La "meglio generazione"

Stiamo perdendo la generazione che ha reso grande questo paese, calpestandone insegnamenti, valori e principi

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La "meglio generazione"

 

A un anno e mezzo di distanza dalla morte di mio nonno, si è spenta, venerdì, anche mia nonna. Se ne sono andate le due persone che, insieme ai miei genitori, mi hanno cresciuto, rendendomi la persona che, per valori e principi, sono oggi. Il dolore è enorme, indescrivibile.
 
Vorrei però partire da questa mia esperienza personale per una riflessione più generale. Stiamo per dire addio alla generazione di coloro che sono nati tra il 1920 e il 1935, con i loro insegnamenti, valori e principi che vengono quotidianamente calpestati nella società di oggi. 
 
I miei nonni, come molti loro coetanei, avevano sempre un sorriso e una parola gentile per tutti; sapevano emozionarsi per tutte quelle cose per cui vale la pena vivere; non credevano che dovesse essere il denaro a scandire l'esistenza di un essere umano; e conoscevano, infine, il senso profondo di solidarietà e condivisione nel vivere in una comunità. Era una generazione dedita al sacrificio, ma conosceva e rispettava l'importanza del tempo libero. Mio nonno ha sempre lavorato con grandi risultati nell'edilizia ed è stato tra coloro che ha restaurato l'abbazia di Montecassino distrutta durante la seconda guerra mondiale. Pensate al lavoratore più forte e instancabile che vi viene in mente, mio nonno lo superava. Ma dalle otto alle quattro. Dopo, era il miglior padre, il miglior marito, il miglior amico e il miglior nonno a cui potete pensare. Il sabato e la domenica erano assolutamente sacri per il riposo fisico e spirituale.
 
Si tratta di una generazione che ha vissuto le privazioni della seconda guerra mondiale e i difficilissimi anni della ricostruzione post-bellica, ma ha saputo reagire e costruire. Ha saputo essere solidale, lottare per i diritti, imporre la redistribuzione del reddito, seguendo sempre il principio per cui nessuno dovesse rimanere indietro e a tutti dovesse essere garantito di vivere una vita degna. Pensate ora ai 500 euro di pensione che ha ricevuto mia nonna fino alla sua morte e capirete come qualcosa di profondo sia cambiato nel Dna della nostra società.
 
Il nostro modo di vita è oggi, infatti, agli antipodi. E' tutta una corsa all'interno di un circolo vizioso che ci riporta sempre al punto di partenza. Cosa resta oggi degli insegnamenti di quella generazione nella società della macelleria sociale, dell'individualismo selvaggio e della rinegoziazione dei principali diritti acquisiti dopo anni di lotte? Cosa resta dei valori di quella generazione in una società in cui per salvarci noi siamo disposti ad accettare che sia il nostro collega a essere sacrificato e non esiste più la convinzione che ci si possa salvare tutti, lottando? Cosa resta dei principi di quella generazione in una società in cui per mantenere il reddito di sopravvivenza fornito dal "lavoro" si è costretti a rinunciare a tutto quello per cui vale la pena vivere? Cosa resta dell'eredità di quella generazione se i parametri di riferimento che utilizziamo per valutarci sono freddi e inutili curriculum, che ci dicono tutto tranne quello che descrive realmente un essere umano? Cosa resta, infine, di quella generazione nella società della "spending review", delle "riforme strutturali", dell'"austerity", dei sacrifici imposti solo alle parti più deboli della popolazione? 
 
Stiamo perdendo la meglio generazione, parafrasando il noto film di Marco Tullio Giordana. Non sappiamo più ridere, divertirci, offrire agli altri quel poco che si ha per il il piacere di condividerlo, come facevano loro. Ridere, condividere e offrire. Se oggi siamo una società alla deriva è anche e soprattutto perché abbiamo deciso di abdicare a livello di comunità a tutto questo. Non rispettando la loro eredità stiamo commettendo un errore fatale, ma non è mai troppo tardi per cambiare...
 
Ai miei nonni, con la promessa di onorare sempre i vostri insegnamenti, valori e principi.

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