Irlanda: sul fiscal compact verso l'affermazione del si

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Irlanda: sul fiscal compact verso l'affermazione del si

Con apprensione fino alla fine sull'affluenza, l'Irlanda dovrebbe aver approvato il referendum sul fiscal compact con un margine di oltre il 60 per cento. A rendere noti in anteprima i dati venerdì mattina sono state fonti governative all'agenzia di stampa Reuters.  "Possiamo dire che il sì ha vinto con almeno il 60 per cento", ha detto una fonte, in trepida attesa dopo che i dati sulla partecipazione al voto si erano fermati intorno al 50 per cento, meno del 59 per cento che aveva votato sul referendum del trattato di Lisbona.   La conta ufficiale delle schede comincia tuttavia questa mattina, intorno alle 10 ora italiana, con i primi risultati attesi in giornata. Un'affluenza alle consultazioni con il contagocce: a poche ore dall'apertura dei seggi (le urne hanno chiuso alle 22), solo il 50 per cento degli irlandesi - dei 3,1 milioni aventi diritti di voto - si era pronunciato, lasciando in trepida attesa i promotori del cosiddetto fiscal compact. 
Se il referendum fosse stato respinto "sarebbe stato un salto nel vuoto", ha commentato Maire Geoghegan-Quinn, commissario europeo irlandese per la ricerca e la scienza: "Il si è la certezza, il no è la terra di nessuno".  L'Irlanda, dunque, esprime il suo parere ma senza diritto di veto sugli altri, anche se un ''no'' rischierebbe di offrire un altro assist ai ''nemici'' dell'Eurozona, aumentando l'instabilita' dei mercati finanziari e complicando ulteriormente le possibilta' di un salvataggio della Grecia, che tornera' alle elezioni legislative il 17 giugno. Inoltre, una bocciatura degli irlandesi ostacolerebbe l'avanzata di Dublino verso i finanziamenti a basso costo dell'Esm, il nuovo fondo salva-Stati. Un'ipotesi non trascurabile per un Paese che, dopo il colpo del crack bancario, dal 2010 e' sotto programma Ue-Fmi in cambio di un prestito da 67,5 miliardi. ''L'approvazione del Fiscal compact e' essenziale per fare uscire l'Irlanda dalla crisi, chi vota no rischia di farci fare la fine della Grecia'', ha dichiarato a piu' riprese il primo ministro Enda Kenn. A fargli eco Michael O'Leary, l'amministratore delegato della Ryanair, la popolare compagnia di voli a basso costo, secondo cui ''il trattato di stabilita' serve per evitare che i nostri politici spendano soldi che non ci sono''.
L'astensione tradizionalmente gioca a favore dei contrari, come gia' dimostrato dai due referendum sui trattati di Nizza e Lisbona, bocciati in prima battuta nel 2001 (con un'affluenza del 34,8%) e nel 2008 (53,1%), per essere poi approvati con qualche aggiustamento di misura l'anno successivo. Il voto di ieri, a differenza di allora, non e' comunque decisivo per l'entrata in vigore del Trattato di stabilita', a cui e' sufficiente la ratifica di 12 Stati sui 25 firmatari. Regno Unito e Repubblica Ceca si sono autoesclusi. Ieri, intanto, i Parlamenti di Danimarca, Svezia e Lettonia hanno ratificato il patto. A Copenhagen il Trattato di stabilita' e' passato con 80 voti favorevoli a 27 contrari. Il Riksdag lo ha approvato due giorni fa, senza fornire dettagli sull'andamento dei consensi. Riga ha ottenuto 67 si, 29 no e un astenuto. 

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