La frontiera vista dall'Europa

1968
La frontiera vista dall'Europa

di Isaías Rodríguez* 



Il quotidiano El País nel suo editoriale del 6 settembre ci accusa di tenere una frontiera totalitaria, ermetica e feroce come quella della Corea del Nord. Maduro usa la Colombia per spiegare il disastro dell'economia venezuelana. Un accentramento fondato sulle illusioni è la causa di tutto. Il sussidio agli alimenti è parte dell'accentramento che ha cambiato il discorso socialista per definire 'paramilitari' i colombiani. La frontiera tra i due paesi vive una crisi umanitaria e una follia xenofoba. Brasile, Argentina ed Ecuador, osservano ipocritamente. A differenza dell'Europa, i rifugiati colombiani sono costretti a far ritorno nel loro paese.

 

La propaganda della Spagna e di El País contro il Venezuela rappresenta qualcosa di più che torbido. Elimina le opzioni in modo tale da impedire che i fatti siano razionalmente analizzati. Nega al lettore il dibattito tra i fatti su cui vengono informati e la realtà. Il suo scopo è quello di mostrare che le istituzioni si stanno sgretolando. Gli statunitensi utlizzarono la stessa propaganda con l'Iraq. Identica a quella che vuole l'austerità come unica opzione contro la crisi economica europea. Uguale all'altra che – fino alla morte del bambino siriano Aylan – indicava i rifugiati come invasori in proporzioni bibliche, anche se non arrivano che allo 0,065% della popolazione europea. Fortunatamente, la propaganda oscura la realtà, ma non può ingannare tutti per sempre. 

 

Come le élites colombiane, El País è esperto in cinismo. Per questo quotidiano, così come per il paese fratello il rischio «è che tu voglia rimanere». Vi è un rischio per i turisti e un altro per i cittadini. C'è ancora oggi un rischio che obbliga i colombiani a cercare rifugio in Venezuela e non gli viene negato. Il 20% della nostra popolazione è colombiana e gode degli stessi benefici sociali. Duecentomila morti e novantamila desaparecidos è stato il rischio di rimanere in Colombia e non si tratta di turisti.

 

La campagna contro il Venezuela ha l'obiettivo di mostrare il fallimento del nostro modello sociale e il presunto successo di quello colombiano. Non solo El País, CNN, El Tiempo, El Nacional, El Universal e la rivista Semana, lo dicono ai quattro venti. Il Venezuela è colpevole di ospitare cinque milioni di sfollati ed esclusi giunti dalla Colombia. La Colombia non è colpevole perché è un paese con un'economia solida. Una solidità davvero strana per un paese che alla chiusura del 10% dei suoi  2219 chilometri di frontiera, mostra le crepe di un capitalismo fatto male.

 

El País non informa che in un paio di settimane, chiudendo la frontiera, il Venezuela ha recuperato poco più di un milione di litri di benzina; che i prodotti alimentari sono riapparsi nei supermercati venezuelani; che gli omicidi si sono ridotti del 100%; che le code causate dal contrabbando dei prodotti venezuelani si sono adesso spostate sull'altro versante e il governo di Bogotá ha dovuto prendere atto dell'esistenza di una città chiamata Cúcuta; non informa del fatto che la Banca Centrale della Colombia ha emesso una risoluzione volta a distruggere la nostra moneta attraverso un 'cambismo' imbroglione. I governi della Colombia hanno costretto questo paese a un regime senz'anima. Hanno costretto all'espatrio 9 milioni di esseri umani e sembra che per loro la frontiera esista solo per coprire la fame e le necessità. 

 

Ma ancor più, la Spagna e gli Stati Uniti rimpatriano i fratelli colombiani come 'sudaca' e narcotrafficanti; delinquenti e prostitute. In un solo anno gli Stati Uniti hanno deportato 20mila colombiani e la Spagna li ha sottomessi a uno scherno umiliante. Ma così stanno le cose, i maltrattamenti, le separazioni familiari, le molestie, le violazioni dei diritti umani, sono esclusivamente del Venezuela. Ospitiamo 5 milioni di colombiani, ma recitiamo il ruolo dei cattivi. Sappiamo che in Colombia una diplomazia prona, parla l'inglese meglio di noi, ma perfino García Márquez dovette emigrare perché, come nel suo romanzo, iniziò sperimentare sulla propria pelle la Cronaca di una morte annunciata


*Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia

[Traduzione dal castigliano di Fabrizio Verde]

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