Jugend des Westens: bimbi con la mimetica!
Non so voi, ma io a casa faccio una fatica da Ercole a convincere mia figlia a togliersi la mimetica dopo ore di distruzione del nemico e marce in corridoio per costringerla a provare i primi trucchi o le scarpe con i tacchi della mamma.
Giunge in questi giorni notizia del nuovo orrendo crimine commesso da Putin: nella sua insaziabile fame di distruzione e in vista dell'inevitabile attacco all'Unione Europa, secondo l'affidabile intelligence ucraina, Mosca sarebbe impegnata nell'opera di militarizzazione dei bambini senza neppure avere l'accortezza di mascherare l'addestramento militare con attività sociali ed educative. Iniziative che solo un regime autoritario e liberticida, nonché violatore del diritto internazionale, può concepire. Figuriamoci se una delle nostre democrazie potrebbe intraprendere questa strada!
Infatti così dovrebbe essere per democrazie uscite dal bagno di sangue della seconda guerra mondiale e dalle macerie del fascismo. Dovrebbe, ripeto, perché succede proprio il contrario. Basta, infatti, dare uno sguardo alla risoluzione del 2 aprile 2025 del Parlamento UE nei cui articoli 164, 165 e 167 è introdotta l'espressione "preparazione e prontezza civile e militare" che apre la porta alla militarizzazione dei nostri figli e delle nostre figlie, per comprendere che le lezioni del passato si polverizzano. Prendiamo, ad esempio, l'articolo 164 nel quale si legge che il parlamento "invita l'UE e i suoi Stati membri a mettere a punto programmi educativi e di sensibilizzazione, in particolare per i giovani, volti a migliorare le conoscenze e a facilitare i dibattiti sulla sicurezza, la difesa e l'importanza delle forze armate". In generale alla società civile - quindi scuola compresa - si richiede sostegno e prontezza di reazione che coinvolga ogni singolo cittadino e le famiglie nel "quadro di sicurezza dell'Unione". Nel 167 viene sottolineato il ruolo fondamentale dei giovani e delle organizzazioni giovanili in ambito di sicurezza tanto da richiedere la messa a punto di "programmi di formazione dei formatori e di cooperazione tra le istituzioni di difesa e le università degli Stati membri della UE, quali corsi militari, esercitazioni e attività di formazione con giochi di ruolo per studenti civili".
Se guardiamo al livello nazionale, possiamo fare riferimento a iniziative specificamente scolastiche quali il progetto "Cronisti in classe", cofinanziato dalla UE e organizzato da diverse testate italiane (Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino...), che invita gli studenti delle scuole primarie e delle medie a diventare giornalisti (pare che ormai ci sia, come in ambito ecclesiastico, un problema di vocazione!) approfondendo temi di attualità. Fin qui nulla di particolarmente strano, anzi: insistere sulla scrittura (senza spargere virgole a caso) fin dalla tenera età è opera buona e giusta ("punto, due punti, punto e virgola!" come Totò dettava a Peppino aprendo e chiudendo una "parente"). Peccato, però, che fra le tematiche che il concorso propone a bambini e bambine si trovi anche quella del "rafforzamento delle capacità di difesa e delle infrastrutture a duplice uso (civile e militare)", così da farli riflettere sulle prospettive di aziende come Leonardo spa o Fincantieri, sul ruolo strategico dell'Italia e sulle possibili ricadute in sicurezza delle innovazioni tecnologiche. Si tratta di tematiche sulle quali ogni bimbo/a da sempre riflette in autonomia e con piacere, tra un tiro al pallone e una marachella in gruppo, soprattutto in scuole pubbliche di una Repubblica che ripudia la guerra. Non so voi, ma io a casa faccio una fatica da Ercole a convincere mia figlia a togliersi la mimetica dopo ore di distruzione del nemico e marce in corridoio per costringerla a provare i primi trucchi o le scarpe con i tacchi della mamma.
Forse, se ci riflettiamo con maggiore attenzione, potrebbe essere anche un'intelligente scorciatoia per togliere finalmente loro di mano gli aborriti cellulari e tablet così da sostituirli con un più educativo moschetto o piccolo drone suicida. E comunque noi no! A differenza di Mosca non mascheriamo la militarizzazione della gioventù con attività educative. Punto, due punti, punto e virgola!

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