Roma, Monte Sacro: il Multilateralismo dei Popoli nel solco del Giuramento di Bolívar
di Geraldina Colotti
Non è stato un caso che la Giornata Internazionale del Multilateralismo e della Diplomazia per la Pace sia stata celebrata a Roma proprio sul colle del Monte Sacro. È qui che, nell'agosto del 1805, un giovane Simón Bolívar giurò di non dare riposo al suo braccio né pace alla sua anima fino a quando non avesse spezzato le catene del dominio coloniale. In questo scenario carico di storia, la Missione Permanente della Repubblica Bolivariana del Venezuela presso gli organismi delle Nazioni Unite (FAO, IFAD, WFP), ha riunito diplomatici, intellettuali e attivisti per un conversatorio di profonda riflessione politica.
L'evento ha visto una partecipazione diplomatica di alto livello, segnale di un fronte comune contro l'unipolarismo. Tra il pubblico e al tavolo dei relatori, introdotti dalla Prima Segretaria, Estalina Baez, sono intervenuti l’Ambasciatrice del Venezuela presso la Fao, Marilyn Di Luca, l’Ambasciatore del Venezuela presso il Vaticano, Franklin Zeltzer Malpica, e l’Ambasciatore di Cuba, Jorge Luis Cepero Aguilar. Significativa la presenza delle rappresentanze diplomatiche di Nicaragua e Haiti, a testimonianza di una fratellanza che unisce le nazioni dell'ALBA e dei Caraibi nel cuore dell'Europa.
L'Ambasciatrice Di Luca ha legato il valore del multilateralismo alla dignità dei popoli. "Questo spazio non rappresenta solo dei chilometri di parco - ha esordito - rappresenta l’America Latina pensata libera e sovrana." Di Luca ha ricordato come il 24 aprile sia diventato Giornata Internazionale su impulso dei Paesi Non Allineati (MNOAL), sottolineando che non può esistere vera diplomazia di pace senza la difesa della sovranità e la lotta contro la piaga della fame, intesa non come fatalità ma come conseguenza diretta delle disuguaglianze sistemiche e delle sanzioni unilaterali.
L'Ambasciatrice ha posto al centro del dibattito la figura del Presidente Nicolás Maduro, sequestrato dalle truppe Usa insieme alla first lady Cilia Flores, il 3 gennaio, descrivendo la Diplomazia Bolivariana di Pace come l'unico strumento legittimo per prevenire i conflitti in un momento in cui le potenze egemoni tentano di soffocare i popoli con l'arma del ricatto economico.
Durante il dibattito è emersa con forza la necessità di aggiornare l'analisi delle forme di oppressione. Se Bolívar lottava contro le catene fisiche della corona spagnola, oggi il multilateralismo deve fare i conti anche con la cosiddetta guerra cognitiva. Si è discusso di come il sistema mediatico ed egemonico lavori per creare cortocircuiti nei cervelli delle classi popolari, impedendo loro di riconoscere i propri reali interessi. In questo senso, la diplomazia dei popoli non può prescindere da una battaglia culturale che "rimuova le rimozioni" storiche e liberi l'immaginario collettivo dall'assedio psicologico permanente.
L'Ambasciatore Franklin Zeltzer Malpica ha offerto un'analisi storica magistrale, tracciando la linea che unisce il Giuramento di Monte Sacro al Congresso Anfictionico di Panama del 1826. Bolívar già allora vedeva la necessità di un blocco unito per resistere alle pretese coloniali. Malpica ha denunciato il limite strutturale dell'attuale sistema ONU, dove il diritto di veto di pochi paralizza la giustizia per molti, citando il genocidio di Gaza, le aggressioni all'Iran e il blocco contro Cuba e Venezuela. Il multilateralismo ideale resta quello in cui il paese più piccolo ha lo stesso peso del più potente, un obiettivo che i comandanti Fidel Castro e Hugo Chávez hanno cercato di rendere concreto con l'Unasur o la Celac.
Un momento di particolare intensità è stato il richiamo al debito storico di Bolívar verso Haiti. La ricercatrice Maddalena Celano ha ricordato l'incontro con il presidente Alexander Petión nel 1816: Haiti fornì le armi e le navi per la liberazione del Sudamerica a una sola, imprescindibile condizione: l'abolizione della schiavitù. Questo esempio di multilateralismo solidale e rivoluzionario ha trasformato masse di oppressi in nazioni di cittadini, dimostrando che la libertà non è mai un dono, ma il risultato di una cooperazione tra eguali.
L'Ambasciatore di Cuba, Jorge Luis Cepero Aguilar, ha sottolineato come il pensiero bolivariano resti il progetto più temuto dall'imperialismo. "Cercano la nostra disunione perché temono una comunità di nazioni potente e industrializzata," ha affermato. Ha poi denunciato come l'imperialismo statunitense finanzi e addestri le oligarchie locali per seminare odio contro i leader popolari e frammentare le forze sociali, rendendo la battaglia per un multilateralismo più democratico e partecipativo una questione di sopravvivenza per l'intero Sud globale.
In questo contesto – abbiamo a nostra volta aggiunto - parlare oggi di multilateralismo e diplomazia per la pace sotto l'eredità di Simón Bolívar significa anzitutto parlare della democratizzazione delle relazioni internazionali e del diritto dei popoli alla propria autodeterminazione. Per il pensiero bolivariano, la pace non è un concetto statico o una semplice tregua tra conflitti, ma un'espressione attiva di giustizia e uguaglianza. È la costruzione di un equilibrio multipolare in cui la sovranità alimentare e il diritto allo sviluppo non siano concessioni del più forte, e la fame non venga più usata come arma da guerra, ma pilastri di un nuovo ordine mondiale basato sul rispetto reciproco tra stati sovrani.
Mentre il sole calava sul colle, tra la brezza che Marilyn Di Luca ha definito come una carezza di Bolívar, il messaggio finale è apparso chiaro: il multilateralismo non è un esercizio burocratico da salotto diplomatico, ma una trincea di lotta. Il cammino verso la pace con dignità, sovranità e giustizia sociale, iniziato su questo colle due secoli fa, continua oggi attraverso la resistenza dei popoli in cammino.


