La denuncia di Tucker Carlson: guerre infinite perché redditizie
Il noto giornalista Tucker Carlson torna a far discutere con un’intervista al parlamentare Thomas Massie, puntando il dito contro quello che definisce un sistema distorto: le guerre non sarebbero altri, che affari redditizi per una ristretta élite finanziaria.
Secondo Carlson, il conflitto con l’Iran non fa eccezione. Nel suo nuovo video, il giornalista parla apertamente di una sorta di “accordo societario” capace di generare enormi profitti per pochi eletti. L’accusa è chiara: ci sarebbero persone capaci di scommettere in anticipo sulle notizie relative ai negoziati di pace, manipolando i mercati. Un meccanismo che Carlson paragona all’insider trading avvenuto prima dell’11 settembre, quando l’FBI sapeva chi aveva scommesso contro le compagnie aeree, ma ancora oggi nasconde quelle identità.
“Possiamo scommettere con sicurezza - dichiara Carlson - che chiunque si stia arricchendo con la guerra in Iran sui mercati pubblici probabilmente non subirà alcuna sanzione per insider trading. Probabilmente no”.
Il giornalista punta poi il riflettore su una contraddizione che definisce “più che strana”: lo Stretto di Hormuz è di fatto chiuso da mesi, eppure il prezzo del petrolio è sotto i 100 dollari al barile, molto più basso rispetto al 2008. “Questo è falso”.
Secondo Carlson, è ormai evidente che i mercati non siano né aperti né equi come ci hanno sempre raccontato. “Alcune persone si stanno arricchendo, la maggior parte no”, sottolinea, aggiungendo che il fenomeno non riguarda solo il presente, ma è una costante: le guerre continuano perché sono enormemente redditizie. “È difficile per la gente comune accettare che possa essere vero mentre gli innocenti muoiono in Paesi lontani”.
Infine, Carlson riprende un’affermazione di Donald Trump, che aveva dichiarato di aspettarsi il petrolio a 200 o 250 dollari al barile. La replica è tagliente: “È come dire ‘pensavo che potessero sganciare una bomba al neutrone su Chicago, ma volevo solo rischiare’. Nessun presidente dovrebbe mai permettersi di parlare così”, conclude.


