Juan Carlos si scusa per lo sciagurato safari. Monarchia sotto assedio mediatico
La casa reale Spagnola non è mai stata così in crisi. Una delle dinastie monarchiche d’Europa fino a quest’anno meglio trattate dalla stampa, si dice grazie ad un tacito accordo sembra essere in pochi mesi scesa nel fango. Tanto che più di qualcuno si è interrogato sull’opportunità della monarchia.
Chi è il colpevole di tutto ciò, di questa caduta nell’apprezzamento della casa reale, che mai come quest’anno ha visto scendere il consenso delle persone al di sotto del 50%? Ma le cause sono diverse. Forse l’ultima in termini cronologici è stata la rottura dell’anca di Re Juan Carlos che si sarebbe procurato durante un safari da 30 mila euro, pagato da un imprenditore vicino alla casa reale saudita, in Botswana, oltretutto paese africano famoso per il traffico di diamanti e con cui la Spagna non ha rapporti diplomatici. Ma il problema è più ampio il paese iberico sta vivendo la peggior crisi economica dal momento della sua era democratica e il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto quota 50%.
In questo stato di cose ogni atto viene amplificato e considerato un gesto di tradimento di una solidarietà che fosse solo a parole deve essere mantenuta e con essa un basso profilo. Fosse solo perché per la prima volta quest’anno la casata spagnola ha reso pubblico il suo bilancio ed è uscito fuori che i contribuenti spagnoli versano alla casa reale 10 milioni di euro annui. In periodi di difficoltà economiche straordinarie è molto. Inoltre il genero di Juan Carlos, il marito dell’Infanta Cristina, l’ex olimpionico di pallamano Iñaki Urdangarin è accusato dalla magistratura di aver distratto all’estero fondi per milioni di euro mentre era al vertice di una Ong spagnola: l’Istituto Noos. Dalle carte in mano alle autorità giudiziarie sembra, da alcune email che il Re abbia tentato di coprire l’operato del genero. Anche giornali normalmente filo monarchici parlano di abdicazione per Juan Carlos, nonostante molti gli abbiano sempre riconosciuto il ruolo di abile traghettatore democratico dopo la dittatura di Franco, avendo anche sventato un golpe militare nel 1981.

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