Iran-USA: deterrenza militare e guerra energetica si intrecciano

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Iran-USA: deterrenza militare e guerra energetica si intrecciano

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Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) hanno annunciato il lancio della terza ondata dell'operazione Nasr-2, colpendo con missili e droni installazioni militari statunitensi in Bahrein e Kuwait in risposta ai nuovi raid statunitensi contro postazioni costiere iraniane. Secondo Teheran, gli attacchi hanno centrato depositi di armi e componenti navali nella base di Sheikh Isa, in Bahrein, e una piattaforma di lancio per droni MQ-9 presso la base di Ali Al-Salem, in Kuwait. Nel comunicato diffuso dall'IRGC il messaggio è perentorio: finché Washington continuerà le sue operazioni militari nella regione, "non verrà esportata una sola goccia di petrolio o di gas". L'Iran evidenzia inoltre che le azioni statunitensi non faranno altro che ritardare la riapertura dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo attraverso cui transita una quota decisiva delle esportazioni energetiche mondiali.

L'offensiva arriva dopo una nuova serie di bombardamenti nordamericani contro obiettivi nel sud dell'Iran, tra cui le isole di Qeshm e Kish, in un contesto che Teheran denuncia come una violazione del memorandum d'intesa firmato a giugno con la mediazione del Pakistan. L'accordo prevedeva la cessazione delle ostilità, ma, evidenziano le autorità iraniane, Washington lo ha clamorosamente disatteso proseguendo le operazioni militari e tentando di scortare navi attraverso rotte che la Repubblica islamica considera illegali. Anche sul piano politico interno cresce la pressione per una risposta più dura. Centottanta deputati del Parlamento iraniano hanno chiesto di archiviare l'attuale intesa con gli Stati Uniti e di istituire una commissione speciale per riesaminare i negoziati, oltre a predisporre nuove misure legislative per rafforzare la dottrina difensiva nazionale e regolamentare la gestione dello Stretto di Hormuz.

Parallelamente, i vertici militari ribadiscono che la sovranità iraniana sullo stretto non è negoziabile. Il portavoce dell'Esercito, generale Mohammad Akrami Nia, ha dichiarato che le forze armate "non arretreranno di un solo passo" e che la sicurezza della navigazione potrà essere garantita soltanto nel rispetto dei diritti dell'Iran. Il riferimento alla necessità di vendicare i "martiri" della Repubblica Islamica, tra cui il generale Qassem Soleimani, conferma che la leadership politica e quella militare intendono presentarsi compatte di fronte all'inasprimento dello scontro con Washington. Le scellerate azioni statunitensi hanno determinato che la crisi abbia ormai superato il livello della semplice deterrenza.

Lo Stretto di Hormuz si conferma il principale terreno di confronto strategico: non solo un corridoio energetico cruciale per l'economia mondiale, ma anche il simbolo della volontà di Teheran di impedire che gli Stati Uniti impongano unilateralmente le regole della sicurezza nel Golfo Persico.



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