Kiev: la progressiva virata verso Mosca
Scontata riconferma del partito del presidente di Yanukovych nelle elezioni di domenica. L'adesione al progetto euroasiatico di Putin si avvicina
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Domenica 28 ottobre, gli ucraini si recheranno alle urne per eleggere i nuovi rappresentanti della Rada, il Parlamento nazionale. Nonostante l'arrivo di 3700 osservatori internazionali, non ci sono dubbi sull'esito e sulla riconferma di una maggioranza del Partito delle Regioni (PR) del presidente Viktor Yanukovych.
Un'elezione dall'esito scontato. Il sistema elettorale ucraino prevede che dei 450 seggi da assegnare nella composizione del Parlamento ucraino, 225 saranno scelti all'interno di liste presentate dagli stessi partiti; gli altri 225 eletti direttamente con il voto dei cittadini. I sondaggi rilasciati dai media locali indicano come il PR dovrebbe imporsi con 25% delle preferenze; mentre la coalizione dell'opposizione, l'Alleanza democratica ucraina per la riforma (ADUR), capeggiata dall'ex primo ministro Yulia Tymoshenko – attualmente in carcere dove deve scontare una contestata condanna per corruzione ed abuso d'ufficio – dall'ex ministro degli Esteri Arseniy Yatsenyuk, e dall'ex campione di boxe Vitali Klitschko si dovrebbe attestare tra il 15 ed il 20% dei voti. Infine, i comunisti, con il loro programma populista e molto efficace in un periodo di profonda crisi tra i ceti meno abbienti dovrebbero raddoppiare i loro consensi ed attestarsi al 10%.
Nella assegnazione totale dei seggi, il PR otterrà la metà dei Rada, grazie all'utilizzo di ogni forma conosciuta di brogli elettorali: il cosiddetto gerrymandering - vale a dire la costruzione ad hoc delle circoscrizioni elettorali -, la compravendita e manipolazione dei voti, la creazione di commissioni elettorali formate da fedelissimi, l'intimidazione verso le opposizioni, la restrizione della libertà della stampa democratica e frodi. Gli osservatori internazionali avranno un piccolo spazio per monitorare tutto il processo elettorale.
Molto da perdere per Yanukovych. L'elite del partito di Yanukovych ha costruito la sua fortuna grazie agli incarichi politici acquisiti e farà di tutto per non perdere il seggio, che significa anche e soprattutto immunità parlamentare. Le elezioni di domenica sono una tornata fondamentale per il sempre più impopolare Yanukovych, che non sarebbe in grado di vincere le elezioni presidenziali del 2015, se non attraverso una riforma costituzionale che preveda che sia la Rada ad assumere il potere di selezionare il presidente. Ma per riuscire in questa mossa politica, il Partito delle Regioni dovrà avere una maggioranza costituzionale di 300 deputati, possibile solo se riuscirà a costruire una coalizione con i comunisti o i vari partiti indipendenti. Ma i primi potrebbero essere alleati complessi con la loro dichiarata ideologia stalinista e populista, in netto contrasto con il liberismo oligarca alla Putin del PR.
Quindi, le strategie per mantenere al governo Yanukovych potrebbero creare un esecutivo ancora più polarizzato, populista ed autoritario.
Un potere sempre più impopolare. Il PR utilizzerà la vittoria elettorale come prova del suo mandato popolare, ma in realtà ha perso gran parte del consenso passato, anche nelle sue vecchie roccaforti meridionali del Donbas, dove, le promesse elettorali di Yanukovych di due anni fa sono state totalmente disattese da una crisi economica, che ha anzi peggiorato la situazione economica di quelle province.
La capacità governativa del regime non migliorerà certo dopo le elezioni. Con l'endemica corruzione nelle varie burocrazie e la crisi economica che gli esperti internazionali prevedono tornerà ad intensificarsi nel 2013, il governo sarà ancora più incapace nell'intervenire efficacemente per risolvere i problemi strutturali del paese. Secondo indiscrezioni trapelate dall'interno, l'opposizione al regime di Yanukovych è iniziata a coinvolgere parti sempre maggiori dell'elite economica ucraina verso un presidente più interessato nella costruzione di una residenza imperiale nel nord di Kiev, che nel progresso economico di un paese oggi ai livelli di vita del terzo mondo.
L'occidente si ritira. Con la vittoria di Yanukovych nel 2010, l'Ucraina ha perso tutta quella credibilità che l'ex primo ministro Tymoshenko era riuscita a costruirsi in occidente. Proprio l'arresto dell'ex leader della rivoluzione arancione del 2004, visto come una chiara vendetta politica, e le condizioni di prigionia cui è attualmente costretta hanno dato l'immagine di un paese che ha bruscamente interrotto il processo di transizione democratica e d'integrazione europea.
Con Tymoshenko, la firma del Deep and Comprehensive Free Trade Agreement (DCFTA), all'interno di un più ampio Accordo di Associazione, era stato visto dagli analisti internazionali come la premessa inevitabile di un'integrazione progressiva di Kiev nell'UE. Le clausole sulle libertà civili ed economiche, sulla trasparenza e la riforma del sistema giudiziario che l'UE imponeva a Kiev richiedevano anni prima che il progetto si potesse concludere. Ma il crollo del processo di transizione democratica sotto il regime di Yanukovych ed il peggioramento della crisi economica europea lo ha totalmente interrotto. Con l'esistenza dell'euro stessa in dubbio, l'Europa ha al momento altre preoccupazioni rispetto all'integrazione degli stati post sovietici e Kiev sembra interessato ad allacciare altre alleanze.
Anche gli Stati Uniti, qualunque sia il presidente dopo il 6 novembre, non avranno maggiori risorse ed interessi dell'UE nel rendere l'Ucraina un partner più stretto. Con una crisi economica comparabile a quella europea ed un'agenda di politica estera molto fitta – il programma nucleare iraniano, la guerra civile in Siria, la stabilità in Afghanistan su tutti – la Casa Bianca rilegherà Kiev ad un ruolo molto marginale.
La virata verso Mosca. A beneficiare d questa ritirata sarà la Russia. Da sempre preoccupata dalla prospettiva di una virata politica ed economica dell'Ucraina verso l'Occidente, il Cremlino non ha mai fatto mistero della sua contrarietà al DCFTA ed all'Accordo di Associazione, minacce alla dipendenza economica dell'Ucraina verso la Russia. Ora che Vladimir Putin è tornato alla presidenza, è facile immaginare come la Russia lavorerà ancora più duramente per mantenere Kiev nella sua sfera d'influenza. I problemi economici e politici dell'Occidente rendono la missione ultima di Mosca più semplice: l'adesione dell'Ucraina all'unione doganale euroasiatica, che includa anche perlomeno la Bielorussia ed il Kazakistan.
La virata verso Mosca. A beneficiare d questa ritirata sarà la Russia. Da sempre preoccupata dalla prospettiva di una virata politica ed economica dell'Ucraina verso l'Occidente, il Cremlino non ha mai fatto mistero della sua contrarietà al DCFTA ed all'Accordo di Associazione, minacce alla dipendenza economica dell'Ucraina verso la Russia. Ora che Vladimir Putin è tornato alla presidenza, è facile immaginare come la Russia lavorerà ancora più duramente per mantenere Kiev nella sua sfera d'influenza. I problemi economici e politici dell'Occidente rendono la missione ultima di Mosca più semplice: l'adesione dell'Ucraina all'unione doganale euroasiatica, che includa anche perlomeno la Bielorussia ed il Kazakistan.
Kiev dovrà restituire entro il 2013 ingenti debiti contratti con creditori interni ed internazionali. Per farlo il paese ha bisogno di un nuovo aiuto, ma questa volta Kiev non si rivolgerà più al Fondo Monetario Internazionale come nel 2011, quando si era creata una rottura con il FMI che si era rifiutato di elargire una quantità di soldi maggiore da quella prestabilita e gli economisti dell'organizzazione internazionale che accusavano Yanukovych di non aver attuato nessuna delle riforme richieste dall'accordo. La Russia avrà quindi gioco facile ad entrare in scena in cambio dell'adesione di Kiev all'unione doganale. Di fatto, l'Ucraina non può contemporaneamente far parte di un'unione doganale con l'UE – assumendo che il DCFTA diventi realmente operativo – e quella con la Russia. Ma la scelta del governo Yanukovych sembra al momento scontata.

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