La crisi vista da Seul

Come la neo presidentessa Park Geun-Hye reagirà alle minacce nord coreane

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La crisi vista da Seul

di Alessandro Bianchi
 
Con la Corea del Nord che ha annullato l'armistizio di pace del 1953 ed il suo leader Kim Yong-un arrivato a minacciare di "annientare" l'isola di Baengnyeong, territorio della Corea del Sud, Park Geun-Hye sarà costretta a rivedere la “Trustpolitik” promessa in campagna elettorale.
La grave crisi in atto rappresenta il primo test per la neo presidentessa della Corea del Sud, insediatasi due settimane fa, ma ancora impossibilitata per uno stallo interno a definire completamente il suo gabinetto di governo. E' molto probabile, per questo, che Seul dovrà ridimensionare il suo progetto di “Global Korea” lanciato dall'ex presidente Lee – che prevedeva un'intensificazione di alleanze con i paesi limitrofi e progetti ad ampio respiro internazionale – ed arroccarsi, invece, sul suo pilastro di riferimento in termini di sicurezza: lo scudo protettivo degli Stati Uniti.
 
Lo stallo politico interno. In un discorso alla nazione della settimana scorsa, la neo presidentessa della Corea del Sud Park Geun-hye ha accusato direttamente il partito democratico all'opposizione di aver volutamente creato una crisi politica senza precedenti, che impedisce la ripresa economica e non garantisce la piena sicurezza interna, in una fase critica per il programma nucleare in corso di Pyongyang, culminato con il terzo test del 12 febbraio scorso.
Nonostante Park abbia giurato da oltre due settimane, la prima presidentessa donna nella storia del paese non è ancora riuscita a formare un nuovo gabinetto al potere, dato l'impasse attuale con l'opposizione sulle modalità di come riorganizzare il governo. Il nodo della controversia resta la volontà di Park di incorporare i media all'interno del nuovo ministero della pianificazione e delle scienze, che i membri dell'opposizione del partito democratico giudicano come un primo tentativo di controllare direttamente i mezzi di comunicazione. Alcuni esponenti dell'opposizione hanno già evocato possibili derive antidemocratiche della figlia dell'ultimo dittatore a governare nel paese.
Questa situazione di stallo politico interno peggiora la crisi in atto con Pyongyang. Dopo il test nucleare del 12 febbraio scorso, gli Stati Uniti e le Nazioni Unite hanno inasprito le loro sanzioni economiche. Ma dopo che il regime di Pyongyang è arrivato ad annullare l'armistizio di pace del 1953, gli accordi di transito alla frontiera, nonché minacciato di “annientare” parte del territorio sud coreano, Seul deve risolvere l'impasse politico per non essere travolta dalla situazione.
 
E' tempo di rivedere la Trustpolitik? Durante la campagna elettorale, Park Geun-hye aveva promesso di invertire la tendenza dell'ex presidente Lee Myung-bak e di instaurare una nuova fase con Pyongyang, basata sul dialogo, la fiducia e la collaborazione. L'obiettivo ultimo doveva essere quello di costruire un processo storico volto ad unificare nuovamente le due Coree.  L'escalation del programma nucleare di Pyongyanag e le minacce del regime costringeranno, tuttavia, Park a rivedere la sua strategia di politica estera e riprendere quelli che erano stati i capisaldi della presidenza Lee, vale a dire alleanza stretta con l'amministrazione di Barack Obama ed il riarmo.
Le esercitazioni militari congiunte iniziate lunedì' 11 marzo tra Corea del Sud e Stati Uniti - che hanno portato Pyongang a minacciare ritorsioni violente contro quello che considerano il primo passo verso un'invasione - dimostrano come nel lungo periodo la strategia di Seul sia legata a doppio filo con le decisioni che verranno prese a Washington.
 
Possibili scenari futuri. E' importante dividere l'analisi su due parametri temporali diversi. Nel lungo periodo, Park continuerà a mantenere come obiettivo i capisaldi della Trustpolitik - che comprende l'incremento di una serie di scambi commerciali e culturali per aumentare la cooperazione intr-coreana ed aiutare la Corea del Nord ad unirsi alle istituzioni finanziarie internazionali - ma nel beve periodo insieme all'amministrazione Obama dovrà ragionare in base alla minaccia presente che rappresenta la Corea del Nord.  Un sondaggio pubblicato a Yonhap indica come il 55% dei sud coreani sono favorevoli ad un'azione decisa contro la Corea del Nord ed il 37%, invece, per il dialogo. In modo similare, secondo l'Asan Institute for Policy Studies solo il 38% del popolo sud coreano appoggia la negoziazione e la cooperazione.
Nonostante Park abbia dichiarato come il test nucleare del 12 febbraio non alteri al momento l'annunciata strategia di “Trustpolitik”, la situazione potrebbe presto cambiare. 
Qualora le sanzioni finanziarie, incrementate a livello delle Nazioni Unite grazie al benestare dell'unico alleato di Pyongyang, la Cina, dovessero fallire, Stati Uniti e Corea del Sud potrebbero ricorrere, vista l'escalation delle provocazioni della Corea del Nord e l'imprevedibilità dei comportamenti del regime di Kim, ad un attacco militare preventivo negli impianti nucleari nord coreani. Si creerebbe così un pericoloso vuoto giuridico alla luce del diritto internazionale – è noto come in dottrina esempi del genere perpetrati in passato sopratutto da Israele vengano giudicati illegali dalla maggior parte degli studiosi della materia – ed un precedente difficile da giustificare per gli Stati Uniti alla luce della questione del nucleare iraniano.  
Del resto, come è stato sottolineato dall'Economist alcune settimane fa, le minacce di Pyongyang sono credibili perché una nuova cerchia di commercianti “nuovi ricchi” sfida il potere assoluto del regime di Kim, rendendo possibili alcuni gesti violenti per mantenere il potere interno.
 
Dal 1953, come sottolinea Troy Stangarone del Korea Economic Institute of America, la Corea del Sud ha basato la sua strategia di politica estera, concentrandosi unicamente sul Nordest Asia. Il progetto di “Global Korea” dell'amministrazione dell'ex presidente Lee Myung-bak aveva cercato di fornire al paese un profilo internazionale diverso, in grado di valorizzare in termini politici globali i successi economici. Park aveva dichiarato di voler sviluppare ulteriormente i pilastri di questa politica, in particolare per quel che riguarda gli aiuti agli sviluppi, la “green economy” ed un maggiore ruolo all'interno delle varie organizzazioni internazionali. Tuttavia, l'attualità politica costringerà la prima presidentessa della storia della Corea del Sud ad arroccarsi sul pilastro tradizionale per prevenire una minaccia seria per la sicurezza del paese. E rimandare a data da definire i sogni della Trustpolitik.

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