostra strategia è incentrata sulla risposta diretta, anche noi abbiamo fermato le operazioni".
I retroscena alla Casa Bianca
La tregua arriva mentre il presidente Donald Trump sembra aver accantonato, almeno per ora, l'ipotesi di una drastica escalation. Sebbene giovedì avesse dichiarato ad Axios di valutare un "attacco massiccio, più grande di quanto mai visto prima", la riunione di venerdì con i consiglieri militari e politici ha ridimensionato i piani.
???????????????? Reporter: You are talking about blowing up civilian power plants and bridges in Iran. Much of the civilized world would consider that a war crime. Do you?
— DD Geopolitics (@DD_Geopolitics) July 24, 2026
Trump: I won't respond to that question. Who are you with?
Reporter: The New York Times.
Trump: I figured so. The… pic.twitter.com/NgOwSuATLO
Il New York Times ha rivelato che figure chiave come il vicepresidente JD Vance e il capo di Stato Maggiore Congiunto, generale Dan Caine, hanno sconsigliato l'intensificazione del conflitto. A pesare sono state le preoccupazioni sulla tenuta dei sistemi di difesa aerea Patriot a tutela delle truppe stazionate in Giordania, Kuwait, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti. Con oltre 1.200 missili intercettori già impiegati a un costo di 4 milioni di dollari ciascuno, le riserve del Pentagono sono scese a livelli critici.
Un'escalation avrebbe rischiato di innescare una risposta iraniana ancora più violenta — simile all'attacco in Giordania costato la vita a tre militari americani — esponendo la difesa aerea a un collasso. Inoltre, la Casa Bianca teme di scontentare gli alleati del Golfo e di provocare una crisi economica globale, dato che lo Stretto di Hormuz rimane chiuso.
Petrolio, sanzioni e opzioni militari
Nonostante il blocco di Hormuz da parte dell'Iran, i prezzi del petrolio non sono schizzati alle stelle grazie alla flessione della domanda cinese. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha spiegato che Pechino ha tagliato gli acquisti di greggio di circa il 40% attingendo alle proprie riserve strategiche, aumentando così la pressione economica sul regime iraniano.
Durante la riunione di venerdì, il consigliere Jared Kushner ha suggerito di proseguire lungo la via diplomatica e di intensificare il pressing economico tramite sanzioni e blocchi navali. Al contrario, i piani d'attacco originari del Pentagono prevedevano di colpire i radar costieri iraniani, le batterie lanciamissili antinave e i siti da cui Teheran minaccia i mercantili nel Golfo, con opzioni estese anche alle infrastrutture energetiche e ai siti nucleari.
Il bilancio rivendicato da Teheran
Dall'altro lato del fronte, l'agenzia iraniana Fars sostiene che nelle ultime due settimane le forze di Teheran abbiano distrutto diversi velivoli statunitensi, hangar, droni, radar e persino un data center di Amazon.


